Il Profeta (s) disse: "La prima persona che si presenterà al cospetto di Dio Onnipotente sarò io, il Suo Libro e la mia Ahl al-Bayt (a), quindi la mia Ummah. Allora chiederò alla mia Ummah come si sono comportati con il Libro di Dio e la mia Ahl al-Bayt (a)". al-Kafi 2/600/4
Il Profeta (s) riferendosi all’imam Hasan (a) disse: "O Dio! Io lo amo, anche Tu amalo e ama coloro che lo amano". Kanz al-ummal 37640
L’imam Ridha (a) disse: "Il faraj verrà dopo la disperazione". Bihar vol.52 pag.111
Il Profeta (S) disse: “Per ogni peccato stabilisci un pentimento: per il peccato nascosto, il pentimento celato e per il peccato evidente il pentimento palese” . Bihar al-Anwar, vol. 77, pag. 127, hadìth 33.
La moglie racconta: “Un giorno tornò a casa e disse: ‘Dobbiamo cambiare casa!’. Aveva saputo di uno degli impiegati delle Forze aeree che viveva con la moglie e otto figli in una casa con due stanze, non voleva che noi con due bambini vivessimo invece in una casa abbastanza grande. Quando l’impiegato in questione venne a sapere che il comandante della base aerea voleva scambiare la sua casa con lui, non voleva accettare, ma Babai insistette così tanto che egli fu costretto ad accettare”.
I suoi ricordi
La madre
Era estate e faceva caldo. In un angolo ombroso del cortile stendevamo un tappeto (beh, è meritorio stare sotto il cielo!), stavamo seduti per delle ore e ci dedicavamo ai riti del giorno di Arafa. Mia madre, Khadija Seyyeda Mirdamadi Najafabadi, figlia di Seyyed Hashem Najafabadi, leggeva e anche noi. Si dedicava
assiduamente alle du’a e altre orazioni meritorie.
Era colta, leggeva libri, era portata per la poesia e l’arte.
Conosceva Hafez e ci recitava sempre le sue poesie. Conosceva perfettamente anche il Corano, soprattutto ci raccontava le storie coraniche e ce le spiegava, con dolcezza. Talvolta, inframmezzava queste spiegazioni con qualche poesia di Hafez, per addolcire il tutto. Era anche dotata di una voce gradevole. Mia madre era molto brava…molto!
Il padre
Mio padre, Seyyed Javad, era di madrelingua azera, originario di Tabriz, proveniva da Khamene. Mia madre era di madrelingua farsi.
Siamo cresciuti bilingue. Eravamo in cinque, quattro fratelli – Seyyed Muhammad, Seyyed Alì, Seyyed Hadi e Seyyed Hasan – e una sorella. Io ero il secondogenito. Mio padre era un grande mullah, un alim. Al contrario di mia madre che era una conversatrice piacevole, mio padre era silenzioso e di poche parole. Tranquillo. Ciò era dovuto ai suoi lunghi anni di studi da talebeh e la solitudine in cui aveva studiato.
L’imam Alì (a) disse: “Il pentimento si fonda su quattro pilastri: pentirsi col cuore, scusarsi a parola, metterlo in pratica, essere decisi a non compiere più il peccato”. Bihar 78/81/74
L’imam Mahdi (aj) recita nella sua ziarah per i martiri di Karbalà: "Pace su di te (Alì Akbar) e su tuo padre quando disse riguardo a ciò che ti era successo ‘Dio uccida coloro che ti hanno ucciso, o figlio mio! Costoro come sono diventati insolenti nei confronti di Dio Misericordoso e del Suo Messaggero!’". Bihar vol.101 pag.269