Sta arrivando la notte del 15 Shaban in merito alla quale il santo Profeta (saw) disse: “Chiunque resti sveglio in adorazione la notte del 15 Shaban, il suo cuore sarà vivo nel giorno in cui i cuori saranno senza vita”.

Egli disse anche che durante la notte del 15 Shaban, Allah Onnipotente decide in merito al sostentamento, la vita, la morte e il bene della gente.

Restare svegli in preghiera (ihya) è una pratica religiosa raccomandata dal sacro Corano.
La notte del 15 Shaban è la più importante dell’anno dopo le notti di Qadr, è altamente meritorio fare il ghusl e restare svegli tutta la notte in adorazione e preghiera. Vi sono delle du’a da recitare tra cui anche delle versioni semplici:
- recitare 100 volte

سُبْحَانَ اللّهِ  وَالْحَمْدُ لِلّهِ وَلا إلهَ إلاَّ اللّه وَاللّهُ أَك ْبَرُ 

- chiedere perdono
- recitare la zyarah dell’imam Hussein (a.s.) specifica per questa notte o se preferite recitare un’alternativa più semplice, potete manifestare il vostro amore e rispetto per l’Imam dicendo:

السَّلامُ عَلَيْكَ يَا أَبَا عَبْدِ اللّه السَّلامُ عَلَيْكَ وَرَحْمَةُ اللّه وَبَرَكَاتُهُ

Inoltre, siccome è l’anniversario della nascita dell’imam Mahdi (aj) è il momento migliore per approfondire la nostra conoscenza su di lui, ricordandoci del famoso hadith che dice che chi muore senza aver conosciuto l’Imam del proprio tempo è come colui che muore nell’Ignoranza.

Un link utile per i vari amaal consigliati: http://www.duas.org/15shabanamal.htm

Eltemase du’a

Ricordateci nelle vostre preghiere

 

Chi conosce la storia personale della nobile Fatimah al-Masumah o è stato a Qom da pellegrino o da studente, non è rimasto indifferente al fascino spirituale che esercita sulle nostre anime, alla sensazione di pace e tranquillità che si prova allorché ci si lascia il mondo materiale alle spalle e si entra attraverso uno degli innumerevoli portoni e ci si trova poi di fronte a quell’opera architettonica che è il portico ricoperto di mosaici a specchi del suo mausoleo.

La nobile Fatimah Ma’sumah (a) era la figlia del settimo Imam, Musa al-Kazim (a) e sorella dell’ottavo Imam, Alì al-Rida (a). Dedicò la sua vita all’Islam e ad Allah. Grazie agli insegnamenti ricevuti dal padre e dal fratello e alle sue doti personali, raggiunse un alto livello di sapienza.
Aveva solo sei anni quando suo padre fu arrestato dal califfo Harun, poi passò sotto la tutela del fratello, l’imam al-Rida, per ventun anni. Non rivide mai più il padre che morì in prigione.
Nell’anno 200 dell’egira, il califfo Ma’mun, costrinse l’imam al-Rida (a) a lasciare Medina e a trasferirsi nella regione del Khorasan, in Iran. La nobile Ma’sumah (a) fu di nuovo sola, senza protezione. Nel 201 decise di lasciare Medina per raggiungere il fratello ed essere al suo fianco, questo non solo per essergli vicina fisicamente ma probabilmente anche per aiutarlo a predicare l’Islam, soprattutto tra le donne. Purtroppo ciò non poté avvenire.
Quando la carovana con cui viaggiava Ma’sumah (a) raggiunse Savé, in Iran, i nemici della famiglia del Profeta (saw),  tesero un’imboscata e attaccarono i viaggiatori. Ella fu costretta ad assistere alla brutale uccisione dei suoi parenti. Per questo motivo può essere paragonata alla nobile Zaynab (a) che soffrì la stessa sorte a Karbalà.
A Savé la nobile Ma’sumah (a) si ammalò gravemente, forse per il dispiacere o forse perché fu avvelenata da una donna nemica. Alcuni abitanti sciiti della vicina Qom la portarono nella loro città per curarla e lì trascorse gli ultimi giorni della sua vita. Fu poi sepolta a Qom e grazie alla sua santa presenza e protezione, la città è diventata uno dei centri più importanti per lo studio della dottrina sciita. Ogni anno centinaia di migliaia di pellegrini vanno a rendere omaggio a questa nobile persona seguendo le tre tradizioni di altrettanti Imam infallibili (a) che dissero:
“Una signora tra i miei discendenti il cui nome sarà Fatimah, figlia di Musa, morirà a Qom. (Nel giorno del Giudizio) tutti  i miei sciiti entreranno in Paradiso attraverso la sua intercessione”. (Imam Gia’far, sesto Imam)
“Chiunque visiti Ma’sumah a Qom è come se avesse visitato me”.(Imam Alì al-Rida, ottavo Imam)
“Chiunque visiti mia zia a Qum, il Paradiso è per lui”. Imam Muhammad Taqi, nono Imam)
Teniamo quindi presente la grande ricompensa che si avrà visitando la tomba della nobile Ma’sumah (a).
Perché il suo nome è Fatimah e Ma’sumah?
Seguendo la raccomandazione del nobile Profeta (saw), e cioè che è compito del padre dare un buon nome ai propri figli,  il nome Fatimah fu scelto da suo padre, poiché è il nome migliore che si possa dare ad una femmina. Il titolo di Ma’sumah (infallibile) le fu dato dal fratello imam al-Rida  (a) dopo che lei era già morta, per sottolineare il suo alto livello di purezza, anche se non è allo stesso livello dei Quattordici Infallibili (a).
LA SUA SAPIENZA
La nobile Ma’sumah (a) ha avuto il pregio di conoscere  profondamente varie scienze islamiche e di poter trasmettere gli insegnamenti e le tradizioni della famiglia del Profeta (saw), dimostrandoci  così che anche le donne della famiglia del Profeta (saw) trasmettevano le tradizioni.
Sin da bambina la sua sapienza e spiritualità avevano già raggiunto un alto livello e a questo proposito si narra quanto segue:
Un venerdì alcuni sciiti si recarono a Medina per sottoporre delle domande al settimo Imam, il padre di Ma’sumah (a). Quando giunsero alla casa dell’Imam, furono informati che lui era assente per un viaggio.  Decisero di scrivere le loro domande su un pezzo di carta e lo consegnarono alla famiglia dell’Imam, così una volta tornato dal viaggio, avrebbe potuto rispondere alle loro domande.  Dopo aver trascorso alcuni giorni a Medina il gruppo di sciiti decise di tornare a casa. Prima di partire andarono alla casa dell’Imam per salutare e lì fu restituito loro il foglio con tutte le risposte. Le risposte erano state date dalla nobile Ma’sumah (a), che all’epoca aveva solo sei anni.
Lasciarono Medina soddisfatti delle risposte ricevute. Lungo la strada incontrarono l’Imam al-Kazim (a) che stava tornando a Medina e gli raccontarono ciò che era accaduto.
L’Imam si fece consegnare il foglio e dopo aver studiato attentamente le risposte e avendole trovate  corrette, disse: “Possa suo padre essere sacrificato per lei”. L’Imam ripeté questa frase per tre volte, ed è la stessa frase che anche il Profeta (saw) usava quando parlava di sua figlia Fatimah Zahra (a).
Poiché Allah desidera che il luogo di sepoltura della sacra tomba della nobile Fatimah Zahra (a) resti sconosciuto a tutti, noi sciiti abbiamo la possibilità di visitare la tomba della nobile Fatimah Ma’sumah al suo posto.
La ziarah che si recita quando si visita la tomba della nobile Ma’sumah (a) è stata composta dall’imam al-Rida stesso e quindi le lodi in essa contenute sono veritiere, per esempio viene chiamata:
figlia del Messaggero di Allah  ( è quindi considerata per la sua nobiltà “vera” figlia del Profeta)
figlia di Fatimah e Khadigiah (“vera” figlia di Fatimah e Khadigiah)
e anche “vera” figlia degli Imam (a).
Oltre alle tombe dei Profeti e degli Imam, la tomba della nobile Ma’sumah è uno dei pochi luoghi dove sono avvenuti innumerevoli miracoli.
LA SUA SEPOLTURA
A proposito della sua tomba, è interessante sapere come avvenne la cerimonia funebre. Il posto scelto per la sua sepoltura era, a quei tempi, un luogo deserto senza costruzioni, che fu donato per seppellirvi la nobile Ma’sumah (a). Una volta scelto il posto in cui seppellirla fu scavata una cripta in cui adagiare il suo corpo. A questo punto, quando il suo corpo fu pronto per la sepoltura, le persone presenti iniziarono a discutere a chi dovesse toccare l’onore di entrare nella cripta per adagiarvi il nobile corpo. Dopo aver discusso a lungo, fu scelta una persona anziana, timorata di Dio, della famiglia del Profeta (saw). In quel momento videro avvicinarsi due persone a cavallo e con il viso coperto, esse smontarono vicino alla cripta e recitarono la preghiera per i defunti per la nobile Ma’sumah. Poi una di loro entrò nella cripta mentre l’altra  passava il sacro corpo, in questo modo avvenne la sua sepoltura. Dopo che fu completata la cerimonia funebre, senza dire una parola a nessuno, i due cavalieri rimontarono a cavallo e cavalcarono nella direzione da cui erano venuti.
Nessuno sa per certo chi fossero i due uomini dal volto coperto, ma coloro che conoscevano bene il carattere ed il comportamento degli Imam (a), non avevano alcun dubbio che fossero l’imam al-Rida (a) e suo figlio l’imam al-Taqi (a). Erano venuti rispettivamente dal Khurasan e da Medina, grazie a d un miracolo che aveva permesso loro di coprire quella distanza in poco tempo, per poter  partecipare alla cerimonia funebre della nobile Fatimah Ma’sumah (a).

 

Si sentì bussare alla porta, l’uomo senza forze disse con voce flebile: “Stanno bussando alla porta, andate a vedere chi è, io sto morendo dal dolore!”. La moglie si avvicinò alla porta e alcuni istanti dopo ritornò emozionata, gli occhi splendenti di felicità. Disse al marito: “Alzati! È venuto a trovarti il Profeta (S)”. L’uomo tentò di sollevarsi, ma non ci riuscì: ricadde nel letto. Il Profeta (S) entrò in casa e si recò nella stanza dove giaceva l’ammalato, lo salutò e si sedette accanto a lui. L’uomo cercò di nuovo di alzarsi ma senza successo. La fronte gli s’imperlò di sudore e lamentandosi sospirò: “O Dio, mandami la morte!”. Il Profeta (S) guardò il viso smorto dell’uomo, gli appoggiò la mano sulla fronte chiedendogli come stava e pregò per la sua guarigione. Gli occhi dell’ammalato si riempirono di lacrime e un nodo gli stringeva la gola: mai avrebbe pensato che il Profeta (S) sarebbe venuto a visitarlo. Osservò il viso cordiale del santo Profeta (S), il quale gentilmente gli disse: “Non augurarti mai la morte. Se sei un uomo probo [con l’allungarsi della tua vita] potrai fare più azioni buone e se sei un peccatore, con il ritardarsi della morte, avrai più tempo per pentirti e fare delle buone azioni”. L’uomo non sapeva cosa dire, fissava il Profeta (S). Sentiva un senso di pace, sembrava che dell’acqua fresca avesse spento l’incendio dei suoi dolori.

(Racconto ispirato dall’hadith presente nel Wasa’il al-Shi’ah, vol. 2  dell’edizione da 30 voll., pag. 449)

Un uomo giunse alla casa del Profeta (S), bussò alla porta e attese. Il cuore gli batteva forte. Non sapeva chi gli avrebbe aperto, forse il Profeta (S), forse sua moglie o forse…, non aveva ancora finito con i suoi forse che si aprì la porta. Ai suoi occhi apparve il viso del Profeta (S), lo salutò ed egli gli rispose gentilmente. Era andato dal Profeta (S) per porgli delle domande e con l’intenzione di andarsene alla svelta, per non disturbarlo troppo. Notò che il Profeta (S) indossava un bel mantello giallo. Fissava il suo mantello: qualcosa si muoveva sotto le ascelle del Profeta (S), ma era nascosta dai lembi del mantello.
Finite le sue domande, stava per andarsene, ma voleva chiedere ancora una cosa e non trovava il coraggio per farlo. Finalmente si decise:
“O Profeta di Allah, cosa nascondi sotto il mantello?”.
All’improvviso sentì delle risa infantili, poi vide due testoline spuntare da sotto il mantello; lo salutarono. Sorpreso chiese al Profeta (saw):
“Hai nascosto Hassan e Hussayn sotto il mantello?”.
I piccolini risero di nuovo, sembrava si stessero divertendo un mondo a giocare a nascondino sotto il mantello del nonno. L’uomo salutò il Profeta (S) e se ne andò. Lungo la strada sentiva ancora il calore delle mani del Profeta (S) nelle sue mani e udiva ancora la sua voce celestiale:
“Essi sono figli miei e sono i figli di mia figlia Fatima. Io li amo e amo chiunque li ami”.
Ora capiva perché i bambini di Medina erano così affezionati al Profeta (S).
(Biharu-l’anwar, vol. 43, pag 280)

I compagni del Profeta (S) erano in piedi sotto un albero: osservavano i rami con le loro foglie verdi e rigogliose mostrandosele a vicenda. Lo sguardo del Profeta (S) si posò su un ramo rinsecchito, si mise a pensare e delle lacrime sgorgarono dai suoi occhi. Gli sarebbe piaciuto vedere tutto verde e rigoglioso. Con delicatezza prese un’estremità del ramo secco e fece scivolare la sua mano su di esso; così facendo le foglie appassite caddero per terra, rimase solo il ramo spoglio.

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Il Profeta si girò verso i suoi compagni: “Non mi chiedete perché l’ho fatto?”. Tutti iniziarono a riflettere, ma nessuno rispose. Il Profeta (S) spiegò: “Ogni qualvolta uno si alzi per la preghiera, esegua in modo corretto il wudhù e le cinque preghiere, i suoi peccati cadranno da lui così come sono cadute per terra le foglie di questo ramo”. Dalla moschea giunse una voce tranquillizzante. A questo punto i compagni del Profeta (S) pensarono a una cosa sola!
(Hurr ‘Amili Wasa’il al-Shi’ah da 29 volumi, vol. 4, pag. 103)

Il Profeta (s) disse: “Tra di voi colui che si comporta meglio e comprende meglio la religione è più musulmano”.

Nahj al-Fasahah, hadìth 1518

Il Profeta (s) disse: “Tra i credenti è più musulmano degli altri colui che gli altri musulmani sono al sicuro dal suo comportamento e dalla sua lingua e tra i credenti è più credente chi si comporta meglio”.

Nahj al-Fasahah, hadìth 415

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Il Profeta (s) disse: “Ciò che Iddio più ama è che venga saziato un indigente, oppure venga pagato il suo debito o alleviata una sua sofferenza”.

Nahj al-Fasahah, hadìth 76

Il Profeta (s) disse: “Chiuque sazi un indigente, Iddio lo sazierà con i frutti del Paradiso”.

Nahj al-Fasahah, hadìth 2951

L’imam Saqid (a) disse: “Mio padre era solito recitare zikr; tutte le volte che camminavamo insieme, vedevo che era intento 05-00-0040a recitare zikr. Anche quando mangiava, o quando parlava con la gente, ciò non gli impediva di recitare zikr. Vedevo  che aveva la lingua attaccata al palato e recitava: ‘La ilaha illallah’ [1]. Egli ci riuniva al momento dell’alba e ci ordinava di recitare zikr. A quelli di noi che sapevano leggere il Corano diceva di leggerlo e a quelli che non erano in grado, di recitare zikr. al-Kafi, vol. 2, pag. 499, hadìth 1

[1] Quando si recita questo zikr la lingua è quasi sempre attaccata al palato, e la bocca quasi non si muove, è perciò uno zikr consigliato a coloro che non vogliono mettersi in mostra.

L’imam al-Sadiq disse: “Tra la fede06-00-0110 e la miscredenza si frappone il poco intelletto”. Gli fu chiesto il perché, rispose: “Il servo di Dio per ottenere ciò di cui ha bisogno si rivolge alle creature, mentre se si fosse rivolto con pura intenzione a Dio, ciò che voleva gli sarebbe stato dato  molto più velocemente”. Usul al-Kafi, vol. 1, pp. 32-33.

eide fetr-0251 Il Profeta (S) disse: "Adornate le feste di ‘Id al-Fitr e ‘Id al-Adha recitando le frasi: La ilaha illallah, Allahu akbar, Alhamdulillah, Subhanallah”.

Kanz al-‘Ummal 24095

L’imam Kazim (a) disse: 07-00-1671“L’imamato è luce, infatti Dio nel Corano dice: ‘Credete dunque in Allah e nel Suo Messaggero e nella Luce che abbiamo fatto scendere’.[1] La luce è l’imam”.

Al-Kafi vol. 1, pag. 196, hadith 6.


[1] Sacro Corano 64:8.