Sta arrivando la notte del 15 Shaban in merito alla quale il santo Profeta (saw) disse: “Chiunque resti sveglio in adorazione la notte del 15 Shaban, il suo cuore sarà vivo nel giorno in cui i cuori saranno senza vita”.

Egli disse anche che durante la notte del 15 Shaban, Allah Onnipotente decide in merito al sostentamento, la vita, la morte e il bene della gente.

Restare svegli in preghiera (ihya) è una pratica religiosa raccomandata dal sacro Corano.
La notte del 15 Shaban è la più importante dell’anno dopo le notti di Qadr, è altamente meritorio fare il ghusl e restare svegli tutta la notte in adorazione e preghiera. Vi sono delle du’a da recitare tra cui anche delle versioni semplici:
- recitare 100 volte

سُبْحَانَ اللّهِ  وَالْحَمْدُ لِلّهِ وَلا إلهَ إلاَّ اللّه وَاللّهُ أَك ْبَرُ 

- chiedere perdono
- recitare la zyarah dell’imam Hussein (a.s.) specifica per questa notte o se preferite recitare un’alternativa più semplice, potete manifestare il vostro amore e rispetto per l’Imam dicendo:

السَّلامُ عَلَيْكَ يَا أَبَا عَبْدِ اللّه السَّلامُ عَلَيْكَ وَرَحْمَةُ اللّه وَبَرَكَاتُهُ

Inoltre, siccome è l’anniversario della nascita dell’imam Mahdi (aj) è il momento migliore per approfondire la nostra conoscenza su di lui, ricordandoci del famoso hadith che dice che chi muore senza aver conosciuto l’Imam del proprio tempo è come colui che muore nell’Ignoranza.

Un link utile per i vari amaal consigliati: http://www.duas.org/15shabanamal.htm

Eltemase du’a

Ricordateci nelle vostre preghiere

 

Vogliamo proporvi questo interessante articolo tradotto dalla sorella Isabella e tratto dal blog:

http://veloitalia.blogspot.it/2016/08/riflessione-di-una-donna-sul-condurre.html

L’articolo è una traduzione di un estratto dal libro “Reclaim your heart” di Yasmin Mogahed.
L’autrice è una donna musulmana, laureata in psicologia e giornalismo, rinomata autrice e speaker nel mondo islamico.

Fonte dell’articolo originale : http://www.yasminmogahed.com/2010/12/19/a-woman%E2%80%99s-reflection-on-leading-prayer/

Il 18 Marzo 2005, Amina Wadud condusse la prima Jum’ah (preghiera del Venerdì) guidata da una donna. Quel giorno , le donne fecero un enorme passo verso l’essere più simili agli uomini .
Ma in questo modo ci siamo portate più vicine a realizzare la nostra liberazione?
Io non credo.
Ciò che spesso dimentichiamo è che Dio ha onorato la donna dandole un valore in relazione a Dio – non in relazione agli uomini. Ma poiché il femminismo occidentale elimina Dio dalla scena, non rimane alcuno standard – che l’uomo, in quanto maschio.
Come risultato, la femminista occidentale è costretta a trovare il suo valore in relazione ad un uomo. E facendo ciò, ha accettato un’assunzione distorta. Essa ha accettato che l’uomo è lo standard, e dunque una donna non potrà mai essere un completo essere umano finché non diventa semplicemente come un uomo .

Quando un uomo si taglia i capelli corti , lei vuole tagliarsi i capelli corti. Quando un uomo si arruola nell’esercito , lei vuole arruolarsi nell’esercito. Vuole queste cose per il semplice motivo che questo è “lo standard”.
Ciò che essa non realizza è che Dio dà dignità ad entrambi , uomo e donna, nella loro diversità e distinzione – non nella loro uguaglianza.

E il 18 marzo , le donne musulmane hanno commesso lo stesso identico errore.
Per 1400 anni gli studiosi islamici hanno concordato sul fatto che sono gli uomini a condurre la preghiera. In quanto donna musulmana, perché ciò dovrebbe importarmi ? Colui che guida la preghiera non è spiritualmente superiore in alcun modo. Una cosa non è migliore solo perché è un uomo a farla. E condurre la preghiera non è migliore , semplicemente perché è “condurre” . Se fosse stato ruolo della donna o se fosse stato più divino , allora perché il Profeta (pace su di lui) non avrebbe chiesto ad Ayesha, Khadija o Fatima – le più grandi donne di tutti i tempi – di guidare la preghiera ?
A queste donne fu promesso il paradiso – eppure non hanno mai condotto una preghiera.

Ma ora ,per la prima volta in 1400 anni , guardiamo un uomo condurre la preghiera e pensiamo “Non è giusto”. Pensiamo ciò anche se Dio non ha concesso alcun privilegio a chi la guida . L’imam non ha più valore agli occhi di Dio di quanto non ne abbia chi prega nelle file posteriori .
D’altro lato , soltanto una donna può essere madre. E Dio ha dato un privilegio speciale ad una madre. Il Profeta (pace su di lui) ci ha insegnato che “Il paradiso giace ai piedi della madre”. Ma qualunque cosa faccia un uomo , egli non potrà mai essere una madre. Allora perché questo non è ingiusto ?

Quando gli fu chiesto “Chi più di tutti merita il nostro buon trattamento?” Il profeta (pace su di lui) rispose: “Tua madre” tre volte prima di dire “Tuo padre” soltanto una. E’ sessista questo ? Non importa quanto un uomo faccia, non sarà mai in grado di avere lo status di una madre.

E ancora, quando Dio ci onora con qualcosa di unicamente femminile, siamo troppo impegnate a trovare il nostro valore in relazione ad un uomo per apprezzare – o addirittura notare ciò.
Abbiamo , anche noi , accettato gli uomini come standard ; dunque qualunque cosa unicamente femminile è , per definizione, inferiore. Essere sensibile è un insulto , diventare madre – una degradazione.
Nella battaglia tra razionalità stoica (considerata maschile) e compassionevole altruismo (considerato femminile) la razionalità regna suprema.

Dal momento in cui accettiamo che qualunque cosa un uomo abbia o faccia è migliore, ciò che ne segue è una reazione a martello : se un uomo ha questo , dobbiamo averlo anche noi . Se gli uomini pregano nelle file anteriori, assumiamo che sia meglio , dunque vogliamo pregare nelle file anteriori anche noi . Se gli uomini conducono la preghiera, assumiamo che l’Imam è più vicino a Dio , dunque vogliamo condurre la preghiera anche noi.
In qualche modo abbiamo accettato la nozione che avere una posizione di mondana leadership è in qualche modo indice della propria posizione con Dio .
Una donna musulmana non ha bisogno di degradare se stessa in questo modo . Lei ha Dio come standard. Ha Dio a definire il suo valore, non ha bisogno di un uomo .
Infatti , nella nostra crociata per inseguire gli uomini , noi donne non ci siamo mai fermate per esaminare la possibilità che ciò che abbiamo possa essere per noi migliore . In alcuni casi addirittura lasciamo andare questi valori solo per essere come un uomo .

50 anni fa, la società ci diceva che gli uomini erano superiori perché lasciavano la casa per andare a lavorare nelle fabbriche. Noi eravamo madri .
E tuttavia, ci dicevano che abbandonare l’allevamento di un altro essere umano per poter lavorare ad una macchina significava la liberazione della donna.
Abbiamo accettato che lavorare in una fabbrica è superiore ad allevare il fondamento della società – soltanto perché era un uomo a farlo.
Poi , dopo lavoro , dovevamo dimostrare di essere superumani – la madre perfetta, la moglie perfetta, la casalinga perfetta – e avere la carriera perfetta. E mentre non c’è niente di male , per definizione, in una donna in carriera, presto realizziamo ciò che abbiamo sacrificato per imitare ciecamente gli uomini .
Abbiamo guardato i nostri bambini diventare estranei e presto abbiamo riconosciuto il privilegio che abbiamo abbandonato .

E quindi solo ora – potendo scegliere – le donne in Occidente stanno scegliendo di restare a casa a crescere i loro figli.
Secondo lo United States Department of Agricolture, solo il 31 per cento delle madri con bambini piccoli , e il 18 per cento di madri con due o più figli , lavorano full-time. E di queste madri lavoratrici, un sondaggio condotto dal Parenting Magazine nel 2000 , ha rilevato che il 93 per cento di esse dice che preferirebbe restare a casa con i figli , ma è costretto a lavorare a causa di “obblighi finanziari”. Questi “obblighi” sono imposti alle donne dall’uguaglianza dei sessi dell’Occidente moderno , e rimossi dalle donne nella distinzione fra i sessi propria dell’Islam.

Ci è voluto alle donne occidentali quasi un secolo di sperimentazione per realizzare un privilegio dato alle donne musulmane 1400 anni fa.

Datomi questo privilegio in quanto donna, degrado me stessa provando ad essere qualcosa che non sono – e che in tutta onestà – non voglio essere: un uomo .
Come donne, non raggiungeremo mai la vera liberazione finché non smetteremo di imitare gli uomini , e dare valore alla bellezza di ciò che ci distingue, dato da Dio .

Se posso scegliere tra stoica giustizia e compassione, scelgo compassione. E se posso scegliere tra mondana leadership e paradiso ai miei piedi – scelgo il Paradiso .

Risposta concisa
Uno dei principi fondamentali della dottrina sciita, estratto da molteplici versetti e hadìth profetici, è che l’imamato costituisce un’investitura divina. Quindi una volta accertato che Dio ha elevato un individuo a questa carica, un musulmano senza esitare deve accettare come servo la sua wilayah, poiché Dio sa meglio di chiunque a chi deve donare l’imamato[i]. La nomina da parte di Dio per questo incarico può manifestarsi nei seguenti modi:
1. Hadìth profetici.
2. Presentazione da parte degli Imam (A), in particolar modo quello precedente.
3. Possesso di altre condizioni per l’imamato, come la conoscenza dell’occulto (‘ilm ladunni), essere il più saggio della propria epoca, infallibilità, salute ed equilibrio corporali e spirituali, taumaturgia e altri fenomeni paranormali.
Gli sciiti contemporanei degli Imam infanti (A) (l’imam Javad (A) a otto anni, l’imam Hadi (A) a nove anni e l’imam Mahdi (Aj) a cinque anni) non erano estranei a queste condizioni e dopo aver analizzato e ricercato a lungo sul loro conto, raggiungevano la certezza del loro imamato e accettavano la loro wilayah. Anche le generazioni successive si fidarono delle prove storiche, delle loro ricerche e degli hadìth evidenti. D’altro canto l’imamato, le conferme occulte da parte di Dio nei loro confronti e la capacità di compiere miracoli, impediscono che essi siano paragonati agli individui normali. Inoltre per un musulmano credente nel Corano, il dono di una carica divina a un bambino, in base alla saggezza, sapienza e favore di Dio, non deve sembrare strano dato che Gesù, Giovanni Battista e Salomone (A) diventarono profeti a tal età. I versetti del Corano concernenti questi tre nobili Profeti (A) sono stati utilizzati più volte dagli Imam (A) come prova.

[i] Sacro Corano, 6:124.
Risposta dettagliata
L’imamato, dal punto di vista sciita, consiste nella wilayah del wali di Allah sulle altre persone[1]. In altre parole l’imamato è un incarico divino volto a dirigere la religione e la gente, e guidarli verso la vetta della beatitudine e dell’umanità. Per questo motivo l’Imam (A) non può essere scelto da parte della gente, poiché solo Dio sa chi possiede la conoscenza dell’occulto (‘ilm ladunni) e l’infallibilità, infatti queste sono le condizioni più importanti per diventare wali di Allah.
L’individuo monoteista che accetta la wilayah divina per se stesso, in ogni aspetto della propria vita obbedisce agli ordini e divieti divini. Nella questione della wilayah, dovrà pertanto sottomettersi completamente ai wali che Dio investe di tale carica, e dovrà altresì astenersi dal confrontarli con altri o esitare. Per riconoscere coloro che Dio eleva ad imam e wali, vi sono alcuni accorgimenti:
a. Analizzare la loro prassi, via e metodo.
b. Confrontare le caratteristiche e i segni descritti dalle guide precedenti riguardo a quella successiva.
c. Richiesta di miracolo e ricerca di condizioni dell’imamato; facendo riferimento alla prassi e alla storia si possono ottenere delle informazioni riguardo alla sua vita; inoltre attraverso gli hadìth si possono ottenere le tradizioni tramandate dal Profeta (S) e in seguito quelle di ogni Imam (A) per poi riconoscere l’Imam (A) successivo. Gli Imam infallibili (A) sia in vita che dopo il martirio hanno compiuto dei miracoli. Questi fenomeni sovrannaturali sono talmente numerosi che non sono stati calcolati; in più, ogni ricercatore della verità può facilmente trovarne notizia.
Per tali motivi non esiste un limite minimo d’età per l’imamato. La maturità spirituale, sapienziale e intellettuale, in questo caso, può essere donata fin dall’infanzia da parte di Dio; questo può essere considerato uno dei miracoli che dimostrano il suo imamato, non un ostacolo.
Senza dubbio, con una cognizione superficiale, sarà difficile per grandi, sapienti, anziani e anche giovani, ecc., accettare la wilayah di un individuo più giovane d’età; pure per la gente comune accettare una tale wilayah non sarebbe come riconoscere quella di un altro individuo di età maggiore. La gente contemporanea degli Imam infanti (A) (l’imam Javad (A) a otto anni, l’imam Hadi (A) a nove anni e l’imam Mahdi (Aj) a cinque anni) non da meno avanzò domande e dubbi all’imam Ridha (A), pretendendo delle spiegazioni. Per esempio il seguente hadìth può essere utilizzato come testimonianza:
Da Hasan ibn Jahm è stato tramandato che: ‘Ero al cospetto dell’imam Ridha (A) ed era presente anche il nobile imam Javad (A) ancora bambino. Dopo una lunga conversazione, il nobile Ridha (A) mi disse: “O Hasan, se ti dicessi che questo bambino sarà il tuo imam, cosa risponderesti?” Replicai: “Sono al tuo servizio, ciò che dici tu, lo dico anch’io”. L’Imam (A) confermò: “Ciò che hai detto è giusto”, quindi scoprì la spalla del nobile Javad (A) e mi mostrò un simbolo simile a due dita e aggiunse: “Il nobile Musa ibn Ja’far (A) aveva un simbolo simile nella stessa parte del corpo”’.
È stato tramandato che pure una persona di nome Mahmudi narrò quanto segue: ‘Mi trovavo a Tus presso il nobile Ridha (A). Uno dei suoi compagni migliori chiese: “Se dovesse capitarti una disgrazia, chi sarà imam dopo di te?”. Il nobile Ridha (A) gli prestò la propria attenzione e rispose: “Dopo di me per la questione dell’imamato dovete rivolgervi a mio figlio, il nobile Javad (A)”. Egli domandò: “Gli anni dell’imam Javad (A), non sono pochi? L’imam Ridha (A) replicò: “Dio investì il nobile Gesù figlio di Maria (A) del grado di profeta quando era più piccolo dell’Imam Muhammad Taqi (A)”[2]’.
A causa di alcuni problemi, certi sciiti, all’epoca dell’imam Ridha (A), nonostante queste chiare prove cercarono di conoscere l’imam successivo. Alcuni andarono presso Abdullah ibn Musa (A), il fratello dell’imam Ridha (A), ma poiché non erano disposti ad accettare il suo imamato senza prima aver appurato la sua situazione, alcuni lo misero alla prova rivolgendogli delle domande e quando videro che era incapace di rispondere lo lasciarono.[3] Ciò che è importante è questa manifestazione divina che deve trovarsi nello scibile degli imam. Costoro rispettarono questo principio con tutti gli imam, ponendo loro diverse domande e solamente una volta sicuri che erano in grado di rispondere a queste domande (nonostante la presenza di chiare prove), venivano riconosciuti come imam infallibili da parte degli sciiti.[4] Anche gli Imam infanti non erano esclusi da ciò e venivano provati dai grandi sciiti per accertare la loro capacità scientifica e taumaturgica.
Dall’altra parte i nemici degli Imam (A), che aspettavano sempre l’occasione propizia per mettere da parte gli Imam (A) e allontanare gli sciiti da loro, approfittarono di questa loro peculiarità e organizzando una giuria di sapienti vollero utilizzare la giovane età come pretesto per allontanarli del tutto dalla scena. Tuttavia con i loro sforzi non fecero altro che umiliarsi, dato che dimostrarono ancor più la loro (degli Imam) dignità di fronte a tutti i sapienti contemporanei.[5]
Oltre a tutto ciò, coloro che conoscono il Corano e le storie dei Profeti (A), sanno altresì che alcuni profeti giunsero al grado di profeta, e anche d’imam, in giovane età, come Gesù (A)[6], Giovanni Battista (A)[7], ecc. Quando invece la maggior parte dei Profeti (A) raggiunse questo livello a quarant’anni o più.
Questa dev’essere quindi considerata una questione che riguarda la saggezza e la sapienza divina, e per riconoscere chi possiede un tale grado bisogna affidarsi alle prove e testimonianze. Come dice il Sacro Corano: “Di’: “O Allah, Sovrano del regno, Tu dai il regno a chi vuoi e lo strappi a chi vuoi, esalti chi vuoi e umili chi vuoi. Il bene è nelle Tue mani, Tu sei l’Onnipotente”.[8] Sempre il Corano replicando al dubbio del popolo di Israele dice: “E disse il loro profeta: “Ecco che Allah vi ha dato per re Saul”. Dissero: “Come potrà regnare su di noi? Noi abbiamo più diritto di lui a regnare, e a lui non sono state concesse ricchezze!”. Disse:” In verità Allah lo ha scelto tra voi e lo ha dotato di scienza e di prestanza”. Allah dà il regno a chi vuole, Egli è immenso, sapiente. E disse il loro profeta: “Il segno della sovranità sarà che verrà con l’Arca”[9].
In conclusione l’imamato dell’Imam del Tempo (Aj) in età precoce è normale e razionale.

Fonti per approfondire l’argomento:
1. Fazel Javad, Ma’sumin-e chahardah ganeh.
2. Pishvay Mahdi, Sire-ye Pishvayan, pp. 531-555.
3. Najafi Mohammad Javad, Setaregan-e Derakhshan, vol. 11, pp. 22-25 e vol. 14, pp. 67-69.
4. AA. VV., Ma’aref-e eslami, vol. 2, Ma’aref (Nahad-e Rahbari dar daneshgah-ha), pp. 122 e 123.
5. Qomi sheikh Abbas, Montaha al-Amal, pp. 943-955.
6. Ja’farian Rasul, Hayat-e Fekri va Siasi-e Emaman-e Shi’eh (A), Ansarian, 1381, Qom, pp. 472 e 473.
7. Ameli Ja’far Morteza, traduzione Hosseyni seyyed Mohammad, Zendegani-e Siasi-e Emam Javad (A), pp. 68-109.
[1] Cfr.: Indice: Il significato di Wilayah, domanda 128.
[2] Najafi Mohammad Javad, Setaregan-e Derakhshan, vol. 11, (Sargozasht-e hazrat-e emam Mohammad-e Taqi), pp. 24 e 25.
[3] Ja’farian Rasul, Hayat-e Fekri va Siasi-e Emaman-e Shi’eh (A), pag. 473.
[4] Ivi, p. 474.
[5] Cfr.: Sheykh Abbas Qomi, Montaha al-Amal, pp. 943-955; Ameli Ja’far Morteza, traduttore Hosseyni seyyed Mohammad, Zendegani-e Siasi-e Emam Javad (A), pp. 68-109.
[6] Sacro Corano, 19:26-34.
[7] Sacro Corano, 19:12-15.
[8] Sacro Corano, 3:26.
[9] Sacro Corano, 2:247.
Fonte: islamquest.net

Il Profeta salutava sempre prima di tutti. Un giorno una persona decise di salutare per primo il Profeta, così si nascose dietro al muro. Quando il Profeta passò per quella via, l’arcangelo Gabriele lo avvertì della presenza dell’uomo. Quando il Profeta arrivò vicino al muro disse: “Ehi tu che ti nascondi dietro al muro: pace a te! (salamun alaykum)”. Neanche quell’uomo riuscì a salutare il Profeta per primo.

(Traduzione dal persiano di Fatima Emami, 10 anni, e disegno di Mahdi Emami, 7 anni)