La moglie racconta: “Un giorno tornò a casa e disse: ‘Dobbiamo cambiare casa!’. Aveva saputo di uno degli impiegati delle Forze aeree che viveva con la moglie e otto figli in una casa con due stanze, non voleva che noi con due bambini vivessimo invece in una casa abbastanza grande. Quando l’impiegato in questione venne a sapere che il comandante della base aerea voleva scambiare la sua casa con lui, non voleva accettare, ma Babai insistette così tanto che egli fu costretto ad accettare”.

Una delle persone che lo ha conosciuto racconta: “Ero un individuo superbo e senza regole. Fin da quando avevo incominciato a prestare servizio nell’aeronautica militare, la mia occupazione era diventata quella di disobbedire agli ordini, infatti dopo vent’anni di servizio ero stato promosso solo una volta.

Intanto Shahid Babai era diventato comandante della base aerea di Isfahan. Un giorno stavo tornando a casa ubriaco e tentennante che mi ritrovai Babai e la sua guardia del corpo davanti, pensai: ‘Ecco, stavolta l’ho fatta grossa’.

Egli non mi disse niente di particolare. Passai la notte sovrappensiero e il giorno dopo decisi di andare a scusarmi.

Mi disse: ‘Non importa’. Allora ribattei: ‘Nonostante ieri mi abbia visto ubriaco non mi dice niente!?…’.

Shahid Babai mi interruppe e disse: ‘Fratello! Non dire niente. Non mi piace parlare di ciò che hai fatto. Lo sai che se fai un peccato e poi vai a raccontarlo ad altri hai fatto un peccato ancora più grande?! Tu sei responsabile davanti a Dio, chi sono io, che ti vergogni delle tue azioni davanti a me? Se sei davvero pentito di ciò che hai fatto, prometti a Dio di correggere il tuo comportamento’.

Non avevo più niente da dire, uscii. Mi sentivo rinato. Quell’incontro cambiò la mia vita e divenni un’altra persona”.

Uno dei suoi compagni racconta: “Un giorno uno dei capitani della marina venne al quartiere generale “Imam Husayn (a)”. Shahid Babai vestiva la divisa da basij ed era in piedi in un angolo. Il capitano gli si avvicinò e gli chiese: ‘Di dove sei?’, rispose: ‘Di Qazvin’. Il capitano, contento di aver trovato un concittadino, gli domandò: ‘Perché sei qui?’, rispose: ‘Per dare servizio’, allora ribatté: ‘Allora sei un soldato?’, Shahid Babai rispose affermativamente.

38857_499Il capitano gli propose di raccomandarlo al suo comandante per dargli una settimana di permesso, ma egli rifiutò.

Il capitano insisté, quindi disse: ‘Davvero chi è il tuo comandante?’, rispose: ‘Dio’, allora l’altro ribatté: ‘Dio è il comandante di tutti noi, chi è il tuo comandante militare?’

Mi ricordo che proprio in quel momento uno dei colonnelli, che Shahid   Babai aveva mandato in missione, entrò e disse: ‘Generale, tutti gli ordini sono stati eseguiti’.

Il capitano si era appena reso conto del suo errore e si scusò, Shahid Babai gli rispose: ‘Noi siamo tutti fratelli e ci accomuna una questione: la guerra’”.

babaee001

Il colonnello Waliallah Kalati riguardo al periodo in cui Shahid Babai si trovava negli Stati Uniti per frequentare il corso di addestramento per piloti di aereo da guerra (che al tempo dello Scià non esisteva in Iran) racconta: “Una delle norme del corso era che ogni nuovo entrato avesse come compagno di stanza per due mesi uno studente americano, apparentemente il motivo era perché imparasse l’inglese più velocemente. Frequentare un giovane americano pieno di energia e considerando la corruzione morale presente, era per Shahid Babai molto fastidioso. Il suo compagno di stanza scriverà nel suo resoconto riguardo alla personalità dello Shahid: ‘Egli è una persona riservata, dimostra indifferenza verso i costumi e le norme sociali. Durante la notte più volte si ritira in un angolo e parla con se stesso (prega). Dal suo comportamento si capisce che ha un parere negativo della cultura occidentale ed è fortemente legato alla sua cultura’”.