La moglie dello Shahid racconta riguardo al suo martirio: “Non era mio marito, in tutta la nostra vita non l’avevo mai sentito come tale. L’avevo sempre sentito come un rivale e alla fine mi ha anche sconfitto.

Quando andammo all’obitorio, non ci credevo ancora. Dicevo a tutti: ‘Io gli avevo giurato che non ci avrebbe mai lasciati’. Scherzavo sempre con lui, gli dicevo: ‘Se te ne vai senza di noi, vengo a tirarti le orecchie!’, poi andando all’obitorio scoprii che non c’era più una testa a cui tirare le orecchie, quella persona che ti era così cara, che era tutto per te…153

In fondo dicono che l’anima gemella di una persona è tra le promesse paradisiache di Allah. Dio non dice che in Paradiso vi darò bravi figli, padri o madri buone, dice che vi darò una buona anima gemella e io sono sicura che Haji è la mia buona anima  gemella”.

La moglie dello Shahid racconta: “Quasi tutti i basij provavano gli stessi sentimenti per Haji. Lui non diceva niente, però portava sempre con sé un quaderno degli appunti. Una sera che venne a trovarci, lo pregai di rimanere con noi, però lui non accettò.

066Proprio in quel momento dalla portineria riferirono che c’era una telefonata urgente per Haji. Si vestì e andò a rispondere al telefono, dimenticando il suo quaderno. Intanto io non avevo niente da fare e aprii il suo quaderno, dove c’erano alcune lettere di giovani soldati dell’esercito. Uno aveva scritto: ‘Io il Giorno del Giudizio ti farò causa! Sono tre mesi che aspetto di rivederti…’ e altre lettere simili.

Quando Haji tornò esclamai: ‘Tu devi andare proprio adesso!’, lui disse: ‘No, tra l’altro la telefonata era dei miei compagni e gli ho detto che stasera non vengo’, invece io affermai: ‘No!Devi andare adesso, subito!’. Haji incominciò a scherzarmi dicendo: ‘Io alla fine non ho capito se devo andare o devo rimanere? Cosa devo fare? Cosa vuoi che faccia?’, risposi: ‘A dir la verità, io ho letto queste lettere’. Haji si arrabbiò: ‘Questi erano segreti fra me e loro, non volevo che tu li scoprissi’, scosse la testa: ‘Non pensare che io sia degno di tutte queste attenzioni. Io ho fatto un peccato e adesso devo espiarlo attraverso l’affetto per loro’. Incominciò a piangere: ‘Altrimenti io chi sono per meritare che loro mi scrivano?’”. 

La moglie dello Shahid racconta: “Quando andammo per la lettura del contratto di matrimonio, io avevo indossato un semplice hijab nero, che la cognata di Haji cambiò con un foulard color crema. Haji venne con l’abito militare, però quello di suo fratello che non era vecchio come il suo. Se qualcuno lo avesse visto avrebbe pensato che stesse andando in guerra. Io gli avevo detto: ‘Ho solo una richiesta: andare dall’Imam Khomeini per la lettura del contratto di matrimonio’.

044Allora non disse niente, però qualche giorno dopo venne dicendo: ‘Io sono pronto a fare qualsiasi cosa per te, però non chiedermi di far perdere tempo a una persona che deve dedicare la sua vita a tutti i musulmani. Come potrò risponderne il Giorno del Giudizio?’.

La notte di nozze andammo alla casa paterna di Haji, poiché egli doveva tornare in Kurdistan il giorno dopo. Quella notte pianse fino alla mattina. Non so, forse sentiva di aver sbagliato qualcosa, forse stava pensando ai giovani basij diventati martiri. Piangeva e leggeva il Santo Corano. Soprattutto leggeva con molta intensità la Surah Ya Sin.

La mattina mi chiese: ‘Dove vuoi andare?’, risposi: ‘Il cimitero dei martiri’. Alzò la testa verso il cielo in segno di ringraziamento e disse: ‘Avevo paura che rispondessi altro’.

Rimanemmo là alcune ore, Haji non se la sentiva di tornare a casa. Aveva un ricordo su ognuno di quei martiri, ne parlava, sussurrava qualcosa e poi piangeva.

Io ascoltavo, lo guardavo, lo invidiavo”.

Uno dei suoi compagni al fronte racconta: “Avevamo posto i sacchi pieni di pane raffermo nel magazzino, quando Haji venne a saperlo si arrabbiò molto e disse: ‘E poi?! Ma che pane secco?’.

Ordinò quindi di non cuocere più pane fino a quando non fossero stati svuotati i sacchi.

Per molto tempo, durante il pranzo e la cena, svuotavamo i sacchi di pane in mezzo alla tovaglia, mettevamo da parte quello ancora commestibile e lo mangiavamo”.  141

013Uno dei suoi compagni al fronte racconta: “Il guardiano non lo lasciò entrare, lo fissò per un po’ ma non lo riconobbe, quindi disse: ‘Non ho il permesso di farla entrare’. Egli rispose: ‘Ci sarà pure qualcuno che mi conosce qua’. Quindi si appoggiò al muro di entrata. Dopo un po’ arrivò uno dei soldati che lo riconobbe (Hemmat era uno dei comandanti) e disse al guardiano: ‘Perché non l’hai lasciato entrare? Lui è…’, Shahid Hemmat intervenne dicendo: ‘Bravo! tu hai fatto il tuo dovere’”.

022Uno dei compagni dello Shahid al fronte racconta: “Avevamo incominciato a mangiare, Haji (così veniva chiamato dai suoi compagni) stava parlando e intanto mescolava il riso col tonno. Non aveva ancora mangiato il primo boccone, che disse: ‘Gli altri cos’hanno mangiato di cena’, risposi: ‘La stessa cosa’, ribatté: ‘Veramente?’. Sussurrai: ‘Beh, il tonno lo mangiano domani a pranzo’. Spostò il piatto, dicendo: ‘Allora lo mangerò anch’io domani’”.