I suoi ricordi

La madre
Era estate e faceva caldo. In un angolo ombroso del cortile stendevamo un tappeto (beh, è meritorio stare sotto il cielo!), stavamo seduti per delle ore e ci dedicavamo ai riti del giorno di Arafa. Mia madre, Khadija Seyyeda Mirdamadi Najafabadi, figlia di Seyyed Hashem Najafabadi, leggeva e anche noi. Si dedicava
assiduamente alle du’a e altre orazioni meritorie.
Era colta, leggeva libri, era portata per la poesia e l’arte.
Conosceva Hafez e ci recitava sempre le sue poesie. Conosceva perfettamente anche il Corano, soprattutto ci raccontava le storie coraniche e ce le spiegava, con dolcezza. Talvolta, inframmezzava queste spiegazioni con qualche poesia di Hafez, per addolcire il tutto. Era anche dotata di una voce gradevole. Mia madre era molto brava…molto!
Il padrekham
Mio padre, Seyyed Javad, era di madrelingua azera, originario di Tabriz, proveniva da Khamene. Mia madre era di madrelingua farsi.
Siamo cresciuti bilingue. Eravamo in cinque, quattro fratelli – Seyyed Muhammad, Seyyed Alì, Seyyed Hadi e Seyyed Hasan – e una sorella. Io ero il secondogenito. Mio padre era un grande mullah, un alim. Al contrario di mia madre che era una conversatrice piacevole, mio padre era silenzioso e di poche parole. Tranquillo. Ciò era dovuto ai suoi lunghi anni di studi da talebeh e la solitudine in cui aveva studiato.

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