L’incontro di Ismail Herqali con l’imam Mahdi (aj) raccontato da Sheykh Ahmad Kafi con sottotitoli.

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Download seconda part: Ismail Herqali2

L’ayatullah Najafi Mar’ashi raccontò: «Quando abitavo a Samarra, trascorrevo alcune notti nel al-sirdab al-muqaddas. Una notte, sentii il rumore di passi che si avvicinavano, nonostante la porta fosse chiusa, ero spaventato poiché alcuni dei nemici dell’Ahlulbayt (a) volevano uccidermi.

Quindi sentii una gradevole voce salutare e dire il mio nome, risposi e gli chiesi chi fosse. Rispose: “Il figlio di uno dei tuoi zii [l’ayatullah era sayyid]”.

Allora gli chiesi come fosse entrato, poiché la porta era chiusa, rispose: “Dio ha potere su tutto”.

Gli domandai di dove fosse, dell’Hijaz ribatté.

In seguito egli mi chiese perché fossi venuto lì di notte e gli dissi che avevo delle richieste da fare. Disse: “Sono state esaudite”.

Allora mi fece alcune raccomandazioni: la preghiera comunitaria, lo studio del fiqh, della scienza degli hadith e del tafsir. Raccomandò di mantenere i contatti con i famigliari, di rispettare i diritti degli insegnati, di leggere e imparare a memoria il Nahjul-balaghah e le dua della Sahifah al-sajjadiyyah.

Gli chiesi di pregare per me, quindi alzò le mani al cielo e recitò: “O Dio, in nome del Tuo Profeta (s) e della sua Famiglia (a), fai che questo Sayyid abbia successo nel servire la religione, che possa assaggiare la dolcezza delle suppliche, che possa essere amato dalla gente, proteggilo dal male e dagli intrighi dei diavoli, in particolare la gelosia”.

Infine mi regalò un po’ di pura terra del luogo di sepoltura dell’imam Husayn (a) e un anello di agata».

L’ayatullah Seyyed Mohammad Reza Golpayegani racconta: «Ai tempi dell’Ayatullah Hajj Sheykh Abdulkarim Ha’eri, nell’hawzah di Qom si erano riuniti quattrocento studenti di religione. Hajj Sheykh Mohammad Taqi Bafqi si occupava di distribuire il shahrieh [cioè il denaro che mensilmente viene dato agli studenti di religione] da parte dell’ayatullah Ha’eri. Gli studenti però avevano richiesto che venisse dato a ognuno di loro un ’aba [il caratteristico mantello dei religiosi] adatto per l’inverno.

Sheykh Bafqi riferì la richiesta degli studenti all’ayatullah Ha’eri ed egli disse: “Come facciamo a procurarci quattrocento ’aba?”.

Sheykh Bafqi rispose: “Li prendiamo dall’imam Mahdi (aj), me ne occuperò io stesso Insha’Allah”.

Quindi il giovedì sera andò alla moschea di Jamkaran e il venerdì disse all’ayatullah Ha’eri: “L’Imam (aj) ha promesso che domani ci procurerà quattrocento ’aba”.

Il giorno dopo venne un mercante che distribuì quattrocento ’aba tra gli studenti».[1]


[1] Gonjineye daneshmandan.

Il fratello di Hajj Sheykh Mohammad Taqi Bafqi riferisce che suo fratello gli raccontò: «Avevo intenzione di andare da Najaf alla sacra città di Mashhad [a quel tempo si viaggiava a piedi o con mezzi come il cavallo o l’asino e i viaggi di tale distanza duravano dei mesi]. Era inverno e dovevo attraversare molte montagne. Un giorno, era quasi sera, faceva molto freddo ed ero arrivato a un rifugio. La mia intenzione era quella di passarvi la notte, però quando entrai mi resi conto che c’era un gruppo di persone dedito ai giochi d’azzardo e altre attività proibite. Non sapevo cosa fare, da una parte non volevo passare la notte con questa gentaglia e d’altra parte, all’esterno faceva molto freddo. Ero fuori dal rifugio a decidere sul da farsi, che improvvisamente sentii una voce chiamarmi. Mi diressi verso la direzione da cui veniva la voce, un nobiluomo era seduto sotto un albero verde. Mi avvicinai, mi salutò e mi disse: "Mohammad Taqi quello non è un posto per te". Andai sotto l’albero e mi resi conto che in quel posto non faceva così freddo e si poteva tranquillamente riposare e nonostante la terra tutt’intorno fosse piena di neve, sotto l’albero era asciutta.

Capii che quel nobiluomo non poteva essere altri che l’imam Mahdi (aj), così la mattina gli chiesi il permesso di accompagnarlo e di essere al suo servizio, ma egli non accettò. Allora gli domandai quando l’avrei rivisto, egli rispose: "In questo viaggio, ti incontrerò altre due volte, la prima a Qom e la seconda vicino a Sabzewar".

Quando arrivai a Qom, vi rimasi tre giorni, ma non incontrai l’Imam (aj), nonostante non riuscissi a capirne il motivo, proseguii il viaggio. Dopo un mese arrivai a Sabzewar e stavo pensando che a Qom non ero riuscito a incontrare l’Imam (aj) e anche qua non l’avevo ancora visto, che sentii il rumore degli zoccoli di un cavallo avvicinarsi, mi girai e vidi l’Imam (aj) in groppa a un cavallo.

Allora gli chiesi come mai non avevo avuto l’onore di incontrarlo a Qom, nonostante egli l’avesse promesso.

Egli rispose: "Mohammad Taqi! Io sono venuto da te alla tal ora del tal giorno, tu stavi uscendo dal mausoleo di mia zia Fatimah Ma’sumah (sa), una donna ti ha posto una domanda, tu hai abbassato la testa per risponderle, io ero accanto a te, ma tu non ti sei accorto della mia presenza, quindi me ne sono andato"».[1]


[1] Ghonjineye daneshmandan.

Seyyed Morteza Hosseyni racconta: «Il giovedì sera era nostra abitudine andare con Hajj Sheykh Mohammad Taqi Bafqi alla moschea di Jamkaran. Una di quelle sere aveva nevicato molto, io ero seduto in casa e all’improvviso mi ricordai che era giovedì. A quel tempo la strada da Qom a Jamkaran non era facilmente transitabile, soprattutto a piedi e con la neve, perciò pensai che probabilmente l’ayatullah Bafqi quella sera non sarebbe andato a Jamkaran. Nonostante ciò, non ero tranquillo quindi andai a casa sua, ma non c’era. Incontrai un conoscente che mi disse di aver visto l’ayatullah Bafqi con un gruppo di studenti dirigersi verso Jamkaran qualche ora prima e che probabilmente adesso erano quasi arrivati.
Non avevo altra scelta che tornare a casa, anche se ero molto preoccupato. In ogni caso mi addormentai e sognai l’imam Mahdi (aj) venire a casa mia e chiedermi: “Seyyed Morteza! Perché sei preoccupato?”. Gli risposi: “Signore mio! Sono preoccupato per Hajj Sheykh Mohammad Taqi Bafqi, poiché stasera è andato alla moschea di Jamkaran e non so in quali condizioni si trovi”.
Egli disse: “Pensi che io sia lontano da lui? Proprio poche ore fa sono stato da lui e gli ho portato il necessario”.
Il giorno dopo incontrai uno degli studenti che era andato alla moschea con l’ayatullah Bafqi e gli chiesi cosa fosse successo.
Raccontò: “Ieri sera ci dirigemmo con l’ayatullah Bafqi verso la moschea e miracolosamente era come se non fosse mai nevicato e la terra fosse asciutta. Arrivammo anche molto presto, però non c’era nessuno e faceva molto freddo e noi non sapevamo cosa fare. All’improvviso un seyyed entrò nella moschea e disse all’ayatullah Bafqi: ‘Volete che vi porti delle coperte e un po’ di legna?’. Egli accettò e il seyyed dopo non molto tempo ci portò quello che ci serviva e se ne andò. Ci chiedemmo da dove si fosse procurato le coperte e la legna poiché il villaggio più vicino era molto distante ed era impossibile che ci avesse messo così poco ad andare e tornare”.
Io gli raccontai il mio sogno e capimmo che l’Imam (aj) non abbandona mai i suoi compagni e li aiuta».[1]
[1] Ketabe masjede Jamkaran.
Hajj Sheykh Hasanali Nokhodaki racconta: «Mi dedicai un anno intero a rituali particolari perché volevo incontrare l’imam Mahdi (aj) e chiedergli di darmi un po’ di capitale da investire.
Trascorso un anno, una notte mi venne rivelato di farmi trovare il giorno dopo nel bazar dei venditori di meloni di Isfahan. Il giorno successivo andai al bazar e mi resi conto che l’Imam (aj) era seduto vicino a uno dei venditori più poveri. Mi avvicinai e lo salutai, dopo aver risposto al mio saluto mi domandò cosa volessi. Gli chiesi un po’ di capitale ed egli mi donò una moneta di scarso valore. Specificai che era per investirlo. Allora non mi diede nemmeno la moneta e capii che non ero ancora degno del suo aiuto.
Mi dedicai un altro anno ai rituali. A volte andavo dal venditore presso cui avevo trovato l’Imam (a) e lo aiutavo. Un giorno gli chiesi se conosceva la tal persona che era seduta vicino a lui quel giorno, rispose: “Non la conosco, ma è una persona molto brava. A volte viene qua e si siede con me, siamo diventati amici. Inoltre se ho difficoltà economiche mi aiuta”.
Finito anche il secondo anno, mi fu concesso di nuovo il permesso di incontrare l’Imam (aj), mi recai nello stesso posto della volta precedente. Egli mi diede di nuovo la stessa moneta, la presi e lo ringraziai. Con quella moneta comprai alcune basi su cui incidere timbri che poi vendevo nel bazar. Passavano gli anni e le basi non finivano mai!».[1]
[1] Shammeyi az keramate sheykh Hasanali Nokhodaki.
L’ayatullah Hajj Shaykh ‘Abdunnabi ‘Araqi racconta: “Quando mi trovavo a Najaf, desideravo sottoporre quattordici questioni che non ero riuscito a risolvere, all’imam Mahdi (aj). Sapevo che in quei giorni a Najaf soggiornava un asceta molto noto, quindi andai da lui e gli chiesi se conosceva un modo per poter incontrare l’Imam (aj). Egli mi disse:‘Vai nel deserto con pura intenzione, dopo aver compiuto il wudhu o il ghusl, vai in una zona isolata e siediti verso la qiblah, quindi recita 70 volte …, e fai la tua richiesta. In seguito, chi verrà da te, sarà la persona che stavi cercando, chiedigli ciò che vuoi sapere’.
Feci come egli aveva detto e quando ebbi finito, un nobile uomo arabo s’avvicinò e mi chiese:‘Mi stavi cercando?’.
Risposi:‘No, non sei tu quello che cercavo’.
Egli se ne andò e all’improvviso mi accorsi di quello che era successo e lo seguii. Entrò in una casa, ma quando vi arrivai io, la porta era chiusa, allora bussai, rispose un uomo che mi chiese cosa volevo. Dissi che volevo parlare con la persona entrata poco prima, egli mi fece accomodare e vidi l’Imam (aj) seduto in giardino. Ero talmente attratto dalla sua presenza che mi dimenticai cosa volessi veramente chiedergli, così gli posi altre domande e dopo aver ottenuto le sue risposte, me ne andai.
Uscito dalla casa, mi vennero in mente tutte le quattordici questioni che avrei voluto sottoporgli, perciò bussai di nuovo alla porta, ma l’uomo che venne ad aprire mi disse che l’Imam (aj) non c’era, ma che al suo posto vi era il suo rappresentante. Quando entrai vidi che si trattava dell’ayatullah Seyyed Abolhasan Esfahani. Gli esposi le mie questioni e poi tornai a Najaf.
Sorpreso dell’accaduto, quando andai a Najaf mi recai a casa dell’ayatullah Esfahani, egli vedendomi mi disse: ‘Non ho forse già risposto alle tue domande?’.
Confermai, però gliele posi di nuovo, ed egli mi rispose di nuovo nello stesso modo. Ciò mi permise di comprendere l’elevata posizione in cui si trovava l’ayatullah Esfahani e il suo stretto rapporto con l’Imam (aj)”.[1]
[1] Keramat Salehin.
Uno degli eruditi appartenente alla setta degli Zaydiyyah, conosciuto per la sua sapienza, viveva nello Yemen e scriveva lettere ai dotti sciiti affinché gli provassero l’esistenza dell’imam Mahdi (aj). Molti risposero alle sue lettere, ma nessuno riuscì a convincerlo; per questo motivo scrisse direttamente al grande marjà l’ayatullah Seyyed Abolhasan Esfahani. Come risposta l’ayatullah Esfahani lo invitò a Najaf ed egli accettò.
Il sapiente zaydita si recò a casa dell’ayatullah Esfahani e incominciarono ad esaminare l’argomento, senza però giungere a una conclusione. Pertanto l’ayatullah Esfahani disse a uno dei suoi servi di prendere una lampada che voleva condurre i suoi ospiti in un posto.
“Dove?”, chiese il sapiente zaydita.
“Vi porterò in un luogo in cui possiate vedere la sua nobile presenza con i vostri occhi affinché non abbiate più alcun dubbio”.
L’allamah Hajj Seyyed Hasan Mirjahani era presente e racconta: «Quando sentimmo le parole dell’Ayatullah rimanemmo di stucco e ci alzammo per andare con loro, ma l’Ayatullah non ce lo permise. Il giorno dopo incontrai il sapiente zaydita e gli chiesi cosa fosse successo.
Rispose: “Ringrazio Dio che ci ha guidati verso la religione della Famiglia della Rivelazione e della Profezia (a) e ci ha convinti dell’esistenza dell’imam Mahdi (aj), ora anche noi siamo seguaci della vostra religione e dell’imam del Tempo (aj)”. Continuò: “Ieri notte, andammo con l’ayatullah Esfahani nel luogo conosciuto come Maqam Waliyyilasr (aj). L’Ayatullah eseguì il wudhu e recitò una preghiera, poi una dua . All’improvviso il luogo s’illuminò di una luce molto forte e io svenni”. Il figlio del sapiente zaydita, che li aveva accompagnati, aggiunse: “Io li stavo aspettando fuori del Maqam, che improvvisamente sentii mio padre urlare. Corsi verso di lui e vidi che era svenuto. Quando si riprese disse di aver visto l’imam Mahdi (aj)”.
Quando il sapiente zaydita tornò nello Yemen s’impegnò a fondo per diffondere lo sciismo fra i suoi compagni».[1]
[1] Keramat Salehin.
L’ayatullah Seyyed Abulhasan Esfahani fu uno dei grandi marja’ che ebbe l’onore sia di incontrare l’imam Mahdi (aj), sia di ricevere una lettera da parte dell’Imam (aj).
Shaykh Mahmud Halabi racconta: «Io ero una delle persone che a volte criticava il modo in cui l’ayatullah Esfahani guidava la comunità sciita, finché non lo incontrai personalmente in Iraq.
Quando andai da lui, gli feci presente le mie critiche e quelle degli altri, egli rispose a tutte le critiche con grande disponibilità, e alla fine mi disse: “Mi è stato ordinato di comportarmi così”.
Gli chiesi: “Chi le dà gli ordini?”.
Rispose: “Chi potrebbe essere?!”.
Ribattei: “Intende l’imam Mahdi (aj)?”, rispose di sì e mi mostrò una lettera, in cui fra le varie cose c’era scritto:
Nel nome di Dio Clemente e Misericordioso
Seyyed Abulhasan! Mettiti a disposizione di tutti, siediti fuori dalla tua casa e non chiudere la porta a nessuno. Non porre nessun ostacolo fra te stesso e la gente. Aiuta i miei seguaci che io ti aiuterò, Insha’Allah. al-Mahdi
Gli domandai: “Chi le ha dato questa lettera?”.
Disse: “Me la diede Sheykh Mohammad Kufi, uomo virtuoso e persona affidabile”.
Gli chiesi il permesso di copiare la lettera a condizione che fin quando egli fosse stato in vita non l’avrei mostrata a nessuno»[1].
[1] Keramate Salehin.
Uno dei compagni dell’allamah Bahrululum (dopo la sua morte) raccontò: «Accompagnai l’Allamah in un suo viaggio a Samarra. Eravamo in due stanze separate e io cercavo di fare del mio meglio affinché non gli mancasse nulla.
La sera la gente andava dall’Allamah, però una sera notai che egli preferiva rimanere da solo e si ritirò nella sua stanza prima del solito.
Quella sera non riuscii a dormire e mi alzai per andare a vedere se l’Allamah avesse bisogno di qualcosa. Quando mi avvicinai alla sua stanza, vidi che la luce era accesa però l’Allamah non c’era, allora andai a cercarlo.
Raggiunsi il mausoleo dell’imam Hasan Askari e Hadi (a), ma le porte erano chiuse, perciò mi recai nel luogo in cui si dice sia stato visto l’imam Mahdi (aj) per l’ultima volta. Scesi le scale, si sentivano due persone parlare, ma non capivo cosa dicevano. Erano rimasti pochi scalini, a un certo punto sentii l’Allamah dire: “Sayyid Murtaza! Cosa fai?! Perché sei uscito di casa?!”.
Io mi scusai e quando scesi, vidi che l’Allamah era solo e non vi era traccia di un’altra persona…».[1]
[1] Najm al-thaqib.