Tutto incominciò così…

Per capire, dobbiamo analizzare:

1. Poiché la nostra mente è molto spesso confusa e non può avere una concezione globale di un contesto (sia esso il contesto in cui vive o il contesto di un avvenimento storico che vuole analizzare), non riesce a comprenderne in profondità gli avvenimenti. Soprattutto se si tratta di avvenimenti che spaziano in un lungo periodo storico. Perciò è necessario prendere i “pezzi” e metterli insieme come un puzzle i cui pezzi si sono sparsi nell’arco della storia dell’umanità.

2. Sia nel caso in cui la nostra religione sia stata alterata sia nel caso in cui la nostra comprensione della religione sia sbagliata, in entrambi in casi la conseguenza è una: la deviazione dalla Retta Via. Un tipo di alterazione è quando noi accettiamo della religione solo quello che ci aggrada e in questo caso saremo miscredenti[1]; un altro tipo di alterazione, meno percepibile, è quando si dà più importanza alle questioni meno importanti e meno importanza a quelle più importanti.

3. “Il nostro Signore è Colui che ha dato ad ogni cosa la sua propria natura e poi l’ha guidata sulla retta via[2], quindi chiese loro di accettare di essere guidati: “Gli uomini credono che li si lascerà dire:«Noi crediamo» senza metterli alla prova?”[3]. Non sarà assolutamente così: Sicuramente vi metteremo alla prova[4]. Questo è il metodo che Dio l’Altissimo ha sempre utilizzato con gli esseri umani dall’inizio alla fine.


[1] Corano 4:151-152.

[2] Corano 20:50.

[3] Corano 29:2.

[4] Corano 2:155.

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L’inizio della battaglia:

1. Iblis voleva diventare vicario di Dio al posto di Adamo (a), ma non vi riuscì, fu umiliato e per questo giurò la sua eterna inimicizia agli esseri umani[1], così incominciò la più grande delle battaglie: l’uomo contro il demonio.

Da notare che la questione della battaglia tra l’essere umano e Satana è citata tantissime volte nel Corano e spesso utilizzando enfasi grammaticali, per esempio, un versetto riporta così le parole di Satana: Di certo, sicuramente mi prenderò una determinata parte dei Tuoi servi e, senza dubbio, di sicuro, li travierò, li illuderò con vane speranze, darò loro ordini affinché amputino gli orecchi dei [loro] bestiami; darò loro ordini affinché alterino la creazione di Allah”[2], dove in arabo vengono utilizzate ben sei enfasi grammaticali.

2. Il Signore Onnisciente, a differenza di noi esseri umani, sa che le minacce di Satana vanno prese seriamente e perciò più volte ci avverte:

i. Prima avverte Adamo ed Eva: Dicemmo: «O Adamo, in verità quello è un nemico manifesto, per te e per la tua sposa. Bada a che non vi tragga, entrambi, fuori dal Paradiso, ché in tal caso saresti infelice”[3].

ii. Poi i loro discendenti: “O Figli di Adamo, non lasciatevi tentare da Satana, come quando fece uscire dal Paradiso i vostri genitori”[4].

I primi ingannati

Dio ha fatto di Adamo il suo vicario e allora Iblis il maledetto, dopo essere stato cacciato, giurò di deviare gli esseri umani, quindi Dio disse che avrebbe riempito l’Inferno di lui e dei suoi seguaci[5].

In seguito ammonì Adamo ed Eva (a) del pericolo di Satana[6], ma essi non presero sufficientemente in considerazione questo pericolo (e nemmeno noi), allora Dio di nuovo ci avverte di considerarlo un nostro acerrimo nemico[7]. Poiché a volte conoscere il proprio nemico non è sufficiente, ma bisogna anche conoscerne le strategie, Dio indica ad Adamo ed Eva (a) quale sarà la via attraverso cui Satana li tenterà: “[E disse]: «O Adamo, abita il Paradiso insieme con la tua sposa; mangiate a vostro piacere ma non avvicinatevi a questo albero, ché allora sareste tra gli ingiusti». Satana li tentò (…) Disse: «Il vostro Signore vi ha proibito questo albero, affinché non diventiate angeli o esseri immortali». E giurò: «In verità sono per voi un consigliere sincero». Con l’inganno li fece cadere entrambi. (…) Li richiamò il loro Signore: «Non vi avevo vietato quell’albero, non vi avevo detto che Satana è il vostro dichiarato nemico?»”[8].

È chiaro allora che i desideri mondani dell’essere umano sono un terreno fertile per le tentazioni sataniche.


[1] “Per la Tua potenza certamente li travierò di sicuro tutti” (Corano 38:82), da notare che in arabo in questa frase sono state usate ben quattro forme di enfasi grammaticale.

[2] Corano 4:118-119.

[3] Corano 20:117.

[4] Corano 7:26, altri versetti: 43:62, 7:200 e 41:36.

[5] Corano 7:18.

[6] Corano 20:117.

[7] Corano 35:6.

[8] Corano 7:19-21.

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La prima vittima

Dio ha posto nell’essere umano un “sé” con una forte inclinazione alla deviazione, in modo che chiunque lo voglia possa essere malvagio e chiunque lo desideri possa, con il proprio sforzo e opponendosi a queste inclinazioni, arrivare a un livello anche più alto di quello degli angeli. In questo modo Iblis ha potuto infiltrarsi sia nei jinn che negli esseri umani. Egli scelse come sua prima vittima un membro della famiglia di Adamo (a): allora incominciamo a renderci conto del suo pericolo e ad aver paura[1]. Com’è possibile che il figlio di un Profeta (a) possa diventare Caino, il primo assassino di suo fratello, Abele?

Satana raccoglie altri seguaci e aumentano le sue vittime

Cos’è successo al popolo di Noè (a)? e a quello di Lot (a)? a quello di Hud, Salih, Shu’ayb, Iliyas, Idris, Yasa’, Giona, Giuseppe, Abramo, Ismaele, Isacco, Mosè, Gesù (a) e Muhammad (s)? Cos’è successo ai popoli di 124.000 Profeti (a)? Quello che è accaduto a questi popoli non è forse la conseguenza del giuramento di Iblis? Egli, che ha giurato la sua inimicizia nei confronti dell’essere umano, è riuscito e riesce ancora a deviare la maggior parte della gente. Allora perché si dichiarano malvagi personaggi come Ibn Muljam, Shimr, Hitler, Sharon, ecc., e non si maledice altrettanto Iblis?!

In che modo Satana crea nuovi legami?

Satana è il nostro acerrimo nemico e il suo obiettivo è allontanarci dall’obbedienza di Dio e farci suoi compagni all’Inferno[2]. Egli per cercare nuovi seguaci, usa lo stesso modello di comunicazione di Dio: l’ispirazione[3]. Gli stessi demoni tra di loro usano questo metodo per comunicare a vicenda e organizzare le loro complicate operazioni per eliminare i credenti e opporsi ai leader della religione[4].

Essi con questo metodo, attraverso cui finora sono riusciti a deviare la maggior parte delle persone, e con le loro ispirazioni sataniche, si intromettono in quella che è la speranza dei Profeti (a) e l’obiettivo di Dio: che le creature accettino di essere guidate per diventare degni servi di Dio[5].


[1] Se noi cerchiamo la protezione divina e seguiamo la guida dell’intelletto e dei devoti di Dio, l’inganno di Satana sarà debole: Deboli sono le astuzie di Satana (Corano 4:76).

[2] “In verità Satana è vostro nemico, trattatelo da nemico. Egli invita i suoi adepti ad essere i compagni della Fiamma”. (Corano 35:6)

[3] “I diavoli ispirano ai loro amici…”. (Corano 6:121)

[4] “Ad ogni profeta assegnammo un nemico: diavoli tra gli uomini e demoni che si suggeriscono a vicenda discorsi fatui e ingannevoli”. (Corano 6:112)

[5] “Non inviammo prima di te nessun messaggero e nessun profeta senza che Satana si intromettesse nelle sue speranze quando egli sperava [che gli essere umani fossero guidati]”. (Corano 22:52)

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Le strategie di Satana

Fino a qua abbiamo citato l’obiettivo di Satana, ora accenneremo ad alcune delle sue strategie:

Abbiamo detto che lo scopo di Satana è di portare all’Inferno uomini e jinn. Lui e i suoi seguaci per prima cosa cercano di tentare l’essere umano e, dopo averlo invitato ad opporsi alla propria natura divina, attraverso l’ignoranza e l’incoscienza che ne conseguono, lo sfruttano per mettere a soqquadro la diffusione e l’assimilazione del messaggio profetico.

Ma che strategie usa Satana per raggiungere questo obiettivo? Analizzando la storia dell’umanità possiamo citare tre strategie fondamentali:

1. Soppressione della persona.

2. Soppressione della personalità.

3. Soppressione dei valori essenziali.

Ognuno di questi metodi può essere messo in pratica in vari modi ed è sufficiente per creare disordine sulla via della guida dell’umanità. L’abilità di Satana e dei suoi seguaci è stata quella di scegliere sempre la strategia più adatta in ogni occasione.

Ora, spiegheremo brevemente ognuna di queste strategie:

1. Soppressione della persona – Sicuramente il primo e più sicuro metodo per impedire che gli esseri umani siano guidati sulla Retta Via è uccidere colui a cui è stata affidata la guida della società. Uccidendo il profeta, tutto finisce (ovviamente i demoni sanno che ciò deve accadere prima che egli diventi un vero leader). Come esempio possono essere citati tutti i Profeti (a) che sono stati uccisi dai Bani Isra’il. Inoltre essi devono attuare i loro sporchi piani in modo tale che l’uccisione di una persona così pura e sacra non desti troppo scalpore.

2. Soppressione della personalità – Questo tipo di strategia necessita: un piano preciso, le milizie di jinn e esseri umani più specializzate in questo campo e richiede molto tempo; il suo risultato non è sicuro come quello della soppressione della persona, ma se avrà successo, l’esito sarà più profondo e più duraturo. Con la soppressione della personalità del profeta, la sua presenza diventerà inutile e non solo non darà frutti, ma avrà anche un effetto opposto. Questa strategia è stata utilizzata fin dall’inizio della grande battaglia: la creazione di Adamo ed Eva (a), quando Iblis ha incominciato a sopprimere la personalità del profeta Adamo (a). Anche alcuni angeli si lamentarono della creazione dell’essere umano: “Metterai su di essa [la terra] qualcuno che vi spargerà la corruzione e vi verserà il sangue”[1], quando essi si pentirono di ciò che avevano detto, Iblis fu costretto a intervenire personalmente: “Sono migliore di lui: mi hai creato dal fuoco, mentre creasti lui dall’argilla”[2]. Inoltre, si possono citare tutti gli insulti e le calunnie che la gente diceva riguardo ai propri Profeti (a) per sopprimere la loro personalità.

3. Soppressione dei valori essenziali – In questo lungo processo, sono presi di mira i valori essenziali della religione e, dopo un gioco dettagliato di “attori” e “ingannati” tra jinn e esseri umani, la gente, in veste pseudo-religiosa, dimentica la vera religione. Per alterare una religione non è necessario modificare sia il credo, l’etica e la pratica religiosa, ma è sufficiente alterare i valori essenziali: “Alcuni tra i giudei stravolgono il senso delle parole”[3]. Questa strategia necessita molta più precisione delle due precedenti, ma ha un risultato più duraturo, infatti se le due precedenti influenzano al massimo la generazione che vive al tempo del profeta che è stato soppresso o la cui personalità è stata repressa, la soppressione dei valori essenziali dura per più generazioni. L’alterazione delle religioni divine è di questo tipo.


[1] Corano 2:30.

[2] Corano 38:76.

[3] Corano 4:46.

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Lo sviluppo delle tre strategie dal punto di vista storico-sociale

La soppressione della persona, anche se abbastanza semplice e veloce, non ha un effetto duraturo e soprattutto, col passar del tempo, la gente diventa più coscienziosa e non accetta più così facilmente la perdita della propria guida, anzi spesso si sveglia e i suoi seguaci, ricordandone la perdita, allontanano la gente da quello che era l’obiettivo dei demoni.

Inoltre Dio l’Altissimo, tutte le volte che essi uccidevano un Profeta (a), ne mandava un altro, così che per i demoni la soppressione della persona non era più utile e passarono alla soppressione della personalità.

In questo lasso di tempo, anche se la gente è diventata più sensibile all’uccisione della loro guida, non ne dimostra altrettanta se al profeta vengono attribuiti appellativi quali “bugiardo, mago, stolto, ecc…” (esempi presenti anche nel sacro Corano). Così, per esempio, il profeta Noè (a) in 900 anni di invito profetico solo novanta persone prestarono fede, infatti la sua persona non fu soppressa, bensì la sua personalità.

Quando la gente ha dimostrato di essere abbastanza forte da reagire e non rimanere indifferente sia alla soppressione della persona che della personalità, allora Dio ha inviato il nobile profeta Muhammad (s).

Analisi delle strategie sataniche al tempo del nobile profeta Muhammad (s)

Ora ci avviciniamo al più importante stadio della storia della creazione: da una parte c’è il nobile Muhammad (s), il migliore dei Profeti (a) e delle creature, e dall’altra Iblis e i suoi seguaci con la loro esperienza.

I demoni sanno che se il nobile Muhammad (s) riuscirà nel suo intento, ossia diffondere il suo messaggio, si avvicinerà la fine dei tempi, e questo per loro vuol dire l’approssimarsi del castigo divino.

Essi devono cercare di mettere in atto le loro tre strategie con tutte le loro forze e l’attenzione dovuta, usando solo una o più strategie insieme; d’altra parte anche i componenti del Partito di Dio devono fare del loro per meglio affinché Muhammad (s) e la sua religione non facciano la stessa fine delle altre.

a) Soppressione della persona 

Satana e i suoi seguaci per uccidere il profeta Muhammad (s) e impedirne la nascita, incominciarono già a tramare contro i suoi antenati. Uccisero Hashim, ma suo figlio Abdulmutallib (nonno del Profeta) era già nel grembo di sua madre, allo stesso modo Abdullah, il padre del Profeta (s). Se rileggiamo la storia scopriamo che molti avevano previsto la nascita di Muhammad (s), in fondo non era stato così anche per Mosè (a) (è per questo che Dio suggerisce a sua madre di mettere il figlio nel Nilo) e per Gesù (a)?

Riflettiamo: perché avrebbero dovuto affidare Muhammad (s) a una balia per cinque anni? Perché così tanto tempo? C’era forse qualcuno che tramava alle sue spalle?

Ricordiamo quel monaco che aveva raccomandato ad Abutalib di prendersi cura di suo nipote, c’erano forse persone che lo volevano uccidere?

Quale avvenimento più chiaro di quando i capi delle tribù della Mecca si riunirono per tramare contro il Profeta (s) e se non fosse stato per il coraggio di Alì (a), che dormì nel suo giaciglio, lo avrebbero ucciso?

b) Soppressione della personalità

Iblis e i suoi seguaci riescono ad organizzarsi talmente bene in questo campo che anche coloro che prima conoscevano Muhammad (s) con l’appellativo di amin (affidabile), ora gli danno del bugiardo, stolto, mago, indovino, ecc…; contemporaneamente alla soppressione della sua personalità, essi lavorano anche su un altro campo: alzare il livello sociale, politico, religioso e famigliare dei loro alleati. Il loro obiettivo è quello di instaurare e dare potere ai loro alleati quando il Profeta (s) si sarà trasferito a Medina, ma egli ne è ben cosciente, perciò si rifiuta di entrare in città fino all’arrivo di Alì (a).

Essi in realtà sono riusciti nel loro intento, altrimenti come avrebbero osato dire al Profeta (s), in punto di morte, che stava delirando?!

c) Soppressione dei valori essenziali 

Considerando l’ignoranza degli arabi del tempo, accecati soprattutto dalle questioni tribali, non era difficile sopprimere i valori essenziali dell’Islam.

Allo stesso modo di come il fondamento di un governo è la giustizia, l’ingiustizia è il miglior metodo per distruggerlo: per questo i malvagi, dopo la morte del Profeta (s), cercarono di diffondere l’ingiustizia, per esempio, con la suddivisione ingiusta dei beni comuni (bayt al-mal). Perciò quando l’imam Alì (a) fu nominato dalla gente quarto califfo, il suo motto era giustizia, e alla fine su questa via fu ucciso.

Se diamo uno sguardo ai sermoni dell’imam Alì (a) ci renderemo conto che egli insiste molto sul concetto dell’allontanarsi dai legami mondani, poiché la mondanità e la ricchezza si erano diffuse dopo la morte del Profeta (s).

La nobile Fatima (a) nella sua khutbah invita a ridare vita ai valori persi della società islamica.

E così uno a uno, ogni Imam (a) cercò di ridare vita ai valori persi, fino a quando si è arrivati a un punto, durante l’imamato dell’imam Hadi (a), che non riuscivano più ad accettare la presenza stessa dell’imam e così l’imam Mahdi (aj) fu costretto all’occultamento.

Perché il Profeta (s) ha dato via libera ai seguaci di Satana?

In precedenza è stato detto che uno dei metodi utilizzati da Satana e i suoi seguaci fu quello di elevare la classe sociale e politica dei propri alleati, se possibile collocandoli tra i migliori compagni del Profeta (s), ed è qui che entra in gioco il ruolo del munafiq.

Il munafiq è colui che fa credere agli altri di essere un credente, ma in realtà è ben altro, nel Corano c’è una sura sia col nome dei miscredenti (al-Kafirun) sia col nome dei munafiq (al-Munafiqun), ma la seconda è sette volte più lunga della prima. Infatti il munafiq è molto più pericoloso del miscredente.

Allora bisogna chiedersi perché il Profeta (s) abbia permesso ad alcuni munafiq di occupare i più importanti ruoli sociali e politici?

La risposta è semplice: per convincerli che il loro piano sta funzionando, per far credere loro che la loro battaglia contro Dio e i credenti sta avendo successo, che non c’è più bisogno di uccidere il Profeta (s) e questo anche a costo di perdere certi valori essenziali.

Ma perché il Profeta (s) non ha rivelato i nomi dei munafiq? cosa che essi stessi hanno sempre temuto: “Gli ipocriti temono che venga rivelata una sura che sveli quello che c’è nei loro cuori.”[1]

Per alcuni semplici motivi:

1. La gente doveva imparare da sola a riconoscere il munafiq, poiché se il Profeta (s) avesse detto i loro nomi, certamente essi lo avrebbero ucciso e se fossero stati citati nel Corano, lo avrebbero alterato.

2. In questo modo la gente non sarebbe stata più di tanto sotto pressione, perché è probabile che nel caso in cui i loro nomi fossero stati rivelati, sarebbe scoppiata una vera e propria guerra, con perdite umane e economiche. Invece con questo metodo, l’unico ad essere sotto pressione è la guida e i suoi più intimi e leali compagni.

Dio ha creato l’essere umano, ama gli esseri umani e per guidarli è pronto a donare le sue più nobili creature, i Profeti (a). Anche il Profeta (s) ama le creature di Dio, persino i non credenti[2] e per guidarli è pronto a sacrificare tutto, perfino la sua progenie e parte della religione rivelatagli (per chi la volesse alterare), mantenendone però vivo l’essenziale e fin dove possibile esponendo i criteri per distinguere il bene dal male, l’imam dal munafiq.

Ora che ci è più chiaro il contesto, possiamo porci la domanda:

Perché i nomi degli Imam (a) non sono citati nel Corano?

“In questo Corano abbiamo proposto agli uomini ogni specie di metafora. Quando però porti loro un segno, i miscredenti[3] diranno: «Non siete altro che impostori»” [4]

Uno dei dubbi che sorgono molto spesso riguardo allo sciismo[5] è il fatto che nonostante l’imamato sia uno dei suoi pilastri, i nomi degli Imam (a) non sono espressamente riportati nel Corano, ma si allude a loro in versetti che devono, giustamente, essere interpretati attraverso gli hadith del Profeta (a) o in base al contesto in cui sono stati rivelati. Come si spiega ciò?


[1] Corano 9:64.

[2] “Ti struggerai seguendoli, se non credono in questo Discorso” (Corano 18:6), “Non abbiamo fatto scendere il Corano su di te per renderti infelice, ma come Monito per chi ha timore [di Allah]” (Corano 20:2-3).

[3] Nota importante: Ovviamente riportando questo versetto non si intende dire che tutti quelli che negano l’imamato siano miscredenti, solo coloro che lo hanno negato o lo negano per scopi politici, brama di potere, per creare discordia tra i musulmani, con secondi fini, ecc., per coloro che sono alla ricerca della Verità, il discorso è ben diverso, con costoro il dialogo scientifico e rispettoso è aperto. Purtroppo la storia dell’Islam (e di tutte le religioni) è testimone del fatto che molto spesso gli oppressori e i malvagi approfittano del credo della gente per mettere in atto i loro scopi, creando antagonismi tra popoli di fede diversa o anche di origini diverse (questo è il metodo utilizzato dall’imperialismo occidentale: “Divide et impera”, basta vedere la situazione attuale dell’Iraq, dove sunniti e sciiti vengono aizzati gli uni contro gli altri). In generale, se leggerete parole amare in questo articolo sappiate che sono rivolte a coloro che hanno fatto del dibattito religioso una via per raggiungere i loro scopi personali e soddisfare la loro sete di potere.

[4] Corano 30:58.

[5] Per chi fosse interessato ad approfondire il dibattito sulla questione della wilayah dell’imam Alì (a) si consiglia il libro ‘al-Murajiat’, che è uno scambio di corrispondenza tra un sapiente sciita, Abdul Husayn Sharaf al-din Musawi, con uno sunnita, Shaykh Salim Bushra, all’epoca preside dell’università al-Azhar, sulla questione dell’imamato e altri argomenti inerenti. Una delle cose belle e positive di questo libro è che i due si scrivono con molto rispetto e senza pregiudizi (questo libro è reperibile in internet in arabo, persiano e inglese).

È inoltre interessante sapere che Shaykh Mahmud Shaltut, importante professore dell’università al-Azhar del Cairo, ha emesso questa fatwa riguardo alla scuola ja’farita (cioè la scuola su cui si basa la giurisprudenza sciita):

“In realtà è permesso seguire, da un punto di vista shariatico, la scuola ja’farita, conosciuta anche come scuola degli sciiti duodecimani, allo stesso modo delle altre scuole sunnite. È giusto che i musulmani sappiano ciò e abbandonino i comportamenti fanatici” (Cfr. Rivista Risalah al-Islam, organo ufficiale del Dar al-Taqrib bayn al-Mazahib al-Islamiyyah bil-Qahirah, n. 3, pag. 227, anno 1379 dell’egira)

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Coloro che pongono questo tipo di domanda devono tenere presente che il Corano non può essere interpretato se non prendendo in considerazione il contesto in cui ogni versetto è stato rivelato ed eventuali spiegazioni esposte dal nobile Profeta (s)[1]. Se versetti come “Eseguite la preghiera e pagate la zakah[2] e “E completate per Allah l’hajj e l’umrah[3] devono essere messi in pratica in conformità con le indicazioni orali e pratiche del Profeta (s)[4], perché non dovrebbe essere la stessa cosa anche per i versetti che fanno riferimento all’imamato[5]? Non è forse la preghiera una delle parti più importanti della religione, tale che il Profeta (s) disse: “La preghiera è il pilastro della religione[6] oppure: “La preghiera è il confine tra il musulmano e il miscredente[7]? Perché lo stesso metodo utilizzato per la preghiera non potrebbe essere utilizzato anche per l’imamato?[8]

Dal fatto che l’imamato sia concettualmente più importante di questioni come la preghiera o il digiuno o altro, non bisogna necessariamente concludere che allora dovrebbe essere citato espressamente o più spesso, infatti, per fare un esempio, nel Corano, il nome del profeta Muhammad (s) viene espressamente citato solo 4 volte, invece quello del profeta Mosè ben 135 volte, dovremmo allora concludere che la profezia di Mosè è più importante di quella del profeta Muhammad (s)?

In verità il Profeta (s) aveva ripetuto talmente tante volte la frase che Alì (a) era il suo successore che per tutti era diventato chiaro come il sole chi sarebbe stata la loro guida dopo il Profeta (s), ma Satana e i suoi alleati erano già al lavoro da tempo…


[1] Ricordiamo che il Corano stesso ci dice che sia la rivelazione dei versetti, sia la loro eventuale spiegazione spetta a Dio (“invero spetta a Noi la sua riunione e la sua recitazione. Quando lo recitiamo, ascolta [attento] la recitazione. Poi spetterà a Noi la sua spiegazione”. Cfr. Corano 75: 17-19), quindi in realtà abbiamo due tipi di rivelazione: quella coranica, in cui sia il concetto che i termini provengono da Dio e quella esplicativa, in cui il concetto proviene da Dio ma i termini li sceglie il Profeta (s). Altri versetti che fanno riferimento al fatto che è il Profeta (s) che deve interpretare i versetti:

E su di te abbiamo fatto scendere il Monito, affinché tu spieghi agli uomini ciò che è stato loro rivelato e affinché possano riflettervi”. (16:44)

Egli è Colui che ha inviato tra gli illetterati un Messaggero della loro gente, che recita i Suoi versetti, li purifica e insegna loro il Libro e la Saggezza”. (62:2)

A questo proposito si segnala anche: Sayyid Muhammad Rizvi, La Sunnah del Profeta Muhammad (S) come Fonte di Guida (Cfr. http://www.al-islam.org/it/sunna_profeta_fonte/)

[2] Corano 2:43.

[3] Corano 2:196.

[4] Anche se bisogna dire che purtroppo alcuni sapienti rinnegano gli hadith affidabili, che spiegano i versetti, tramandati dal Profeta da decine di persone e accettate dalla maggior parte dei sapienti e interpretano questi versetti con hadith deboli di cui spesso non citano nemmeno la fonte!

[5] Questi versetti sono numerosi, ne citeremo alcuni successivamente in questo stesso articolo.

[6] Il Profeta (s) disse: “La preghiera è il pilastro della religione ed è la prima azione che verrà presa in considerazione (nel Giorno del Giudizio): se sarà corretta saranno esaminate anche le altre sue azioni, altrimenti non saranno prese in considerazione”. (Bihar al-Anwar, vol. 82, 227/54)

[7] Il Profeta (s) disse: “Il confine tra il musulmano e il miscredente è non compiere intenzionalmente la preghiera obbligatoria oppure non recitarla perché non la si ritiene importante”. (Thawab al-A’mal, 275/1)

[8] al-Qurtubi, importante esegeta sunnita, riporta nell’introduzione al suo tafsir: «’Imran ibn Hasin rispose così a un uomo che credeva che il Corano potesse essere interpretato indipendentemente dalla sunnah: “Tu sei uno sciocco! Hai forse trovato nel Corano un versetto che ci dica che la preghiera del mezzogiorno è composta da 4 rakah, oppure che le sure in questa preghiera debbano essere recitate a bassa voce? [e fece altri esempi riguardo alla preghiera e alla zakah, quindi disse:] Queste questioni sono forse spiegate nel Corano? Il Libro di Allah l’Altissimo non le ha spiegate ed è la sunnah che ce le spiega”. (Prof. Ma’refat, al-Tafsir wa al-Mufassiran, vol. 1, pag. 182)

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Ma allora che metodo usa il Corano?

Il metodo utilizzato dal Corano in questo caso è quello di presentare la personalità e le qualità e non la persona stessa[1]. Questo metodo offre molti vantaggi, tra cui:

1. Metodo di presentare una personalità:

Il sacro Corano in più occasioni ci fa conoscere le qualità e le prerogative degli Imam (a)[2], in particolare del Principe dei Credenti Alì (a), con parole che per nessun altro usa, per esempio[3]:

a. “In verità i vostri wali sono Allah e il Suo Messaggero e i credenti che assolvono all’orazione, e pagano l’elemosina prosternandosi con umiltà”[4]: Esegeti sciiti e sunniti[5] concordano che questo versetto si riferisca all’imam Alì (a)… 

b. “O Messaggero, comunica quello che è sceso su di te da parte del tuo Signore. Ché se non lo facessi non assolveresti alla tua missione. Allah ti proteggerà dalla gente. Invero Allah non guida un popolo di miscredenti”[6]: Molti esegeti sunniti[7] concordano che questo versetto riguardi l’investitura dell’imam Alì (a) il giorno di Ghadir Khum[8].

c. “O gente della casa, Allah non vuole altro che allontanare da voi ogni impurità e rendervi del tutto puri”[9]: Sunniti[10] e sciiti, in base al contesto in cui fu rivelato questo versetto sono d’accordo che esso riguardi Alì, Fatima, Hasan e Husayn (a). L’unica divergenza concerne il fatto se esso riguardi anche le mogli del Profeta (s) oppure no, che sapienti sciiti e alcuni sunniti (Imam al-Shafei) hanno confutato questa possibilità.

d. “A chi polemizza con te, ora che hai ricevuto la scienza, di’ solo: «Venite, chiamiamo i nostri figli e i vostri, le nostre donne e le vostre, noi stessi e voi stessi e invochiamo la maledizione di Allah sui bugiardi»[11]. Che frase potrebbe essere più chiara del dire che l’imam Alì (a) è come il Profeta (s) stesso?[12]

e. “nonostante il loro bisogno, nutrono il povero, l’orfano e il prigioniero”[13]: i grandi esegeti di Corano sunniti[14] e sciiti riportano che questo versetto è stato rivelato riguardo all’imam Alì (a) e alla sua Famiglia (a).

f. “Di’: «Non vi chiedo alcuna ricompensa, oltre all’amore per i parenti»”[15]: Zamakhshari, un grande erudito sunnita ed esegeta del Sacro Corano, dice che, quando fu rivelato questo versetto, fu chiesto al Profeta (S) di dire chi veniva inteso con quella parola e a chi tutti dovevano portare rispetto. Il Profeta(S) rispose: “Alì, Fatima e i loro due figli”.[16]


[1] Come abbiamo già accennato prima, il Corano usa questo metodo anche riguardo a personaggi negativi come i munafiq. Infatti se analizziamo con attenzione il Corano ci renderemo conto che le uniche persone, vissute al tempo del Profeta (s), che il Corano cita per nome, sono il Profeta stesso (tra l’altro nominato per nome solo 4 volte e 1 volta Ahmad), Zayd ibn Harith e Abu Lahab. In questo modo coloro che erano nemici dell’Islam non sarebbero diventati troppo sensibili verso il Corano e non avrebbero avuto la tentazione di alterarlo.

[2] Scopo di questo articolo non è dimostrare il diritto di successione di Alì (a), ma il fatto che nel Corano sia fatta chiaramente allusione a lui e agli Imam (a), anche se i loro nomi non sono espressamente citati, perciò non mi soffermerò molto su questo tema.

[3] Alcuni sapienti, nonostante la maggior parte siano d’accordo che questi versetti fanno riferimento all’imam Alì (a) o alla Famiglia del Profeta (a), negano ciò e ritengono che questi possano essere interpretati in altro modo o che comunque versetti il cui riferimento è, secondo loro, ambiguo non possono essere alla base di un concetto così importante come l’imamato, ma chi dice che questi versetti debbano essere messi da parte? Il Corano non ammonisce forse con queste parole: “Credete dunque in una parte del Libro rinnegando l’altra?”. (Corano 2:85)

[4] Corano 5:55.

[5] Ne citiamo alcuni: i Tafsir di Tabari (vol. 6, pag. 165), Razi (vol. 3, pag.431), Khazin (vol. 1, pag. 496), Abulbarakat (vol. 1, pag.496), Nayshaburi (vol. 3, pag. 461), Ibn Kathir Shami (vol. 2, pag. 71), e altri (Cfr. Amini, al-Ghadir, vol. 2, pag. 52)

[6] Corano 5:67.

[7] Tra i sapienti sunniti che hanno citato nei loro libri gli hadith che dichiarano che questo versetto riguarda l’imam Alì (a) ricordiamo: Hafiz Abu Na’im Esfahani, Ma nazala min al-Quran fi Aliyy; Abulhasan Wahidi Neyshaburi, Asbab al-Nuzul, pag. 150; Ibn ‘Asakir Shafi’i, riportando da al-Dar al-Manthur, vol. 2, pag. 298; Fakhr al-Razi, al-Tafsir al-Kabir, vol. 3, pag. 626; Jalal al-Din Suyuti, al-Dar al-Manthur, vol. 2, pag. 298; Shahab al-Din Alusi Shafi’i, Ruh al-Ma‘ani, vol. 6, pag. 172; Shaykh Sulayman Qanduzi Hanafi, al-Yanabi‘u al-Mawaddah, pag. 120; Badr al-Din Hanafi, ‘Umdat al-Qari fi sharh Sahih al-Bukhari, vol. 8, pag. 584; Shaykh Muhammad ‘Abduh Misri, al-Minar, vol. 6, pag. 463.

[8] Cfr. “La Tradizione di Ghadir, Manifesta documentazione della Wilayah, la Guida Islamica” http://www.al-islam.org/it/traghad/.

[9] Corano 33:33.

[10] Fonti sunnite che accennano al fatto che per Ahl al-Bayt s’intende Alì, Fatima, Hasan e Husayn (a): Sahih Muslim, vol. 4, pag. 1883, n. 2424 e pag. 1871, n. 2408; Kitab Fadha‘il al-Sahabah, Bab Fada’il Ahl al-Bayt, n. 4420 e 4450; Imam Ahmad ibn Hanbal, Musnad, n. 13231; al-Tirmizi, Sunan al-Tirmizi, n. 3130.

[11] Corano 3:61.

[12] Alcuni sapienti sunniti che riportano hadith in cui si dice che questo versetto riguarda Alì, Fatima, Hasan e Husayn (a): Muslim Nayshaburi, Sahih Muslim, pag. 1042, hadith 32; al-Tirmizi, Sunan al-Tirmizi, vol. 5, pag. 225, hadith 2999; Tabari, Jami‘ al-Bayan, vol. 3, pag. 300-301, juz 3; Ibn Kathir, Tafsir al-Quran al-Azim, vol. 1, pag. 379.

[13] Corano 76:8.

[14] Un elenco è riportato dall’allamah Amini (al-Ghadir, vol. 3, pag.107-111).

[15] Corano 42:23.

[16]Zamakhshari, al-Kashshaf, commento del versetto 42:23, vol. 4, pag. 220.

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1. I vantaggi di questo metodo:

Questo metodo presenta vari vantaggi, tra cui:

a. Prima citiamo il motivo meno importante – a volte fare riferimento alla persona stessa, citandone per esempio il nome, non è di molta utilità e potrebbe portare ad una approvazione forzata del loro ruolo. Ovviamente ciò non vuol dire che a volte non sia necessario presentare i personaggi, senza lasciare dubbi. Però farne conoscere la personalità aiuta a diffondere, invece di tendenze fanatiche, modelli di vita nella società e presentare quelli che sono i veri valori e qualità affinché i musulmani stessi siano incitati a comportarsi come loro.[1]

b. Ma il motivo principale è un altro – presentarne la personalità è la base di una approvazione razionale della persona in questione, invece presentarne la persona, a volte, può avere l’effetto opposto. Questo metodo, soprattutto nel caso in cui la persona in questione sia oggetto di propagande negative o la società sia tale da non poterla accettare facilmente, è il migliore (in poche parole: chi vuol capire capisce, gli altri, accecati dalla sete di potere e altre tentazioni sataniche, prenderanno delle scuse …) e questa è esattamente la situazione dell’imam Alì (a)[2].


[1] Riguardo al versetto sopraccitato 5:55, spesso viene posta la domanda: Se il versetto è stato veramente rivelato riguardo all’imam Alì (a), perché viene utilizzato il verbo al plurale? La risposta è che questo è un metodo per incitare anche gli altri a comportarsi come lui e a donare la zakah o anche l’elemosina addirittura durante la preghiera. Provate a riflettere, se il versetto avesse detto: “In verità i vostri wali sono Allah e il Suo Messaggero e Alì, colui che ha assolto all’orazione, e paga l’elemosina prosternandosi con umiltà”, i credenti si sarebbero sentiti incitati a comportarsi come l’Imam (a) come si sentono leggendo il versetto esposto dal Corano? Sicuramente no.

[2] Un altro dei quesiti che spesso vengono posti è il seguente: Se veramente l’imam Alì (a) era il successore del Profeta (s), perché lui non ha difeso questo suo diritto con tutte le sue forze? A questo riguardo si può leggere un bellissimo esempio:

«Durante il califfato di Umar si narra la storia di un bambino che era reclamato come proprio figlio da due donne. Il giudizio su questo caso fu lasciato nelle mani dell’Imam Alì (a). Quando l’Imam Alì (a) vide che entrambe insistevano nel loro reclamo, ordinò che il bambino fosse tagliato in due parti, e ogni donna ne prendesse una. La madre-impostore decise di accettare questa decisione mentre la vera madre preferì che fosse l’altra a prendere il bambino”.

L’Islam è questo bambino in discussione; gli usurpatori farebbero qualsiasi cosa per rimanere al potere, sebbene questo significherebbe mettere in pericolo la sopravvivenza dell’Islam. L’Imam Alì (a), come vero custode dell’Islam, era preparato a rinunciare al potere per salvare l’Islam dalla distruzione totale (…)

L’Imam Alì (a) accettò di privarsi del califfato ma non di protestare quando e dove ebbe l’opportunità. Quando fu privato del califfato dopo la morte di Umar, si rivolse al Comitato Consultivo che aveva scelto Uthman e disse: “Voi sapete che io ho più diritto al califfato. Per Allah, finché gli affari dei musulmani rimangono intatti e non vi è oppressione, rimarrò tranquillo… (Cfr. Nahjul Balagha, sermone n. 74)». (tratto da http://www.islamshia.org/articolo.php?ids=262)

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Per capire meglio è necessario accennare al contesto e le condizioni della società in cui il Corano fu rivelato. Brevemente, possiamo dire che alcuni musulmani, i munafiq di cui abbiamo precedentemente parlato, non vedevano di buon occhio l’Ahl al-Bayt (a), in particolare l’imam Alì (a). Questi munafiq venivano deviati da Satana in vari modi, per esempio:

i. Molti di loro, fino a poco tempo prima, erano stati nemici dell’Islam e avevano assaggiato la spada dell’imam Alì (a) in guerra, perciò Iblis li tentava in modo che crescesse in loro il rancore nei confronti dell’Imam (a).

ii. Gli usi e costumi dell’epoca dell’Ignoranza (prima dell’Islam, anche chiamata Jahiliyyah) influenzavano ancora le menti, quindi la gente dava ancora molta importanza alle questioni tribali, l’età, ecc., nella politica, perciò, per esempio, consideravano l’imam Alì (a) troppo giovane per poter essere la guida della società.

iii. Era diffusa l’idea pericolosa che il Profeta (s) avesse l’intenzione di dare il potere e la sovranità alla sua Famiglia (a) (non perché ne fossero degni, ma perché erano suoi parenti). Quest’idea era talmente diffusa che addirittura il giorno di Ghadir, dopo che il Profeta (s) ebbe presentato l’imam Alì come suo successore, un uomo di nome Jabir ibn Nazr o Harith ibn al-Na’man disse: “Signore! Ci ha detto che era stato mandato da Dio e gli era stato dato un Libro celeste e vi abbiamo creduto, adesso vuole fare di suo genero e cugino un governatore! Se dice la verità, possa cadere un masso dal cielo e uccidermi!”.[1]

Ora poniamoci questa domanda: Considerando questo contesto, sarebbe stato opportuno citare espressamente i nomi dell’imam Alì (a) e degli altri Imam (a) nel Corano?

Qualcuno potrebbe pensare che se fosse stato così, adesso non ci sarebbero più discordanze[2] fra i musulmani e tutti insieme collaborerebbero sulla via della Rettitudine, poiché il Corano è accettato da tutti. Ma sarebbe stato veramente così? Non proprio: analizzando il contesto storico e sociale non è da escludere il pericolo che, se i loro nomi fossero stati citati espressamente e non ci fossero stati dubbi riguardo alla wilayah dell’imam Alì (a), l’Islam e il Corano sarebbero andati perduti completamente e per sempre. Infatti molti dei nemici dell’Imam (a), che avevano anche grande potere propagandistico, avrebbero negato la sua wilayah e il Corano, mettendo così in pericolo l’Islam stesso. In fondo non è successo così anche allo stesso profeta Muhammad (s): il Profeta Gesù (a) aveva annunciato che dopo di lui sarebbe venuto un profeta di nome Ahmad[3], eppure quando Muhammad (s) ricevette l’investitura profetica la maggior parte della Gente del Libro lo negò, anche perché i loro libri erano stati alterati.

Forse può sembrare un’esagerazione, però se valutiamo i fatti storici, ne saremo ancora più convinti; riprendiamo l’esempio che abbiamo già citato:

Tutti gli storici importanti hanno riportato che il Profeta (s) gli ultimi giorni della sua vita chiese che gli fosse data carta e penna per poter scrivere ciò che avrebbe assicurato alla ummah di non deviare mai dalla Retta Via. I presenti, ricordandosi degli avvenimenti di non molto tempo prima (come Ghadir Khum), sapevano benissimo qual era lo scopo del Profeta (s), allora uno di loro disse: “Quest’uomo a causa della febbre alta sta delirando!”[4]. Non è forse questo un modo per sopprimere la personalità del Profeta (s)?

Com’è possibile che possa delirare colui riguardo a cui il Corano dice chiaramente: e neppure parla d’impulso: non è che una Rivelazione ispirata”[5]?!

Colui che pronunciò questa frase sapeva che c’erano altri che lo avrebbero appoggiato, altrimenti non avrebbe mai osato parlare così!

Da qui si capisce perché il Corano ha usato questo metodo, così ha sia spiegato le questioni per coloro che hanno la capacità e vogliono comprenderle, e ha anche fatto in modo che gli altri, nonostante non le capissero, o non le accettassero o avessero altri scopi, non si sarebbero allontanati e non avrebbero allontanato gli altri dalla base dell’Islam.

Ci si potrebbe chiedere: che senso ha parlare del pericolo che il Corano sia alterato se esiste il versetto Noi abbiamo fatto scendere il Monito, e Noi ne siamo i custodi”[6], che esclude questa possibilità?

La risposta è che il fatto che Dio ne sia custode è attuato attraverso determinati mezzi e metodi e uno di questi potrebbe proprio essere il fatto di non citare espressamente il nome degli Infallibili (a).

Inoltre chi ci garantisce che se per esempio il Corano avesse detto espressamente che Alì (a) è il successore del Profeta (s) o avesse citato i nomi degli altri Imam (a), qualcuno, ispirato da Satana, non si sarebbe posto la domanda: Alì? Ma quale Alì? Ne abbiamo così tanti! Husayn? Ma quale Husayn? Ne abbiamo così tanti! Allo stesso modo di come alcuni mettono in dubbio l’ovvio significato di Mawla e Wali[7].


[1] Al-Ghadir (Beyrut, Dar al-Kitab al-Arabi, 3°ed.), vol. 1, pag. 239-246.

[2] In realtà le questioni su cui i musulmani hanno avuto discordanza, fin dall’inizio, non sono state solo quelle relative all’imamato. Per esempio riguardo alla conoscenza di Dio (questione ben più importante dell’imamato), il Corano non chiarisce espressamente questioni del tipo: Dio possiede qualità? Se le possiede, fanno parte della sua essenza o sono esterne? E altre questioni teologiche che hanno creato non poche discordie (molto spesso motivate da ambizioni politiche o di potere) fra i musulmani e alcuni hanno anche perso la vita difendendo le proprie idee, quando invece riflettendo sui versetti e interpretandoli secondo gli hadith del Profeta (s) e della sua Ahl al-Bayt (a), queste questioni e quella dell’imamato sarebbero state risolte. Anche questi sono alla fine metodi attraverso cui Iblis ha cercato di deviare la gente dal vero Islam.

[3] E quando Gesù figlio di Maria disse: «O Figli di Israele, io sono veramente un Messaggero di Allah a voi [inviato], per confermare la Torah che mi ha preceduto, e per annunciarvi un Messaggero che verrà dopo di me, il cui nome sarà "Ahmad"». Ma quando questi giunse loro con le prove incontestabili, dissero: «Questa è magia evidente»”. (Cfr. Corano 61:6)

[4] Abd al-Rahman Ahmad al-Kubra, Min hayat al-khalifat Umar ibn al-Khattab, pag. 101-107.

[5] Corano 53:3-4.

[6] Corano 15:9.

[7] Cfr. “La Tradizione di Ghadir, Manifesta documentazione della Wilayah, la Guida Islamica” http://www.al-islam.org/it/traghad/.

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