Vogliamo proporvi questo interessante articolo tradotto dalla sorella Isabella e tratto dal blog:

http://veloitalia.blogspot.it/2016/08/riflessione-di-una-donna-sul-condurre.html

L’articolo è una traduzione di un estratto dal libro “Reclaim your heart” di Yasmin Mogahed.
L’autrice è una donna musulmana, laureata in psicologia e giornalismo, rinomata autrice e speaker nel mondo islamico.

Fonte dell’articolo originale : http://www.yasminmogahed.com/2010/12/19/a-woman%E2%80%99s-reflection-on-leading-prayer/

Il 18 Marzo 2005, Amina Wadud condusse la prima Jum’ah (preghiera del Venerdì) guidata da una donna. Quel giorno , le donne fecero un enorme passo verso l’essere più simili agli uomini .
Ma in questo modo ci siamo portate più vicine a realizzare la nostra liberazione?
Io non credo.
Ciò che spesso dimentichiamo è che Dio ha onorato la donna dandole un valore in relazione a Dio – non in relazione agli uomini. Ma poiché il femminismo occidentale elimina Dio dalla scena, non rimane alcuno standard – che l’uomo, in quanto maschio.
Come risultato, la femminista occidentale è costretta a trovare il suo valore in relazione ad un uomo. E facendo ciò, ha accettato un’assunzione distorta. Essa ha accettato che l’uomo è lo standard, e dunque una donna non potrà mai essere un completo essere umano finché non diventa semplicemente come un uomo .

Quando un uomo si taglia i capelli corti , lei vuole tagliarsi i capelli corti. Quando un uomo si arruola nell’esercito , lei vuole arruolarsi nell’esercito. Vuole queste cose per il semplice motivo che questo è “lo standard”.
Ciò che essa non realizza è che Dio dà dignità ad entrambi , uomo e donna, nella loro diversità e distinzione – non nella loro uguaglianza.

E il 18 marzo , le donne musulmane hanno commesso lo stesso identico errore.
Per 1400 anni gli studiosi islamici hanno concordato sul fatto che sono gli uomini a condurre la preghiera. In quanto donna musulmana, perché ciò dovrebbe importarmi ? Colui che guida la preghiera non è spiritualmente superiore in alcun modo. Una cosa non è migliore solo perché è un uomo a farla. E condurre la preghiera non è migliore , semplicemente perché è “condurre” . Se fosse stato ruolo della donna o se fosse stato più divino , allora perché il Profeta (pace su di lui) non avrebbe chiesto ad Ayesha, Khadija o Fatima – le più grandi donne di tutti i tempi – di guidare la preghiera ?
A queste donne fu promesso il paradiso – eppure non hanno mai condotto una preghiera.

Ma ora ,per la prima volta in 1400 anni , guardiamo un uomo condurre la preghiera e pensiamo “Non è giusto”. Pensiamo ciò anche se Dio non ha concesso alcun privilegio a chi la guida . L’imam non ha più valore agli occhi di Dio di quanto non ne abbia chi prega nelle file posteriori .
D’altro lato , soltanto una donna può essere madre. E Dio ha dato un privilegio speciale ad una madre. Il Profeta (pace su di lui) ci ha insegnato che “Il paradiso giace ai piedi della madre”. Ma qualunque cosa faccia un uomo , egli non potrà mai essere una madre. Allora perché questo non è ingiusto ?

Quando gli fu chiesto “Chi più di tutti merita il nostro buon trattamento?” Il profeta (pace su di lui) rispose: “Tua madre” tre volte prima di dire “Tuo padre” soltanto una. E’ sessista questo ? Non importa quanto un uomo faccia, non sarà mai in grado di avere lo status di una madre.

E ancora, quando Dio ci onora con qualcosa di unicamente femminile, siamo troppo impegnate a trovare il nostro valore in relazione ad un uomo per apprezzare – o addirittura notare ciò.
Abbiamo , anche noi , accettato gli uomini come standard ; dunque qualunque cosa unicamente femminile è , per definizione, inferiore. Essere sensibile è un insulto , diventare madre – una degradazione.
Nella battaglia tra razionalità stoica (considerata maschile) e compassionevole altruismo (considerato femminile) la razionalità regna suprema.

Dal momento in cui accettiamo che qualunque cosa un uomo abbia o faccia è migliore, ciò che ne segue è una reazione a martello : se un uomo ha questo , dobbiamo averlo anche noi . Se gli uomini pregano nelle file anteriori, assumiamo che sia meglio , dunque vogliamo pregare nelle file anteriori anche noi . Se gli uomini conducono la preghiera, assumiamo che l’Imam è più vicino a Dio , dunque vogliamo condurre la preghiera anche noi.
In qualche modo abbiamo accettato la nozione che avere una posizione di mondana leadership è in qualche modo indice della propria posizione con Dio .
Una donna musulmana non ha bisogno di degradare se stessa in questo modo . Lei ha Dio come standard. Ha Dio a definire il suo valore, non ha bisogno di un uomo .
Infatti , nella nostra crociata per inseguire gli uomini , noi donne non ci siamo mai fermate per esaminare la possibilità che ciò che abbiamo possa essere per noi migliore . In alcuni casi addirittura lasciamo andare questi valori solo per essere come un uomo .

50 anni fa, la società ci diceva che gli uomini erano superiori perché lasciavano la casa per andare a lavorare nelle fabbriche. Noi eravamo madri .
E tuttavia, ci dicevano che abbandonare l’allevamento di un altro essere umano per poter lavorare ad una macchina significava la liberazione della donna.
Abbiamo accettato che lavorare in una fabbrica è superiore ad allevare il fondamento della società – soltanto perché era un uomo a farlo.
Poi , dopo lavoro , dovevamo dimostrare di essere superumani – la madre perfetta, la moglie perfetta, la casalinga perfetta – e avere la carriera perfetta. E mentre non c’è niente di male , per definizione, in una donna in carriera, presto realizziamo ciò che abbiamo sacrificato per imitare ciecamente gli uomini .
Abbiamo guardato i nostri bambini diventare estranei e presto abbiamo riconosciuto il privilegio che abbiamo abbandonato .

E quindi solo ora – potendo scegliere – le donne in Occidente stanno scegliendo di restare a casa a crescere i loro figli.
Secondo lo United States Department of Agricolture, solo il 31 per cento delle madri con bambini piccoli , e il 18 per cento di madri con due o più figli , lavorano full-time. E di queste madri lavoratrici, un sondaggio condotto dal Parenting Magazine nel 2000 , ha rilevato che il 93 per cento di esse dice che preferirebbe restare a casa con i figli , ma è costretto a lavorare a causa di “obblighi finanziari”. Questi “obblighi” sono imposti alle donne dall’uguaglianza dei sessi dell’Occidente moderno , e rimossi dalle donne nella distinzione fra i sessi propria dell’Islam.

Ci è voluto alle donne occidentali quasi un secolo di sperimentazione per realizzare un privilegio dato alle donne musulmane 1400 anni fa.

Datomi questo privilegio in quanto donna, degrado me stessa provando ad essere qualcosa che non sono – e che in tutta onestà – non voglio essere: un uomo .
Come donne, non raggiungeremo mai la vera liberazione finché non smetteremo di imitare gli uomini , e dare valore alla bellezza di ciò che ci distingue, dato da Dio .

Se posso scegliere tra stoica giustizia e compassione, scelgo compassione. E se posso scegliere tra mondana leadership e paradiso ai miei piedi – scelgo il Paradiso .

La sharia chiede alla donna musulmana di coprirsi dalla testa ai piedi lasciando scoperti solo il viso e le mani. Il velo o hijab che dir si voglia, non è un segno di arretratezza o ignoranza, bensì è un dovere, un diritto e una responsabilità della donna. Simboleggia la devozione religiosa e l’obbedienza ad Allah Onnipotente. Molti pensano che l’hijab sia un’innovazione introdotta dall’Islam, ma non è così. Gli studi compiuti in merito alle culture del mondo portano tutti alla conclusione che il coprirsi della donna è invero un’usanza antichissima della civiltà umana, non confinata a una singola tribù o razza. Nelle civiltà pre-islamiche, come possiamo notare nei dipinti e nelle sculture, le donne avevano un qualche tipo di copertura. Importanti figure femminili dell’antica Grecia erano ritratte con un velo a coprire il loro capo e le spalle. Nell’antica Roma, una rispettabile donna maritata, non sarebbe uscita a capo scoperto; questa pratica era probabilmente per evitare qualsiasi comportamento che potesse portare all’adulterio e altresì per proteggere la legittima progenie del marito. Quando iniziò a diffondersi il Cristianesimo, esso mantenne la tradizione del velo che assunse così un significato religioso. Nei primi secoli dopo la nascita di Gesù (A), tutte le donne si coprivano il capo, poiché san Paolo, nella sua prima lettera ai Corinzi (11,2-16), aveva ordinato alle donne di coprirsi durante le preghiere, ciò è ampiamente testimoniato dai dipinti dell’epoca. Tuttora molte suore coprono il loro capo nascondendo completamente i loro capelli per esprimere la loro rinuncia al mondo e la loro dedizione a Dio. La sposa cristiana indossa un velo bianco durante il matrimonio per simboleggiare la sua purezza e castità. Il velo fa anche parte dell’eredità culturale italiana. Fino a quattro o cinque decenni fa, soprattutto in Meridione ma non solo, le donne uscivano sempre di casa con un fazzoletto legato sotto il mento e per andare in chiesa. Allorché ammiriamo i capolavori dell’arte cristiana, siano dipinti o statue, non possiamo fare a meno di notare che la Vergine Maria è rappresentata con un velo sul capo. Molti famosi artisti italiani del Rinascimento, come Botticelli, Leonardo da Vinci, Michelangelo e così via, hanno ritratto la Madonna con un velo. Il velo può essere indossato come segno di sottomissione a Dio, per proteggere la verginità e la sacralità della maternità o in segno di lutto. Arriviamo ora all’Islam, quali sono il valore e la virtù dell’hijab? Trattasi di un mero ordine divino da seguire ciecamente o significa molto di più? Invero è innegabile che il sacro Corano abbia prescritto l’hijab (24:31, 33:59) e pure i nostri santi Imam (A), ma serve davvero a opprimere le donne, tenerle chiuse in casa o discriminarle come sostengono gli intellettuali moderni e le femministe? Qual è la filosofia dell’hijab e perché è diventato una questione importante e controversa? Innanzitutto dobbiamo considerare che la continuità della specie umana avviene tramite un rapporto tra un uomo e una donna e, grazie alla misericordia divina, quest’unione è seguita da un forte piacere. Conformemente alle leggi religiose, il piacere sessuale ha come fine la riproduzione e la soddisfazione lecita, e ciò può avvenire solamente all’interno della famiglia. Se però marito e moglie vivono in una società dove sono costantemente attratti da desideri illeciti, ciò potrebbe portare alla distruzione dell’armonia famigliare e un incremento di figli da padre ignoto, che è quanto sta avvenendo nei giorni nostri. Inoltre è un dato di fatto che più gli abiti femminili si sono accorciati, rimpiccioliti e ristretti, più le società sono diventate corrotte e hanno deviato dalla retta via. Ci si potrebbe chiedere: perché solo le donne devono coprirsi? Ciò è dovuto alle diverse caratteristiche psicologiche degli uomini e delle donne. Gli uomini provano più piacere nel guardare una donna che viceversa ed è per questo che Allah Onnipotente ha creato la donna bella e affascinante. L’unico modo per proteggere la dignità femminile è di seguire i precetti religiosi del Giudaismo, del Cristianesimo e dell’Islam; se qualcuno ripudia l’hijab adducendo che è un qualcosa di antiquato, sta prima di tutto negando un insegnamento morale trasmesso dal profeta Gesù e da sua madre, la nobile Maria (pace su entrambi), e che possiamo trovare nell’Antico Testamento (Genesi 24:64-65). Togliere l’hijab alle donne, come stanno tentando di fare in molti paesi occidentali e disgraziatamente anche in molti paesi musulmani, significa togliere alle donne la loro individualità, significa considerarle bambole con cui giocare, di cui abusare, per poi scaricare e abbandonare. Nei secoli recenti abbiamo assistito, e stiamo tuttora assistendo, alle oppressioni e trasgressioni di aggressori che hanno come fine l’indebolimento dell’ummah, la comunità islamica. Tuttavia l’oppressione maggiore viene perpetrata nei confronti delle donne musulmane. Alcuni paesi occidentali e cosiddetti paesi islamici si oppongono a che le studentesse indossino l’hijab, perché secondo voi? Perché sanno che se queste fanciulle, la futura generazione di donne musulmane, ricevono un’istruzione adeguata, allora gli imperialisti non saranno più in grado di diffondere la loro cultura corrotta nelle società o comunità islamiche. È quantomeno ironico che molte donne in Occidente si lamentino di essere trattate come oggetti di svago, che gli uomini non le rispettino, che solo quelle di bell’aspetto e vestite all’ultimo moda vengano scelte per un lavoro o come ‘fidanzate’. È triste che non si rendano conto che la risposta sta nella prescrizione islamica dell’hijab, dove l’aspetto di una donna non conta più, ma dove ella viene apprezzata per le sue capacità e le sue conoscenze. L’hijab è venuto per liberare le donne, affinché siano riconosciute come individui da ammirare per la loro mente e la loro personalità, e non già per la loro bellezza o la sua assenza. Con l’hijab una donna è libera di esprimere ciò che sente di essere dentro di sé e immune dall’essere considerata un simbolo sessuale. Lo scopo dell’abbigliamento occidentale è di svelare le forme, mentre l’abbigliamento islamico intende nasconderle, almeno in pubblico. La donna musulmana non sente le pressioni – così evidenti nelle culture occidentali e orientali – esercitate su di lei per apparire bella o attraente. Non teme di dover essere all’altezza di ciò che è desiderabile e di ciò che non lo è. La donna musulmana non si preoccupa della bellezza esteriore, bensì il suo principale obiettivo è la bellezza spirituale interiore. Non ha bisogno di usare il corpo o il proprio fascino per essere riconosciuta e accettata dalla società. Tale concezione della donna è molto diversa dai metodi crudeli praticati da altre società cui sono assoggettate le donne, le quali sono sempre giudicate per il loro aspetto fisico. Un altro vantaggio dell’hijab è che costituisce una protezione per le donne. I musulmani credono che quando una donna mostra la sua bellezza a chiunque, ella si  abbassi a diventare un oggetto di desiderio sessuale e diventi vulnerabile,  poiché gli uomini la guardano come gratificazione al loro impellente bisogno sessuale. L’hijab permette di classificare le donne che lo portano come appartenenti al gruppo delle donne modeste, affinché i trasgressori e gli uomini inclini ai piaceri dei sensi le riconoscano e non osino infastidirle. L’hijab risolve anche il problema delle molestie sessuali e delle avances indesiderate, che sono così umilianti per le donne, e che avvengono quando gli uomini non riescono a decifrare i segnali trasmessi dall’abbigliamento femminile e pensano che le donne vogliono essere avvicinate proporzionalmente all’esposizione del loro corpo. L’ideologia occidentale improntata sul mostrare ciò che di bello si possiede, è del tutto opposta ai principi islamici, dove lo scopo non è di attirare l’attenzione, bensì essere modeste. Innumerevoli società trattano le donne come oggetti sessuali e nulla più che corpi da esibire per attirare l’attenzione. Esempio ne sia la pubblicità, dove il corpo femminile è usato per vendere prodotti. Le donne sono costantemente umiliate e costrette a scoprirsi sempre di più. Il velo invece santifica la donna e costringe la società ad avere grande stima per lei. Lungi dall’umiliare la donna, l’hijab in realtà conferisce alla donna un’aura di rispetto e un’individualità unica.

(Discorso tenuto dalla sorella Patrizia Zahra Landi durante un seminario sull’hijab e la castità svoltosi ad Atene il 17 gennaio 2011)

Molti anni fa un imam (nel senso di colui che dirige la preghiera in una moschea) si trasferì a Londra. Prendeva sempre lo stesso autobus per recarsi in centro e una volta, nel sedersi, si accorse che per sbaglio l’autista gli aveva dato venti pence in più di resto. Riflettendo sul da farsi pensò tra sé: “È meglio restituire i venti pence, sarebbe sbagliato tenerli”. Ma poi pensò: “Lascia perdere sono solo venti pence. Chi vuoi che si preoccupi per così poco? Tanto l’azienda dei trasporti guadagna già abbastanza, di certo non ne sentirà la mancanza. Accettalo come un dono di Allah Onnipotente e stai zitto”.

Quando l’imam giunse alla sua fermata, egli si fermò un attimo vicino alla portiera e poi restituì i venti pence all’autista dicendo: “Ecco mi hai dato 20 pence in più di resto”.

L’autista con un sorriso rispose: “Non sei il nuovo imam di questa zona? Ultimamente ho pensato di venire nella tua moschea, volevo vedere cosa avresti fatto se ti avessi dato troppo resto”.

Quando l’imam scese dall’autobus le sue ginocchia divennero deboli e molli. Dovette appoggiarsi al lampione più vicino, guardò il cielo e gridò: “O Allah, ho quasi venduto la mia fede per venti pence!”.

Morale: Non possiamo mai sapere che impatto possano avere le nostre azioni sulla gente, talvolta siamo il solo Islam che i non-musulmani hanno modo di vedere nella loro vita quotidiana. Dobbiamo essere un esempio per gli altri. Sii onesto ogni giorno poiché non sai chi ti sta osservando, oltre al fatto che Allah vede quello che fai.

“O Allah, ti affido ciò che ho letto e studiato! O Allah, riconsegnamelo quando ne ho bisogno!”.

(Tratto dalla rivista Mahjubah settembre 2006)

Il matrimonio è un’esigenza naturale per ogni essere umano. Esso presenta molti benefici tra cui i più importanti sono:
a) La realizzazione di una famiglia in cui trovare sicurezza e pace mentale. Una persona non sposata è come un uccello senza nido. Il matrimonio serve da rifugio a chiunque si trovi perso nel caos della vita; esso permette di trovare un compagno che condividerà gioia e dolore.
b) Il naturale desiderio sessuale è forte e rilevante. Tutti dovrebbero avere un compagno per soddisfare i propri bisogni sessuali in un ambiente sicuro e tranquillo. Ognuno dovrebbe essere sessualmente appagato in modo corretto e appropriato. Quelli che si astengono dal matrimonio, spesso, soffrono di disturbi fisici e psicologi. Tali disturbi e certi problemi sociali sono la diretta conseguenza dei giovani che si astengono dal matrimonio.
c) Riproduzione: Attraverso il matrimonio continua la procreazione dell’umanità. I figli sono il frutto del matrimonio e sono fattori importanti nel rendere stabili le fondamenta della famiglia, inoltre, sono fonte di gioia per i loro genitori.
Nel sacro Corano e nelle tradizioni è stata rilevata l’importanza del matrimonio e dell’avere figli.
Allah nel sacro Corano dice:
“Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro…”.(30:21)
Il santo Profeta (saw) disse: “Nell’Islam non è stata fondata struttura migliore del matrimonio”. ( Wasa’il al Shiah, vol. 14, pag. 3 )
E disse: “Chiunque voglia seguire la mia tradizione deve sposarsi. Tramite il matrimonio abbiate figli (e aumentate il numero dei musulmani) cosicché nel Giorno della Resurrezione sarò orgoglioso della vostra moltitudine rispetto agli altri popoli.” ( Wasa’il al Shiah, vol. 14, pag. 3)
L’imam Alì disse: “Sposatevi poiché è la tradizione del Profeta di Dio”. ( Wasa’il al Shiah, vol. 14, pag. 3)
L’imam Ridha (a.s.) disse: “Il miglior guadagno per un uomo è una moglie devota che quando lo vede, si rallegra e che protegge la di lui proprietà e il di lei onore durante la sua assenza”. ( Wasa’il al Shiah, vol. 14, pag. 23)
Finora abbiamo trattato l’aspetto materiale e animale del matrimonio che condividiamo anche con gli animali: i benefici della compagnia e la riproduzione. Tuttavia il vero scopo del matrimonio per quanto riguarda la razza umana è diverso. Gli esseri umani non sono venuti al mondo solo per mangiare, bere, dormire, inseguire il piacere o comportarsi con dissolutezza, infine morire ed essere distrutti. La posizione dell’uomo è superiore a tali azioni. L’essere umano è venuto affinché tramite la conoscenza, commettendo buone azioni e comportandosi bene, potesse educare se stesso e la propria anima. L’uomo è fatto per intraprendere la Retta Via e avvicinarsi ad Allah Onnipotente. L’essere umano è una creatura in grado di purificare la sua anima ed evitando azioni malvagie ed esercitandosi nella buona condotta raggiungere una tale posizione elevata che nemmeno gli angeli sono in grado di conseguire. L’uomo è una creatura eterna. Egli è venuto per salvaguardare la sua felicità in questo mondo e nell’Aldilà tramite la guida dei Profeti (pace su di loro) e l’adempimento delle regole e dei programmi religiosi, affinché nell’Aldilà potesse vivere beatamente per l’eternità.
Quindi lo scopo principale del matrimonio andrebbe ricercato in questo contesto spirituale. Per una persona religiosa, il matrimonio dovrebbe essere un mezzo per evitare le azioni malvagie e purificare la propria anima dai peccati. Dovrebbe essere un mezzo per avvicinarsi ad Allah. È in questo contesto che un compagno idoneo assume un ruolo importante.
Quando due credenti formano una famiglia tramite il matrimonio, la loro sessualità gioverà al consolidamento dell’amore e della tenerezza reciproca; tale coppia non correrà il pericolo di essere minacciata da perversioni sessuali, assuefazioni pericolose o azioni illecite. Per questo motivo il Profeta dell’Islam (saw) e tutti i puri Imam (a.s.) hanno vivamente raccomandato il matrimonio.
Il Profeta di Allah (saw) disse: “Chiunque si sposi ha protetto metà della propria religione”. ( Wasa’il al Shiah, vol. 14, pag. 5)
E l’imam Sadiq (a.s.) disse: “Due rak’ah di preghiera eseguite da una persona sposata sono migliori di settanta rak’ah eseguite da una persona non sposata”. ( Wasa’il al Shiah, vol. 14, pag. 6)
Un coniuge religioso e in armonia ricopre un ruolo cruciale nel condurre una vita onesta e rispettabile. Infatti, tale coniuge è un fattore importante quando si vogliano evitare azioni illecite e sconsigliate e permette di dedicarsi all’esecuzione degli atti obbligatori e meritori dell’adorazione. Una coppia religiosa, non solo non incontrerà ostacoli nel raggiungere gli obiettivi religiosi, ma sarà anche fonte d’incoraggiamento l’uno per l’altra.
È davvero possibile per un uomo di Allah combattere gloriosamente sulla Sua via senza l’approvazione della moglie? È possibile per una qualsiasi persona religiosa guadagnarsi da vivere onestamente, rispettare tutti gli aspetti religiosi, versare le tasse religiose prescritte onde evitare stravaganze e spendere in azioni caritatevoli, senza il consenso della moglie?
Una persona religiosa inviterebbe sempre il coniuge al bene, così come una persona corrotta indurrebbe il consorte alla corruzione. È quindi ragionevole che nell’Islam, uomini e donne che vogliano sposarsi, siano consigliati di considerare la religiosità e la buona condotta dei loro futuri compagni come condizioni essenziali.
Il Profeta (saw) affermò: “Dio disse: ‘Se dovessi elargire tutto il bene di entrambi i mondi a un musulmano, gli donerei un cuore umile, una lingua che pronuncia le Mie lodi di continuo, un corpo abbastanza paziente da resistere a tutte le calamità; e gli darei una sposa devota che quando lo vede, diventa felice, e protegge la sua proprietà (di lui) e il suo onore (di lei) durante la sua assenza’”. ( Wasa’il al Shiah, vol. 14, pag. 23)
Una persona si recò dal Profeta (saw) e disse: “Ho una moglie che mi dà sempre il benvenuto quando vado a casa e mi accompagna alla porta quando esco. Quando mi vede triste per consolarmi mi dice: ‘Se stai pensando al sostentamento, non disperare, poiché Allah provvede al sostentamento; e se stai pensando all’altra vita, che Allah ti faccia pensare ancora di più all’Aldilà e aumenti i tuoi sforzi’”. Allora il Profeta (saw) affermò: “Certamente Allah ha funzionari e agenti in questo mondo e tua moglie è uno di essi. Tale donna avrà metà ricompensa di un martire”. ( Wasa’il al Shiah, vol. 14, pag. 17)

L’imam Alì (a.s.) pensava la stessa cosa quando parlava della nobile Zahra (a.s.). Affermava che lei era il miglior aiuto per adorare Allah Onnipotente. La storia narra che il giorno dopo il matrimonio dei nobili Alì e Zahra (pace su di loro), Il Profeta (saw) andò a casa loro per congratularsi e per sapere come stavano. Egli chiese all’imam Alì (a.s.): “Come trovi la tua sposa?”. L’Imam (a.s.) rispose: “Ho trovato Zahra il miglior aiuto per ubbidire a Dio”. Il Profeta (saw) poi chiese la stessa cosa a Zahra (a.s.) e lei replicò: “È il miglior marito”. (Bihar ul-Anwar, vol. 43, p. 117)
Con questa breve frase, l’imam Alì (a.s.) ha presentato la miglior donna dell’Islam e ha espresso lo scopo principale del matrimonio.

Un giorno, un fiore bellissimo, colorato e profumato incontrò una perla che viveva in fondo al mare.
Il fiore si presentò: “Sono un fiore e appartengo a una vasta famiglia: rose profumate, margherite delicate, tulipani dai colori brillanti, orchidee, ecc.; ciascuno di noi si distingue per forma, colore e profumo”.
Tuttavia in questa presentazione si sentiva una nota di tristezza, allora la perla chiese al fiore: “Perché sei depressa?”.
Il fiore spiegò: “Gli esseri umani ci maltrattano, ci umiliano. Ci fanno crescere solo per godere della nostra fragranza e del nostro bell’aspetto. Una volta che abbiamo perso la nostra brillantezza e fragranza ci buttano per strada o nella pattumiera”.
Il fiore emise un sospiro e disse alla perla: “Parlami della tua vita tu che sei sepolta in fondo al mare: come vivi? Cosa senti?”.
La perla rispose: “Anche se non possiedo caratteristiche come i colori brillanti e i dolci profumi, gli esseri umani pensano che io sia preziosa. Fanno l’impossibile per trovarmi: affrontano lunghi viaggi e si immergono in acque profonde per cercarmi. Sarai sorpresa di sentire che più vivo in profondità, più bella e lucida divento. Ecco cosa mi rende così preziosa ai loro occhi. Vivo in una spessa conchiglia negli abissi, tuttavia sono felice e fiera di essere in un posto sicuro, lontano da mani depravate e maliziose e che nonostante tutto gli umani mi considerino di grande valore”.
Alcuni hadith riguardo al mestruo
“Ogni giorno del mestruo vale come un anno di adorazioni in cui abbia digiunato di giorno e pregato la notte”.
“Se una donna muore quando è mestruata, muore martire”.
” Se una persona fa il ghusl dopo il mestruo o dopo un rapporto sessuale, Allah le dona una fonte in Paradiso per ogni goccia d’acqua e per ogni capello e pelo del suo corpo, un palazzo in Paradiso, 70 volte più grande del Mondo, che nessun occhio ha mai visto e nessun orecchio mai sentito, e nessuno si è mai immaginato”.
“Quando fa il ghusl vengono coperti i suoi peccati e non viene scritto nessun peccato fino al prossimo mestruo”.
” Se una donna mestruata chiede perdono a Dio 70 volte nell’orario della preghiera le viene data la ricompensa di 1000 rak’at, e per ogni vena del suo corpo il merito di 70 hajj e umrah”.
(Fonte: Mustadrakulwasail vol.2 pag.30-41)