Vogliamo proporvi questo interessante articolo tradotto dalla sorella Isabella e tratto dal blog:

http://veloitalia.blogspot.it/2016/08/riflessione-di-una-donna-sul-condurre.html

L’articolo è una traduzione di un estratto dal libro “Reclaim your heart” di Yasmin Mogahed.
L’autrice è una donna musulmana, laureata in psicologia e giornalismo, rinomata autrice e speaker nel mondo islamico.

Fonte dell’articolo originale : http://www.yasminmogahed.com/2010/12/19/a-woman%E2%80%99s-reflection-on-leading-prayer/

Il 18 Marzo 2005, Amina Wadud condusse la prima Jum’ah (preghiera del Venerdì) guidata da una donna. Quel giorno , le donne fecero un enorme passo verso l’essere più simili agli uomini .
Ma in questo modo ci siamo portate più vicine a realizzare la nostra liberazione?
Io non credo.
Ciò che spesso dimentichiamo è che Dio ha onorato la donna dandole un valore in relazione a Dio – non in relazione agli uomini. Ma poiché il femminismo occidentale elimina Dio dalla scena, non rimane alcuno standard – che l’uomo, in quanto maschio.
Come risultato, la femminista occidentale è costretta a trovare il suo valore in relazione ad un uomo. E facendo ciò, ha accettato un’assunzione distorta. Essa ha accettato che l’uomo è lo standard, e dunque una donna non potrà mai essere un completo essere umano finché non diventa semplicemente come un uomo .

Quando un uomo si taglia i capelli corti , lei vuole tagliarsi i capelli corti. Quando un uomo si arruola nell’esercito , lei vuole arruolarsi nell’esercito. Vuole queste cose per il semplice motivo che questo è “lo standard”.
Ciò che essa non realizza è che Dio dà dignità ad entrambi , uomo e donna, nella loro diversità e distinzione – non nella loro uguaglianza.

E il 18 marzo , le donne musulmane hanno commesso lo stesso identico errore.
Per 1400 anni gli studiosi islamici hanno concordato sul fatto che sono gli uomini a condurre la preghiera. In quanto donna musulmana, perché ciò dovrebbe importarmi ? Colui che guida la preghiera non è spiritualmente superiore in alcun modo. Una cosa non è migliore solo perché è un uomo a farla. E condurre la preghiera non è migliore , semplicemente perché è “condurre” . Se fosse stato ruolo della donna o se fosse stato più divino , allora perché il Profeta (pace su di lui) non avrebbe chiesto ad Ayesha, Khadija o Fatima – le più grandi donne di tutti i tempi – di guidare la preghiera ?
A queste donne fu promesso il paradiso – eppure non hanno mai condotto una preghiera.

Ma ora ,per la prima volta in 1400 anni , guardiamo un uomo condurre la preghiera e pensiamo “Non è giusto”. Pensiamo ciò anche se Dio non ha concesso alcun privilegio a chi la guida . L’imam non ha più valore agli occhi di Dio di quanto non ne abbia chi prega nelle file posteriori .
D’altro lato , soltanto una donna può essere madre. E Dio ha dato un privilegio speciale ad una madre. Il Profeta (pace su di lui) ci ha insegnato che “Il paradiso giace ai piedi della madre”. Ma qualunque cosa faccia un uomo , egli non potrà mai essere una madre. Allora perché questo non è ingiusto ?

Quando gli fu chiesto “Chi più di tutti merita il nostro buon trattamento?” Il profeta (pace su di lui) rispose: “Tua madre” tre volte prima di dire “Tuo padre” soltanto una. E’ sessista questo ? Non importa quanto un uomo faccia, non sarà mai in grado di avere lo status di una madre.

E ancora, quando Dio ci onora con qualcosa di unicamente femminile, siamo troppo impegnate a trovare il nostro valore in relazione ad un uomo per apprezzare – o addirittura notare ciò.
Abbiamo , anche noi , accettato gli uomini come standard ; dunque qualunque cosa unicamente femminile è , per definizione, inferiore. Essere sensibile è un insulto , diventare madre – una degradazione.
Nella battaglia tra razionalità stoica (considerata maschile) e compassionevole altruismo (considerato femminile) la razionalità regna suprema.

Dal momento in cui accettiamo che qualunque cosa un uomo abbia o faccia è migliore, ciò che ne segue è una reazione a martello : se un uomo ha questo , dobbiamo averlo anche noi . Se gli uomini pregano nelle file anteriori, assumiamo che sia meglio , dunque vogliamo pregare nelle file anteriori anche noi . Se gli uomini conducono la preghiera, assumiamo che l’Imam è più vicino a Dio , dunque vogliamo condurre la preghiera anche noi.
In qualche modo abbiamo accettato la nozione che avere una posizione di mondana leadership è in qualche modo indice della propria posizione con Dio .
Una donna musulmana non ha bisogno di degradare se stessa in questo modo . Lei ha Dio come standard. Ha Dio a definire il suo valore, non ha bisogno di un uomo .
Infatti , nella nostra crociata per inseguire gli uomini , noi donne non ci siamo mai fermate per esaminare la possibilità che ciò che abbiamo possa essere per noi migliore . In alcuni casi addirittura lasciamo andare questi valori solo per essere come un uomo .

50 anni fa, la società ci diceva che gli uomini erano superiori perché lasciavano la casa per andare a lavorare nelle fabbriche. Noi eravamo madri .
E tuttavia, ci dicevano che abbandonare l’allevamento di un altro essere umano per poter lavorare ad una macchina significava la liberazione della donna.
Abbiamo accettato che lavorare in una fabbrica è superiore ad allevare il fondamento della società – soltanto perché era un uomo a farlo.
Poi , dopo lavoro , dovevamo dimostrare di essere superumani – la madre perfetta, la moglie perfetta, la casalinga perfetta – e avere la carriera perfetta. E mentre non c’è niente di male , per definizione, in una donna in carriera, presto realizziamo ciò che abbiamo sacrificato per imitare ciecamente gli uomini .
Abbiamo guardato i nostri bambini diventare estranei e presto abbiamo riconosciuto il privilegio che abbiamo abbandonato .

E quindi solo ora – potendo scegliere – le donne in Occidente stanno scegliendo di restare a casa a crescere i loro figli.
Secondo lo United States Department of Agricolture, solo il 31 per cento delle madri con bambini piccoli , e il 18 per cento di madri con due o più figli , lavorano full-time. E di queste madri lavoratrici, un sondaggio condotto dal Parenting Magazine nel 2000 , ha rilevato che il 93 per cento di esse dice che preferirebbe restare a casa con i figli , ma è costretto a lavorare a causa di “obblighi finanziari”. Questi “obblighi” sono imposti alle donne dall’uguaglianza dei sessi dell’Occidente moderno , e rimossi dalle donne nella distinzione fra i sessi propria dell’Islam.

Ci è voluto alle donne occidentali quasi un secolo di sperimentazione per realizzare un privilegio dato alle donne musulmane 1400 anni fa.

Datomi questo privilegio in quanto donna, degrado me stessa provando ad essere qualcosa che non sono – e che in tutta onestà – non voglio essere: un uomo .
Come donne, non raggiungeremo mai la vera liberazione finché non smetteremo di imitare gli uomini , e dare valore alla bellezza di ciò che ci distingue, dato da Dio .

Se posso scegliere tra stoica giustizia e compassione, scelgo compassione. E se posso scegliere tra mondana leadership e paradiso ai miei piedi – scelgo il Paradiso .

Amir Timur fu un grande re della Mongolia, uno dei guerrieri più grandi e coraggiosi. All’epoca in cui regnava aveva già conquistato metà del mondo allora conosciuto. Il suo coraggio era notevole e imparò da una formica a non perderlo.

Egli racconta che mentre stava combattendo una battaglia, fu sconfitto e dovette nascondersi in un luogo sicuro, sui monti, per salvare la propria vita. Stanco e affamato se ne stava tranquillamente seduto osservando le piccole cose che accadevano intorno a lui. Notò una formica che stava lavorando, essa trasportava un chicco di riso molto più grande di lei. Con questo peso la formica cercava di arrampicarsi su una parete, il chicco cadde. La formica tornò giù, riprese il chicco e iniziò di nuovo a salire sulla parete. Di nuovo il chicco cadde e di nuovo la formica riprovò a salire con il suo chicco. Non si perse d’animo e continuò a riprovare finché  ce la fece. Il re racconta che ci vollero trenta tentativi prima che la formica riuscisse nel suo intento e in questo modo egli imparò una lezione: l’uomo è debole e perde presto il proprio coraggio, bisogna diventare più forti.

Così rincuorato, andò a cercare i suoi soldati e ufficiali dispersi e ricostituì il proprio esercito. Combatté un’altra battaglia e la vinse e continuò a vincere tutte le altre che seguirono; aveva imparato che non bisogna perdere il proprio coraggio e così diventò un grande re.

La chiave che apre le porte al successo è lo sforzo costante. Le formiche hanno già imparato questa lezione che anche gli uomini dovrebbero imparare: mai disperare!  L’Islam insegna i veri valori della vita e ci dice che dobbiamo fare del nostro meglio e impegnarci al massimo delle nostre capacità, per poter ottenere i migliori risultati nella nostra vita.

Il Sacro Corano insegna:

E che invero, l’uomo non ottiene che il [frutto dei] suoi sforzi; e che il suo sforzo  sarà presentato [nel Giorno del Giudizio] e gli sarà dato pieno compenso”…(Sura An-Najm 53:39-41)

 

 

 

Un giorno un uomo molto ricco morì e i suoi due figli ereditarono tutti i suoi beni. Uno dei figli era un giovane religioso e saggio. Intelligente e lungimirante considerava questo mondo il luogo per prepararsi all’Aldilà, e usava le proprie ricchezze per avere guadagni nell’Aldilà. Pagava le tasse sui beni, aiutava i poveri dando loro lavoro e soldi, aiutava i parenti e i propri dipendenti. Faceva costruire moschee, ospedali e scuole, e manteneva gli studenti. Diceva: “Faccio queste cose affinché Allah sia soddisfatto di me e per essere più vicino a Lui. Queste opere sono le mie provviste per l’Aldilà”.

L’altro figlio era una persona ignorante ed avida, voleva tenere tutto per sé. Si fece costruire un palazzo e possedeva una tenuta con dei frutteti, ma non vi invitò mai i suoi parenti poveri o i dipendenti e non aveva rapporti con loro. Non pagava le tasse sui beni e non rispondeva al saluto dei poveri. Non partecipava alle opere di carità dicendo che non ne aveva il tempo. Non era disposto a spendere il suo denaro per Allah. Quell’uomo superbo possedeva due frutteti ricchi di palme da dattero, viti ed altri alberi pieni di frutti. Ruscelli gorgoglianti scorrevano lungo gli alberi della sua piantagione dove coltivava anche ogni tipo di verdura.

Quando il fratello religioso andava a trovarlo, il fratello ricco e pieno di sé si vantava dei propri averi e lo derideva dicendogli: “Commetti un grosso errore a donare le tue ricchezze. Io, invece, non dono niente a nessuno e di conseguenza sono proprietario di tutto questo terreno: guarda com’è grande e ricco di vegetazione! Io vivrò sempre felice. Questa ricchezza non si esaurirà mai, non credo ci sarà una resurrezione. Che resurrezione?! Che Aldilà?! Se anche esistesse, Dio mi donerà di più e meglio di tutto questo”.

Il fratello retto gli rispondeva: “Fratello! La ricompensa dell’Aldilà non sarà data senza motivo. Le tue azioni devono essere giuste e meritevoli per poter prosperare nell’Aldilà. La tua grande ricchezza ti ha fatto dimenticare Allah. O fratello, non essere orgoglioso, rispondi al saluto dei poveri, dai una mano ai bisognosi. Usa tutta questa ricchezza per beneficiarne nell’Aldilà. Partecipa agli atti caritatevoli, non dire che ti manca il tempo. Non peccare, non essere ostinato. Abbi timore di Allah, forse Dio potrebbe punirti togliendoti tutte queste ricchezze e allora ti pentirai, ma non ti servirà a nulla”.

Tuttavia, il fratello orgoglioso non dava ascolto alle parole del fratello saggio e continuava a comportarsi come sempre.

Un giorno si recò nei poderi, ma appena vi giunse rimase colpito da ciò che vide e svenne. La punizione di Dio era scesa: i giardini erano distrutti, i muri caduti, gli alberi spezzati, i rami e i frutti rovinati. Quando riprese i sensi iniziò a lamentarsi, piangeva ed era dispiaciuto: “Avrei dovuto ascoltare le parole di mio fratello. Avrei dovuto spendere le mie ricchezze per Allah e fatto delle opere caritatevoli. Avrei dovuto pagare le tasse. Le mie ricchezze non ci sono più, ora non possiedo niente in questo mondo e neanche nell’Aldilà”.

Questo è ciò che accade ad un patrimonio che non viene usato per Allah e per il benessere dei suoi servi. Questa è la fine a cui portano l’orgoglio e l’ignoranza.

Molti anni fa un imam (nel senso di colui che dirige la preghiera in una moschea) si trasferì a Londra. Prendeva sempre lo stesso autobus per recarsi in centro e una volta, nel sedersi, si accorse che per sbaglio l’autista gli aveva dato venti pence in più di resto. Riflettendo sul da farsi pensò tra sé: “È meglio restituire i venti pence, sarebbe sbagliato tenerli”. Ma poi pensò: “Lascia perdere sono solo venti pence. Chi vuoi che si preoccupi per così poco? Tanto l’azienda dei trasporti guadagna già abbastanza, di certo non ne sentirà la mancanza. Accettalo come un dono di Allah Onnipotente e stai zitto”.

Quando l’imam giunse alla sua fermata, egli si fermò un attimo vicino alla portiera e poi restituì i venti pence all’autista dicendo: “Ecco mi hai dato 20 pence in più di resto”.

L’autista con un sorriso rispose: “Non sei il nuovo imam di questa zona? Ultimamente ho pensato di venire nella tua moschea, volevo vedere cosa avresti fatto se ti avessi dato troppo resto”.

Quando l’imam scese dall’autobus le sue ginocchia divennero deboli e molli. Dovette appoggiarsi al lampione più vicino, guardò il cielo e gridò: “O Allah, ho quasi venduto la mia fede per venti pence!”.

Morale: Non possiamo mai sapere che impatto possano avere le nostre azioni sulla gente, talvolta siamo il solo Islam che i non-musulmani hanno modo di vedere nella loro vita quotidiana. Dobbiamo essere un esempio per gli altri. Sii onesto ogni giorno poiché non sai chi ti sta osservando, oltre al fatto che Allah vede quello che fai.

“O Allah, ti affido ciò che ho letto e studiato! O Allah, riconsegnamelo quando ne ho bisogno!”.

(Tratto dalla rivista Mahjubah settembre 2006)

Breve racconto di Bint-al-Huda¹

Aveva trascorso una giornata inquieta, aspettando impaziente, non sapeva nemmeno lei cosa. Il suo amato marito l’aveva lasciata poco dopo il matrimonio; stava aspettando il regalo che le aveva promesso prima di entrare nel sonno eterno della morte, nel luminoso mondo celeste. Il suo regalo, qualunque fosse, le sarebbe stato caro. Sarebbe stato un pegno, un simbolo dell’amore, dei sentimenti e dell’armonia che avevano riempito la loro vita insieme. Era tuttavia un regalo unico, preparato da suo marito da donare alla moglie dopo la sua morte. Sarebbe stato uno dei regali più preziosi mai donatole da lui ed era ansiosa di sapere cosa fosse. Si domandava chi sapesse dirle qualcosa al riguardo. Lui ne aveva accennato la prima volta durante l’addestramento militare, mentre si preparava a combattere per i diritti e la dignità del suo popolo, per ottenere la vittoria o guadagnare il martirio. Non glielo aveva dato allora, ma l’aveva lasciata, in attesa del suo ritorno. Non ritornò mai più. Come avrebbe potuto tornare? Coloro che si affrettano a combattere contro il nemico satanico non fanno ritorno, essi attendono sempre la vittoria o il martirio, essi desiderano la morte per contrariare il nemico o la vita per soddisfare gli amici. Molti vanno e vengono … , ma può una vita di compromessi e debolezze, essere considerata una vera vita? In realtà, è solo morte.

Il marito raggiunse il martirio nella battaglia di Al-Karamah (un villaggio della Palestina occupata). Cadde difendendo la sua patria dall’usurpatore sionista. Non fecero nemmeno in tempo a celebrare il primo anniversario di matrimonio, poiché se ne andò i primi tempi della loro vita coniugale. Il suo amato marito sapeva che vale la pena sacrificare la preziosa vita di qualcuno per una nobile causa. La lasciò e si unì ai combattenti sul campo di battaglia, promettendole il suo regalo. Era via spesso e per lunghi periodi, ma le giungevano notizie della sua lotta. Lei pregava Allah che gli concedesse forza, pazienza e coraggio con cui affrontare il crudele nemico … poi, aspettava il suo ritorno. Ma ora non attendeva più. Aveva avuto la grazia del martirio nella battaglia della dignità e della giustizia e non avrebbe mai dimenticato il regalo che le aveva promesso. La sua splendente figura era impressa nel profondo del suo cuore e il suo martirio aveva aumentato quello splendore. Era il suo amore, da vivo o da morto, e lei viveva con lui e per lui. Era fiera di lui e felice con lui. Aveva il diritto di aspettare con ansia il suo regalo. Infine, dopo aver atteso per quello che sembravano anni, ma in realtà erano solo alcuni giorni, il regalo le fu consegnato.

Lo guardava come se stesse vedendo la sua angelica ombra luminosa. Si ricordò di quando lui era la sua speranza nella vita, l’uomo dei suoi sogni. Era partito per il suo bene e di ogni donna oppressa, per ogni bambino infelice, ogni giovane uomo perso … Era partito per liberare il suo paese per lei e per tutta la gente. Sacrificò se stesso per amore del paese che era stato invaso da imperialisti e forestieri. Era degno dell’amore e del grande rispetto che lei provava per lui. Ottenne il regalo, era felice e triste allo stesso tempo. Lo guardò, era balsamo per il suo cuore ferito.

Cosa poteva essere? Era un pannello verde su cui era stato fissato a grandi lettere il seguente versetto coranico: “… coloro che quando li coglie una disgrazia dicono: “Siamo di Allah e a Lui ritorniamo”. (Al-Baqara, 156)

753 Lo appese alla parete dove avrebbe potuto vederlo ogni mattina nell’aprire gli occhi e ogni sera prima di chiuderli. Lo guardò e promise ad Allah Onnipotente e a suo marito martire che avrebbe seguito la via della lotta finché si sarebbe potuta innalzare la bandiera della giustizia in Palestina. Ogni volta che sentiva la mancanza di suo marito, leggeva il versetto coranico e una sensazione di calma si diffondeva in lei.

8182182202254412420188116124814976173185¹Bint al-Huda, chiamata anche Amina Haydar as-Sadr, fu un’educatrice e attivista politica irachena arrestata e poi giustiziata da Saddam Husayn, insieme con il fratello, Ayatullah Sayyid Muhammad Baqir al-Sadr, nel 1980; il regime non restituì mai il suo corpo e la sua tomba è tuttora sconosciuta

Il Santo Profeta Muhammad (S) era molto gentile con i bambini e li amava molto. Un giorno, appoggiò sulle ginocchia i suoi due nipoti, Hasan e Husayn (A), cominciando a baciarli e coccolarli. Un uomo che stava passando di lì, lo vide, e fu molto sorpreso.

- Ho dieci bambini, – disse – E non ne ho baciato nemmeno uno.

Il Profeta (S) sentì le parole di quell’uomo dal cuore di pietra e s’irritò molto.

032(2)- Non penso che quest’uomo raggiungerà il Paradiso. – disse.

Il nostro Santo Profeta (S) amava i bambini. Aveva l’abitudine di portarli sulle spalle e allora i bambini erano molto contenti e ridevano, e anche il Profeta (S) era felice quando vedeva i bambini allegri e un sorriso appariva sul suo viso.

Il nostro Santo Profeta (S) salutava i bambini e diceva ai suoi compagni:

- Io saluto i bambini e li rispetto, e i musulmani devono seguire il mio esempio ed essere sempre amorevoli nei loro confronti.

Il Santo Profeta Muhammad (S) parlava spesso dei bambini (maschi e femmine) e diceva:

- O musulmani, o padri e madri, o miei seguaci, siate gentili e compassionevoli nei confronti dei bambini; per chi non è gentile con loro, non c’è posto tra i musulmani.

Messaggio dell’imam Khomeini (ra) alle ragazze

Cercate di essere religiose e praticanti, comportatevi secondo ciò verso cui siete state invitate [la religione]. Rafforzate il vostro comportamento, le vostre maniere e la vostra spiritualità. Cercate di fare in modo che la vostra spiritualità abbia la meglio sulla vostra vita mondana, durante il vostro percorso di studi. Io prego Dio affinché possa aiutare voi donne e giovani ad avere successo sia nel campo degli studi, sia nel comportamento che nell’educazione etica. Allo stesso modo di come la scienza da sola non serve, anche l’educazione da sola non dà frutti. La sapienza e l’educazione del Sé insieme aiutano l’uomo a diventare un vero essere umano.

turkish_woman_readFiglia mia! Rifletti sul Sacro Corano, fonte della grazia divina, anche se la sola lettura, essendo la parola di Colui che amiamo, produce un gradevole effetto sul lettore, però il riflettere su di esso, guida l’essere umano verso stadi più alti.

Figlia mia! Non essere troppo orgogliosa della misericordia divina, tale da dimenticarti di Dio, e non disperarne tale da recarti danno in questo Mondo e nell’Aldilà.[1]


[1] Sahifeye nur, vol.9, pag. 280 e 281 e vol.18, pag.265, Rahe eshq pag. 13 e 27.

Il santo profeta Muhammad (s) nacque in una delle famiglie della Mecca. Suo padre era Abdullah e sua madre Amina.

Il padre morì prima che Muhammad (s) nascesse. Dopo la sua nascita sua madre lo affidò a una balia, di nome Halima. Ella lo portò in collina per crescerlo in un ambiente sano.

Quando Muhammad (s) ebbe quattro anni, un giorno volle uscire con i pastori sulle pendici della collina, dove i loro greggi pascolavano. Halima lo pettinò, lo vestì con abiti nuovi, e poi gli mise al collo una collana di perline verdi.

- A cosa serve questa collana? – chiese Muhammad (s).

- È per salvarti dai pericoli della montagna – rispose Halima.

Muhammad (s) la tolse e gliela restituì, dicendo:

- C’è Qualcuno che mi salva da tutti i tipi di pericolo, mentre queste perline verdi non possono fare niente.

- Chi è quello? – domandò Halima – Chi ti salva da tutti i tipi di pericolo?

- Allah, ­- rispose Muhammad (s) – il nostro Creatore.

La mela è un frutto utile e delizioso. Forse avrai mangiato questo grazioso frutto. Il nostro corpo ha bisogno delle sostanze nutritive della mela e Dio ha creato il melo per soddisfare questa esigenza.

Un melo, per produrre una mela, ha bisogno delle seguenti materie:

1. Acqua;

2. sali minerali, ricavati dal suolo;

3. anidride carbonica, fornita dall’aria;

4. la luce e l’energia del sole.

Le radici del melo traggono acqua e sali minerali dal suolo.

Il tronco e i rami, per mezzo di vari condotti, portano acqua e sali minerali alle foglie, e l’anidride carbonica entra nelle foglie attraverso i loro minuscoli pori.

Con l’aiuto della luce del sole, le foglie producono la linfa formata dall’acqua, dai sali minerali e dall’anidride carbonica e la distribuiscono attraverso dei condotti molto stretti all’intero corpo dell’albero.

Il melo consuma parte della linfa per la sua crescita, e trasforma il resto in questi bellissimi frutti, le mele, affinché possiamo trarne beneficio.

Tofah_1A noi piace mangiare questo delizioso frutto, e inoltre, questi bellissimi frutti donano forza ed energia ai nostri corpi.

Dio, l’Onnisciente e l’Onnipotente, ha predisposto quest’ordine e armonia nella creazione del melo, in modo che producesse mele per il nostro benessere.

Noi, in cambio, Lo ringraziamo e piantiamo gli alberelli di melo e li curiamo. In seguito dividiamo il raccolto con la famiglia, gli amici e i vicini. Allah ha creato il melo e centinaia di altre benedizioni per noi, e ci ha donato la forza, la ragione e l’intelligenza per usufruirne.

Per questo motivo ringraziamo Dio e ubbidiamo ai Suoi comandi per vivere liberi e felici per sempre.

Sappiamo che tante persone nel mondo sono troppo povere per ricevere abbastanza frutta e altri tipi di cibo. È nostro dovere sforzarci di aiutare gli svantaggiati e difendere i loro diritti. Noi combattiamo la povertà, la disoccupazione e lo sfruttamento così che un giorno, presto, tutti vivranno confortevolmente.

I SEGNI DI DIO NEL CORPO UMANO
L’occhio – Il Corano dice nel versetto 8 della sura Balad: “Non abbiamo dato due occhi all’uomo?” Se prestate attenzione alla struttura del vostro occhio, giungerete alla conclusione che anche le macchine fotografiche più avanzate non gli sono paragonabili. Le macchine fotografiche avanzate sono pesanti e l’occhio è molto leggero. Nelle macchine fotografiche la pellicola deve essere sostituita regolarmente, mentre l’occhio non ne ha bisogno. Le macchine fotografiche devono essere regolate, al contrario l’occhio si regola in modo automatico.
Dio ha disposto per l’occhio sei strutture che svolgono una funzione protettiva, una protezione all’interno dell’occhio che è chiamata lacrima, poiché l’occhio è composto di un materiale simile al grasso ed il grasso è conservabile con l’acqua salata, anche la lacrima è salata. Un’altra protezione sono le ciglia, e la terza sono le palpebre. La quarta protezione sono le sopracciglia e la quinta le pieghe della fronte che impediscono al sudore di entrare nell’occhio.
L’ultima protezione è il naso e le ossa intorno all’occhio che lo proteggono all’interno del bulbo oculare.
Non vi siete mai chiesti in che modo la struttura dell’occhio che cattura le immagini si coordina con la luce, e la pupilla automaticamente, alla presenza di molta luce si rimpicciolisce mentre se è poca si allarga, e le palpebre e le sopracciglia come regolano la luce e poi la inviano a questa struttura?
E in che modo l’occhio si mescola con la secrezione salina e la bocca con la saliva (che è dolce) e in che modo queste due secrezioni si adattano rispettivamente all’occhio e alla bocca?
La lingua- Un piccolo organo con grandi doveri. Aiuta l’uomo sia nel gustare i cibi, sia nella loro deglutizione e soprattutto è coinvolta nell’articolazione del linguaggio e grazie al proprio movimento preciso produce molteplici lettere e suoni, e, con la velocità idonea, pronuncia parole e frasi.
Le labbra- Il Corano dice: “O uomo! Non ti abbiamo forse dato due labbra?”. Tra le due labbra, è collocata la bocca e noi uomini tramite questa succhiamo, beviamo e mangiamo, respiriamo, espelliamo anidride carbonica e parliamo. A proposito, se la progettazione di tutte queste azioni fosse stata fatta dai nostri esperti, cosa avrebbero combinato? Forse avrebbero riempito la nostra testa di buchi e ventole affinché potessimo eseguire tali azioni?!
Il naso- Il naso respirando esegue tre azioni: cattura la polvere dell’aria, trasforma l’aria fredda in calda e quella secca in umida, se non facesse ciò i polmoni si irriterebbero.
L’orecchio- Il coordinamento presente tra l’orecchio e le onde sonore dimostra che il loro creatore è lo stesso. La forma particolare dell’orecchio ci aiuta a distinguere la provenienza dei suoni.