Bismillahi ar-rahmani ar-rahim L’addetto alla ricetrasmittente aveva molta paura dei colpi di mortaio e non riusciva mai a controllarsi, invece hajj Hemmat (1) restava calmo e indifferente come se nulla fosse. Per imparare a controllare la propria paura, una notte si era persino recato nel deserto e vi era rimasto tutto solo fino al mattino, ma a nulla era valso. Varie volte aveva deciso di discuterne con hajj Hemmat, ma ogni volta che stava per aprire bocca, la vergogna lo frenava. Dopo l’ennesimo colpo di mortaio che lo aveva terrorizzato, stanco del proprio comportamento, decise di rivolgere a hajj Hemmat le domande che avrebbe dovuto fare già molto tempo prima: “Perché io ho paura? Perché Lei non ha paura? A dire la verità mi sforzo molto di non aver paura, ma giuro che non posso farci niente. L’essere umano può forse impedire al cuore di battere forte? Può dire alla propria faccia di non cambiare colore? Involontariamente mi sdraio per terra e non riesco più a controllarmi…”.

Prima ancora che l’addetto alla ricetrasmittente avesse finito di parlare, hajj Hemmat, che sembrava stesse aspettando questa occasione da molto tempo, gli appoggiò le mani sulle  spalle e sorridendo, con gentilezza, gli disse: “Anch’io una volta ero come te e la mia mente era piena delle stesse domande, ma alla fine ottenni tutte le risposte dall’Imam”.

“L’Imam ha risposto alle sue domande?”

“Sì, l’Imam Khomeini! Era l’inizio della Rivoluzione e la guerra non era ancora iniziata. Con alcuni giovani della mia città ci recammo a Jamaran (2) e chiedemmo di poter incontrare l’Imam. Ci dissero che era quasi mezzogiorno e che non erano più previsti incontri. Supplicammo: – Siamo venuti da lontano! -.

Alla fine in qualche modo ci lasciarono entrare. Eravamo in pochi e ci sedemmo tutti intorno a lui. Eravamo intenti ad ascoltare i suoi consigli, quando all’improvviso qualcosa colpì la finestra con violenza e uno dei vetri si frantumò. Nel sentire questo frastuono inatteso tutti balzammo in piedi, tranne l’Imam. Egli, senza scomporsi e continuando a parlare, girò la testa e guardò in direzione della finestra. Non aveva ancora finito il suo discorso, che si sentì la voce dell’adhan, immediatamente ci congedò e si alzò.

In quel momento compresi che tutti gli uomini hanno paura, infatti quel giorno tutti noi avevamo avuto paura, sia l’Imam, sia noi. L’Imam temeva che diventasse tardi per la preghiera, noi avevamo temuto il rumore del vetro infranto. Lui temeva Iddio; noi, altri che Iddio. Fu lì che capii che quando qualcuno teme veramente Dio, non ha più paura di altri che Lui, e chiunque tema altri che Dio, non ha timor di Dio.

 

Tratto dal libro biografico del martire Muhammad Ibrahim Hemmat “Mo’allem-e Farari

 

(1) Muhammad Ibrahim Hemmat, famoso martire della Guerra Imposta (Iraq-Iran)

(2) Località a nord di Teheran dove risiedeva l’Imam Khomeini (r.a.)

 

 

Sta arrivando la notte del 15 Shaban in merito alla quale il santo Profeta (saw) disse: “Chiunque resti sveglio in adorazione la notte del 15 Shaban, il suo cuore sarà vivo nel giorno in cui i cuori saranno senza vita”.

Egli disse anche che durante la notte del 15 Shaban, Allah Onnipotente decide in merito al sostentamento, la vita, la morte e il bene della gente.

Restare svegli in preghiera (ihya) è una pratica religiosa raccomandata dal sacro Corano.
La notte del 15 Shaban è la più importante dell’anno dopo le notti di Qadr, è altamente meritorio fare il ghusl e restare svegli tutta la notte in adorazione e preghiera. Vi sono delle du’a da recitare tra cui anche delle versioni semplici:
- recitare 100 volte

سُبْحَانَ اللّهِ  وَالْحَمْدُ لِلّهِ وَلا إلهَ إلاَّ اللّه وَاللّهُ أَك ْبَرُ 

- chiedere perdono
- recitare la zyarah dell’imam Hussein (a.s.) specifica per questa notte o se preferite recitare un’alternativa più semplice, potete manifestare il vostro amore e rispetto per l’Imam dicendo:

السَّلامُ عَلَيْكَ يَا أَبَا عَبْدِ اللّه السَّلامُ عَلَيْكَ وَرَحْمَةُ اللّه وَبَرَكَاتُهُ

Inoltre, siccome è l’anniversario della nascita dell’imam Mahdi (aj) è il momento migliore per approfondire la nostra conoscenza su di lui, ricordandoci del famoso hadith che dice che chi muore senza aver conosciuto l’Imam del proprio tempo è come colui che muore nell’Ignoranza.

Un link utile per i vari amaal consigliati: http://www.duas.org/15shabanamal.htm

Eltemase du’a

Ricordateci nelle vostre preghiere

 

Vogliamo proporvi questo interessante articolo tradotto dalla sorella Isabella e tratto dal blog:

http://veloitalia.blogspot.it/2016/08/riflessione-di-una-donna-sul-condurre.html

L’articolo è una traduzione di un estratto dal libro “Reclaim your heart” di Yasmin Mogahed.
L’autrice è una donna musulmana, laureata in psicologia e giornalismo, rinomata autrice e speaker nel mondo islamico.

Fonte dell’articolo originale : http://www.yasminmogahed.com/2010/12/19/a-woman%E2%80%99s-reflection-on-leading-prayer/

Il 18 Marzo 2005, Amina Wadud condusse la prima Jum’ah (preghiera del Venerdì) guidata da una donna. Quel giorno , le donne fecero un enorme passo verso l’essere più simili agli uomini .
Ma in questo modo ci siamo portate più vicine a realizzare la nostra liberazione?
Io non credo.
Ciò che spesso dimentichiamo è che Dio ha onorato la donna dandole un valore in relazione a Dio – non in relazione agli uomini. Ma poiché il femminismo occidentale elimina Dio dalla scena, non rimane alcuno standard – che l’uomo, in quanto maschio.
Come risultato, la femminista occidentale è costretta a trovare il suo valore in relazione ad un uomo. E facendo ciò, ha accettato un’assunzione distorta. Essa ha accettato che l’uomo è lo standard, e dunque una donna non potrà mai essere un completo essere umano finché non diventa semplicemente come un uomo .

Quando un uomo si taglia i capelli corti , lei vuole tagliarsi i capelli corti. Quando un uomo si arruola nell’esercito , lei vuole arruolarsi nell’esercito. Vuole queste cose per il semplice motivo che questo è “lo standard”.
Ciò che essa non realizza è che Dio dà dignità ad entrambi , uomo e donna, nella loro diversità e distinzione – non nella loro uguaglianza.

E il 18 marzo , le donne musulmane hanno commesso lo stesso identico errore.
Per 1400 anni gli studiosi islamici hanno concordato sul fatto che sono gli uomini a condurre la preghiera. In quanto donna musulmana, perché ciò dovrebbe importarmi ? Colui che guida la preghiera non è spiritualmente superiore in alcun modo. Una cosa non è migliore solo perché è un uomo a farla. E condurre la preghiera non è migliore , semplicemente perché è “condurre” . Se fosse stato ruolo della donna o se fosse stato più divino , allora perché il Profeta (pace su di lui) non avrebbe chiesto ad Ayesha, Khadija o Fatima – le più grandi donne di tutti i tempi – di guidare la preghiera ?
A queste donne fu promesso il paradiso – eppure non hanno mai condotto una preghiera.

Ma ora ,per la prima volta in 1400 anni , guardiamo un uomo condurre la preghiera e pensiamo “Non è giusto”. Pensiamo ciò anche se Dio non ha concesso alcun privilegio a chi la guida . L’imam non ha più valore agli occhi di Dio di quanto non ne abbia chi prega nelle file posteriori .
D’altro lato , soltanto una donna può essere madre. E Dio ha dato un privilegio speciale ad una madre. Il Profeta (pace su di lui) ci ha insegnato che “Il paradiso giace ai piedi della madre”. Ma qualunque cosa faccia un uomo , egli non potrà mai essere una madre. Allora perché questo non è ingiusto ?

Quando gli fu chiesto “Chi più di tutti merita il nostro buon trattamento?” Il profeta (pace su di lui) rispose: “Tua madre” tre volte prima di dire “Tuo padre” soltanto una. E’ sessista questo ? Non importa quanto un uomo faccia, non sarà mai in grado di avere lo status di una madre.

E ancora, quando Dio ci onora con qualcosa di unicamente femminile, siamo troppo impegnate a trovare il nostro valore in relazione ad un uomo per apprezzare – o addirittura notare ciò.
Abbiamo , anche noi , accettato gli uomini come standard ; dunque qualunque cosa unicamente femminile è , per definizione, inferiore. Essere sensibile è un insulto , diventare madre – una degradazione.
Nella battaglia tra razionalità stoica (considerata maschile) e compassionevole altruismo (considerato femminile) la razionalità regna suprema.

Dal momento in cui accettiamo che qualunque cosa un uomo abbia o faccia è migliore, ciò che ne segue è una reazione a martello : se un uomo ha questo , dobbiamo averlo anche noi . Se gli uomini pregano nelle file anteriori, assumiamo che sia meglio , dunque vogliamo pregare nelle file anteriori anche noi . Se gli uomini conducono la preghiera, assumiamo che l’Imam è più vicino a Dio , dunque vogliamo condurre la preghiera anche noi.
In qualche modo abbiamo accettato la nozione che avere una posizione di mondana leadership è in qualche modo indice della propria posizione con Dio .
Una donna musulmana non ha bisogno di degradare se stessa in questo modo . Lei ha Dio come standard. Ha Dio a definire il suo valore, non ha bisogno di un uomo .
Infatti , nella nostra crociata per inseguire gli uomini , noi donne non ci siamo mai fermate per esaminare la possibilità che ciò che abbiamo possa essere per noi migliore . In alcuni casi addirittura lasciamo andare questi valori solo per essere come un uomo .

50 anni fa, la società ci diceva che gli uomini erano superiori perché lasciavano la casa per andare a lavorare nelle fabbriche. Noi eravamo madri .
E tuttavia, ci dicevano che abbandonare l’allevamento di un altro essere umano per poter lavorare ad una macchina significava la liberazione della donna.
Abbiamo accettato che lavorare in una fabbrica è superiore ad allevare il fondamento della società – soltanto perché era un uomo a farlo.
Poi , dopo lavoro , dovevamo dimostrare di essere superumani – la madre perfetta, la moglie perfetta, la casalinga perfetta – e avere la carriera perfetta. E mentre non c’è niente di male , per definizione, in una donna in carriera, presto realizziamo ciò che abbiamo sacrificato per imitare ciecamente gli uomini .
Abbiamo guardato i nostri bambini diventare estranei e presto abbiamo riconosciuto il privilegio che abbiamo abbandonato .

E quindi solo ora – potendo scegliere – le donne in Occidente stanno scegliendo di restare a casa a crescere i loro figli.
Secondo lo United States Department of Agricolture, solo il 31 per cento delle madri con bambini piccoli , e il 18 per cento di madri con due o più figli , lavorano full-time. E di queste madri lavoratrici, un sondaggio condotto dal Parenting Magazine nel 2000 , ha rilevato che il 93 per cento di esse dice che preferirebbe restare a casa con i figli , ma è costretto a lavorare a causa di “obblighi finanziari”. Questi “obblighi” sono imposti alle donne dall’uguaglianza dei sessi dell’Occidente moderno , e rimossi dalle donne nella distinzione fra i sessi propria dell’Islam.

Ci è voluto alle donne occidentali quasi un secolo di sperimentazione per realizzare un privilegio dato alle donne musulmane 1400 anni fa.

Datomi questo privilegio in quanto donna, degrado me stessa provando ad essere qualcosa che non sono – e che in tutta onestà – non voglio essere: un uomo .
Come donne, non raggiungeremo mai la vera liberazione finché non smetteremo di imitare gli uomini , e dare valore alla bellezza di ciò che ci distingue, dato da Dio .

Se posso scegliere tra stoica giustizia e compassione, scelgo compassione. E se posso scegliere tra mondana leadership e paradiso ai miei piedi – scelgo il Paradiso .

Messaggio dell’Imam Khamenei per il Pellegrinaggio (2016)
Quello che segue è il testo integrale del messaggio che la Guida della Rivoluzione Islamica, l’Imam Khamenei, ha inviato ai musulmani del mondo in occasione del Pellegrinaggio.
Ass. Islamica Imam Mahdi (AJ)

rahbar-hajj

Col Nome d’Iddio Clemente e Misericordioso
E la lode appartiene unicamente a Iddio, il Signore dei mondi, e la pace d’Iddio discenda sul nostro Maestro Muhammad, sulla sua pura Famiglia, sui suoi prescelti Compagni e su coloro che li seguono fino al Giorno del Giudizio.
Fratelli e sorelle musulmani di tutto il mondo!
La stagione del Pellegrinaggio (Hajj) è per i Musulmani la stagione della nobiltà e della gloria agli occhi delle creature, della luminosità dei cuori, delle invocazioni e dell’umiltà di fronte al Creatore.
Il Pellegrinaggio è un dovere celeste, terrestre, divino e comunitario. Da una parte l’ordine divino “ricordate Dio come ricordate i vostri padri e con maggior venerazione” [Sacro Corano, II: 200] e “ricordatevi di Dio in giorni specifici” [II: 203] e dall’altra la dichiarazione divina “che abbiamo istituito per gli uomini… e, chi vi risiede e chi vi si reca, sono uguali – e a chiunque insolentemente la profana [la Moschea Sacra], faremo provare un doloroso castigo” [XXII: 25] mostrano le sue infinite e differenti dimensioni.
Nel corso del compimento di questo ineguagliabile dovere, la sicurezza temporale e spaziale funge come segno chiaro e stella splendente, rasserenando i cuori degli uomini e conducendo i pellegrini per un periodo specifico fuori dall’assedio di insicurezza con cui gli oppressori dominanti minacciano costantemente l’umanità – facendo così gustare loro il piacere della sicurezza.
Il Pellegrinaggio abramitico che l’Islam ha donato ai musulmani è la manifestazione della nobiltà, della spiritualità, dell’unità e della gloria e mostra ai nemici e ai malvagi la grandezza dell’Ummah Islamica e la sua totale fiducia nella potenza infinita di Dio. Esso mette inoltre in rilievo la distanza che separa i musulmani dalla palude della corruzione, dell’umiliazione e della tirannia che gli oppressori e arroganti mondiali impongono alle comunità umane.
Il Pellegrinaggio islamico e monoteista è la manifestazione del versetto “coloro che sono duri con i rinnegatori e compassionevoli fra loro” [48: 29]; è il luogo della dissociazione dagli associatori e della vicinanza e unità tra i credenti.
Coloro che hanno ridotto il Pellegrinaggio ad un semplice viaggio turistico-religioso e celato la loro ostilità e risentimento verso la nazione credente e rivoluzionaria dell’Iran accusandola di “politicizzare l’Hajj”, sono dei piccoli poveri diavoli che tremano per la paura di compromettere gli interessi del Grande Satana, gli Stati Uniti.
Le autorità saudite, che quest’anno hanno ostruito “la via di Dio e della Moschea Sacra” e sbarrato il sentiero alla Casa dell’Amato ai credenti e nobili pellegrini iraniani, sono individui cupi e sviati che credono che la preservazione del loro trono e del loro potere oppressivo passi attraverso la difesa delle potenze arroganti del mondo, l’alleanza col sionismo e gli Stati Uniti e l’esaudimento delle loro richieste. E su questa strada non si astengono dal commettere alcun tradimento.
E’ ormai trascorso quasi un anno dalla catastrofe di Mina nella quale, nel giorno di Eid, con gli abiti della consacrazione (ihram), sotto un sole cocente e con le labbra assetate, migliaia di pellegrini innocenti hanno perso tragicamente la loro vita. Poco prima un altro gruppo di persone era rimasto ucciso mentre compiva i riti della Preghiera e la circoambulazione della Moschea Sacra.
Le autorità saudite sono colpevoli di entrambe le catastrofi. Questo è un fatto unanimemente riconosciuto dai presenti, dai testimoni e dagli specialisti tecnici. Alcuni esperti hanno parlato perfino di premeditazione. L’esitazione e la negligenza nel soccorrere le vittime che recitavano le invocazioni e i versetti divini in questo giorno di festa sono incontestabili e irrefutabili. Gli agenti sauditi senza cuore e criminali hanno rinchiuso i feriti insieme ai morti all’interno di conteiner e invece di fornire loro cure mediche, aiuto o almeno temprare la loro sete, li hanno martirizzati.
Diverse migliaia di famiglie di differenti paesi hanno perduto i loro cari e le loro nazioni sono state in lutto. Circa cinquecento pellegrini della Repubblica Islamica sono diventati martiri, mentre i cuori delle loro famiglie sono ancora spezzati e il nostro popolo arrabbiato e rattristato.
I dirigenti sauditi, invece di scusarsi, pentirsi e perseguire legalmente i diretti colpevoli di questa tragedia, con la massima sfacciataggine e insolenza hanno rifiutato di permettere la formazione di una commissione d’inchiesta internazionale islamica per indagare sui fatti.
Invece di trovarsi sul banco degli accusati, si sono messi dalla parte dell’accusa, svelando con una malvagità e viltà estrema la loro antica animosità contro la Repubblica Islamica e verso ogni stendardo islamico issato di fronte alla Miscredenza e all’Arroganza.
I loro strumenti di propaganda – dai politici il cui atteggiamento verso i sionisti e gli Stati Uniti è fonte di disgrazia per il mondo islamico, ai muftì empi e corrotti che emettono responsi giuridici (fatwa) palesemente contrari al Corano e alla Sunnah, ai pennivendoli che non vengono scoraggiati neanche dai codici di condotta professionali dal pronunciare e diffondere menzogne – compiono futili sforzi per accusare la Repubblica Islamica della responsabilità di aver privato quest’anno i pellegrini iraniani della possibilità partecipare al Pellegrinaggio.
Questi dirigenti sediziosi che hanno creato e armato i malvagi gruppi armati takfiri, che hanno gettato il mondo islamico in guerre interne e massacri di innocenti, che hanno messo a ferro e fuoco lo Yemen, l’Iraq, la Siria, la Libia e altre nazioni, questi politici manipolatori senza Dio che hanno teso la loro mano amichevole al regime occupante sionista e chiuso i loro occhi davanti alle sofferenze e tragedie strazianti dei palestinesi, che hanno esteso la loro oppressione e il loro tradimento alle città e villaggi del Bahrain, questi stessi governanti senza coscienza e senza religione che hanno provocato la grande tragedia di Mina e che usando il titolo di “servi dei Due Luoghi Santi” hanno commesso il sacrilegio di perturbare la sicurezza dei luoghi sacri e divini, massacrato gli ospiti di Dio Misericordioso nel giorno di Eid a Medina e prima ancora nella Moschea Sacra, parlano ora del bisogno di evitare di “politicizzare il Pellegrinaggio” e accusano gli altri dei grandi peccati che loro stessi hanno commesso o provocato.
Questi individui rappresentano la perfetta manifestazione dei versetti del Sacro Corano che dicono: “Quando ti volge le spalle, percorre la terra spargendovi la corruzione e saccheggiando le colture e il bestiame. E Iddio non ama la corruzione. E quando gli si dice: “Temi Iddio”, un orgoglio criminale lo agita. L’Inferno gli basterà, che tristo giaciglio!” (II, 205-206)
Quest’anno, secondo i rapporti che abbiamo ricevuto, oltre ad aver proibito la partecipazione ai pellegrini iraniani e di altre nazioni, hanno sottoposto i pellegrini di altri paesi a controlli illegittimi con l’aiuto dei servizi di spionaggio americani e sionisti, privandoli così della sicurezza che spetta a tutti i pellegrini della Casa sacra di Dio.
Il mondo islamico, tanto nei governi che nelle nazioni, deve conoscere il vero volto dei dirigenti sauditi e la loro natura blasfema, senza fede, dipendente dall’Arroganza e materialista. Questi individui devono rispondere dei crimini che hanno commesso in tutto il mondo islamico.
Tenendo conto del loro atteggiamento verso gli ospiti di Dio dobbiamo riconsiderare fondamentalmente l’amministrazione dei Due Luoghi Santi e la questione del Pellegrinaggio. Ogni negligenza nell’adempiere a questa responsabilità in futuro causerà alla Ummah Islamica problemi ancora più seri.
Cari fratelli e sorelle! Quest’anno i credenti ed entusiasti pellegrini iraniani sono assenti dai riti dell’Hajj ma i loro cuori sono al fianco dei pellegrini provenienti dalle differenti parti del mondo, sono preoccupati per loro e pregano affinché la progenie maledetta del Taghut non causi ad essi alcun danno.
Nelle vostre invocazioni, riti e preghiere ricordatevi dei vostri fratelli e sorelle iraniani, pregate affinché vengano rimossi gli ostacoli che fanno patire le comunità islamiche e tagliate le mani degli arroganti, dei sionisti e dei loro servi dalla Ummah islamica.
Rendo omaggio ai martiri di Mina e della Moschea Sacra dello scorso anno e ai martiri di Mecca del 1987, e prego Iddio Clemente e Misericordioso di accordare loro il Suo Perdono, la Sua Misericordia e le migliori stazioni [spirituali].
Porgo i miei saluti all’Imam del Tempo [il dodicesimo Imam, l’Imam Mahdi] – possa la mia anima essere sacrificata per lui – e lo imploro di pregare per il progresso della Ummah Islamica e la liberazione dei musulmani dalla malvagità e sedizione dei nemici.
E il Successo è con Dio e a Lui ci affidiamo.

Sayyid Ali Khamenei
30 dhul-Quadah 1437 – 2 settembre 2016 – 12 shahrivar 1395

Traduzione a cura di Islamshia.org ©
Fonte: Islamshia.org

 

Col Nome di Dio Clemente e Misericodioso
A tutti i giovani nei paesi occidentali
I recenti amari eventi di cieco terrorismo avvenuti in Francia mi hanno spinto nuovamente a rivolgermi a voi giovani. È per me spiacevole che siano questi eventi a creare un’occasione per parlare, ma la verità è che se le sfide dolorose non creano un’opportunità di dialogo e scambio di opinione, le conseguenze negative si raddoppieranno.

Letter
Le sofferenze di un essere umano, in qualsiasi angolo del mondo, sono dolorose di per sé e per gli altri esseri umani: la scena di un bambino che vede la morte dei suoi più cari di fronte ai propri occhi, quella di una madre che vede svanire in pochi secondi la felicità della propria famiglia, quella di un marito che tiene in braccio il corpo inanime della moglie oppure quella di una persona che non sa che nei momenti successivi vedrà gli ultimi istanti della propria vita, sono tutte scene che scuotono i sentimenti e le emozioni di qualsiasi essere umano. Chi possiede un minimo di amore e umanità si rattrista e addolora vedendo queste scene in Francia, in Palestina, in Iraq, in Libano e in Siria.
Un miliardo e mezzo di musulmani è rimasto indubbiamente sconvolto e indignato per quanto accaduto e prova odio e ripugnanza verso gli autori di questi crimini. La questione è però che se le sofferenze di oggi non ci spingono a costruire un futuro migliore e più sicuro, si ridurranno a meri amari e inutili ricordi. Sono certo che soltanto voi giovani riuscirete a trarre lezioni dalle difficoltà attuali per poi scoprire nuovi sicuri sentieri per costruire il futuro e ostacolare le deviazioni che hanno condotto l’Occidente nella situazione in cui si trova oggi.

È vero che oggi il terrorismo è il dolore comune tra noi e voi, ma dovete sapere che l’insicurezza e l’angoscia che avete sperimentato nei recenti eventi possiedono due importanti differenze rispetto alle sofferenze che hanno provato in tutti questi anni il popolo iracheno, yemenita, siriano e afghano: la prima è che il mondo islamico da lungo tempo e su larga scala è vittima della violenza e dello spargimento del terrore, e la seconda è che purtroppo queste violenze sono state sempre, in modi differenti ed ‘efficaci’, sostenute da alcune grandi potenze. Sono ormai pochi a non conoscere il ruolo degli Stati Uniti nella creazione, rafforzamento e armamento di al-Qaeda, dei Taliban e del loro malvagio seguito. Accanto a questo sostegno diretto, i sostenitori noti ed espliciti del terrorismo takfiri – nonostante il loro sistema politico sia tra i più arretrati – sono stati sempre tra gli alleati dell’Occidente, mentre i più illuminati pensieri sorti dal dinamismo popolare nella regione sono stati crudelmente repressi. Questo atteggiamento iniquo dell’Occidente contro i movimenti di risveglio nel mondo islamico è un esempio chiaro delle contraddizioni della politica occidentale.

Un altro aspetto di questa contraddizione è visibile nel sostegno al terrorismo statale di Israele. Sono più di sessanta anni che il sofferente popolo palestinese sperimenta la peggiore forma di terrorismo. Se oggi le genti d’Europa sono costrette a rimanere a casa per qualche giorno e a non apparire nei luoghi pubblici, è da decine di anni che a causa della macchina di distruzione e di massacro del regime sionista una famiglia palestinese non si sente sicura nemmeno nella propria casa.

Quale violenza è paragonabile nelle atrocità alla costruzione di colonie illegali da parte del regime sionista? Il regime sionista continua a distruggere case, frutteti e campi dei palestinesi senza nemmeno dare il tempo di traslocare o di raccogliere il frutto delle coltivazioni, senza ricevere mai critiche serie ed efficaci da parte dei suoi alleati influenti e nemmeno da parte delle istituzioni internazionali apparentemente indipendenti. Tutto questo avviene davanti agli occhi terrorizzati e in lacrime delle donne e dei bambini palestinesi che sono testimoni del brutale pestaggio, dell’imprigionamento e delle spaventose torture dei loro parenti [da parte dei sionisti]. Conoscete forse altre atrocità di queste dimensioni, gravità e continuità in altre parti del mondo oggi? Se sparare a una donna indifesa in mezzo alla strada per il solo ‘reato’ di protestare contro un soldato armato fino ai denti non è terrorismo, allora che cosa è? Questa barbarie, solo perché perpetrata dalle forze armate di un governo occupante, non devono essere quindi definite “estremismo”? Oppure queste scene, solo perché trasmesse ripetutamente e da più di sessanta anni dalle televisioni, non dovrebbero destare più le nostre coscienze?

Le invasioni militari avvenute negli ultimi anni nel mondo islamico, che hanno provocato numerose vittime, sono un altro esempio della logica contraddittoria dell’Occidente. Le nazioni che sono state invase, oltre ad aver patito perdite di vite umane, hanno subito ingenti danni alle infrastrutture economiche e industriali, si sono viste rallentare o bloccare la strada del progresso e dello sviluppo e in alcuni casi sono state riportate indietro di decenni. Nonostante ciò ad esse viene chiesto con arroganza di non considerarsi oppresse. Come si può ridurre in macerie una nazione, trasformando le sue città e villaggi in cenere, e poi dirgli: “Per favore non consideratevi oppressi”! Non sarebbe forse meglio scusarsi sinceramente invece di invitarle a ignorare o dimenticare queste tragedie? La sofferenza che il mondo islamico ha patito in questi anni a causa dell’ipocrisia e delle imposture degli invasori non è minore dei danni materiali subiti.

Cari giovani! Spero che voi, adesso o in futuro, possiate cambiare questa mentalità intrisa di inganno la cui ‘arte’ è quella di nascondere gli obiettivi lontani e mascherare le intenzioni perfide. A mio giudizio il primo passo per ristabilire la sicurezza e la pace è quello di modificare questa mentalità che origina violenza. Finché nella politica occidentale domineranno il sistema dei due pesi e delle due misure, fino a quando il terrorismo agli occhi dei suoi potenti sostenitori viene diviso in “buono” e “cattivo” e fino al giorno in cui gli interessi dei governi precedono i valori umani e morali, non bisognerà cercare le radici della violenza altrove. Purtroppo nel corso degli anni queste radici hanno penetrato nel profondo le politiche culturali dell’Occidente e hanno prodotto un’invasione ‘morbida’ e silenziosa.
Molte nazioni nel mondo sono orgogliose della propria cultura nazionale e autoctona, che oltre ad essere creative e vitali, hanno nutrito per centinaia di anni le società umane, e il mondo islamico non è un’eccezione in questo. Ma nell’epoca attuale il mondo occidentale, con l’utilizzo di mezzi avanzati, insiste nell’uniformare e omologare le culture nel mondo. Ritengo questa imposizione della cultura occidentale alle altre nazioni, e il considerare le culture di queste ultime come inferiori, una violenza silenziosa e particolarmente dannosa. L’umiliazione delle ricche culture e l’offesa dei loro aspetti più rispettati accade mentre questa cultura che viene proposta non possiede assolutamente le capacità per sostituirle. Gli elementi della violenza e della dissolutezza morale, per esempio, che purtroppo sono diventati le caratteristiche principali della cultura occidentale, hanno perso la loro posizione e approvazione persino dove sono sorte.
Adesso la domanda è questa: se noi non vogliamo una cultura aggressiva, volgare e che fugge dalla spiritualità, siamo forse peccatori? Se cerchiamo di bloccare il diluvio devastante che si dirige verso i nostri giovani sotto forma di prodotti cosiddetti ‘artistici’, siamo forse colpevoli? Non nego l’importanza e il valore dei legami culturali. Questi legami, quando hanno avuto luogo in una situazione naturale e col rispetto per la società che li riceveva, hanno prodotto sempre crescita, ricchezza e prosperità. Al contrario, i legami disomogenei e imposti hanno sempre creato danni e insuccessi. Devo dire con profondo dispiacere che gruppi abietti come DAESH (ISIS) sono figli di questi accoppiamenti infelici con le culture importate. Se il problema fosse stato davvero dottrinale, saremmo stati testimoni di fenomeni del genere anche prima dell’avvento del colonialismo nel mondo islamico, mentre la storia dimostra il contrario.
Le fonti storiche autentiche dimostrano chiaramente che l’unione tra il colonialismo e un pensiero fanatico ed emarginato – esistente tra l’altro soltanto in una tribù beduina – ha coltivato il seme dell’estremismo in questa regione. Come sarebbe altrimenti possibile che dal cuore di una delle più etiche e umane confessioni religiose del mondo, che ha tra i propri principi quello secondo cui uccidere un essere umano equivale all’uccisione dell’intera umanità, esca una spazzatura come DAESH (ISIS)?

Dall’altra parte bisogna poi chiedersi come mai persone nate in Europa e che lì hanno ricevuto la loro educazione culturale e spirituale, vengano attratte da questi gruppi? È forse possibile pensare che una persona, dopo aver fatto uno o due viaggi nelle zone di guerra, diventi così estremista da poter massacrare i propri concittadini? Sicuramente non bisogna dimenticare l’effetto di una vita di insano nutrimento culturale in un ambiente inquinato e creatore di violenza. Bisogna condurre un’analisi completa in questo campo per trovare le contaminazioni palesi e nascoste della società. Forse l’odio profondo che nel corso degli anni dello sviluppo industriale ed economico è stato coltivato a causa delle iniquità e ingiustizie legali e strutturali tra i diversi ceti della società occidentale ha creato dei complessi che di tanto in tanto sorgono come una malattia.
Tuttavia siete voi che dovete strappare le superfici della vostra società, trovando e rimuovendo i nodi e rancori presenti. Bisogna riparare le crepe piuttosto che renderle più profonde. Il grave errore nella lotta al terrorismo sono le reazioni affrettate che non fanno che aumentare le divergenze attuali. Qualsiasi azione emotiva e frettolosa che isoli o spaventi le comunità islamiche – formate da milioni di persone responsabili e attive residenti in Europa e negli Stati Uniti – e limiti ancor di più i loro diritti emarginandole dalla società, non solo non risolverà i problemi ma aumenterà anzi le distanze e i rancori. Le iniziative superficiali e reazionarie, soprattutto se legalizzate, non produrranno altro che l’aumento delle bipartizioni e crisi future. Secondo le notizie che mi sono giunte, in alcune nazioni europee sono state approvate delle leggi che spingono i cittadini a spiare i musulmani; questo atteggiamento è oppressivo e sappiamo tutti che la caratteristica dell’oppressione è quella, prima o poi, di ritorcersi contro chi la commette, a prescindere dal fatto che i musulmani non meritino questa irriconoscenza. Il mondo occidentale da secoli conosce bene i musulmani: sia quando gli occidentali sono stati ospitati nella terra dell’Islam e hanno gettato il proprio sguardo avido sulle ricchezze dei padroni di casa, sia quando sono stati loro ad ospitare i musulmani utilizzandone il lavoro e l’ingegno. Nella maggior parte dei casi non hanno visto che gentilezza e pazienza. Chiedo pertanto a voi giovani di creare le basi per un rapporto giusto, rispettoso e nobile con il mondo dell’Islam, fondato su una corretta e approfondita conoscenza e traendo lezione dalle esperienze negative. Così facendo vedrete in un futuro non molto lontano che l’edificio costruito su queste solide fondamenta irradierà la luce della tranquillità e della fiducia sui suoi architetti, donando loro il calore della sicurezza e serenità, e illuminerà il mondo intero con la luce della speranza in un futuro luminoso.

Seyyed ‘Ali Khamenei
8 Azar 1394 – 29 Novembre 015
Traduzione a cura di Islamshia.org
Fonte: islamshia.org

 

Col Nome d’Iddio Clemente e Misericordioso

A tutti i giovani in Europa e negli Stati Uniti d’America,

gli avvenimenti accaduti recentemente in Francia e altri simili avvenuti in alcune nazioni occidentali mi hanno convinto a parlarvi direttamente al riguardo. Mi rivolgo a voi giovani non perchè trascuri i vostri genitori, ma piuttosto perchè il futuro delle vostre nazioni e paesi sarà nelle vostre mani, e perchè ritengo che il senso di ricerca della verità sia più vivo e vigoroso nei vostri cuori.

In questo scritto non mi rivolgo ai vostri politici e uomini di Stato, perché credo che essi abbiano consapevolmente separato il percorso della politica da quello della sincerità e verità.

Vorrei parlarvi dell’Islam, ed in particolar modo dell’immagine che vi viene presentata come Islam. Negli ultimi due decenni sono stati fatti innumerevoli tentativi – dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica – per collocare questa grande religione nella posizione di “nemico spaventoso”. Suscitare un sentimento di orrore e odio e poi utilizzarlo è qualcosa che ha sfortunatamente una lunga storia nella politica dell’Occidente.

Qui non voglio affrontare le diverse fobie inculcate alle nazioni occidentali. Con un rapido sguardo agli studi critici di storia vedrete che il comportamento mendace e ingannatore con le altre nazioni e culture da parte dei governi occidentali è stato criticato nella nuova storiografia.

La storia dell’Europa e degli Stati Uniti si vergogna dello schiavismo, si imbarazza del periodo coloniale ed è a disagio per l’oppressione della gente di colore e non-cristiana. I vostri ricercatori e storici si vergognano profondamente delle stragi compiute in nome della religione tra Cattolici e Protestanti o delle rivalità nazionali ed etniche durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Questo approccio è ammirevole.

Nel menzionare una parte di questa lunga lista, il mio obiettivo non è quello di rimproverare la storia; vorrei piuttosto che voi chiediate ai vostri intellettuali perchè la coscienza pubblica in Occidente si deve svegliare sempre con un ritardo di decenni e a volte di secoli. Perchè la revisione della coscienza collettiva deve applicarsi al passato remoto e non ai problemi correnti? Perchè in una questione importante come il confronto con la cultura e il pensiero islamico si cerca di prevenire la formazione di una consapevolezza pubblica?

Voi sapete bene che l’umiliazione e la diffusione di odio e paura illusoria dell’”altro” sono stati la base comune di ogni sfruttamento oppressivo. Vorrei che vi chiedeste ora perchè stavolta la vecchia politica della diffusione di fobia e odio ha colpito l’Islam e i musulmani con un’intensità senza precedenti. Perchè la struttura del potere nel mondo di oggi vuole emarginare il pensiero islamico e disattivarlo? Quali concetti e principi nell’Islam disturbano i programmi delle superpotenze e quali interessi vengono salvaguardati all’ombra della distorsione dell’immagine dell’Islam? La mia prima richiesta è quindi: studiate e cercate i motivi dietro questo offuscamento dell’immagine dell’Islam.

La mia seconda richiesta è che, in reazione alla marea di pregiudizi e campagne propagandistiche, cerchiate di ottenere una conoscenza diretta e di prima mano di questa religione. La logica corretta richiede che almeno sappiate quale è l’essenza e natura di ciò da cui vi fanno fuggire e spaventare.

Io non insisto che voi accettiate la mia, o di chiunque altro, lettura dell’Islam. Quello che voglio dirvi è di non permettere che questa realtà dinamica ed efficace nel mondo di oggi venga presentata a voi attraverso intenzioni e scopi loschi. Non permettetegli di presentare ipocritamente i terroristi da loro reclutati come rappresentanti dell’Islam.

Ricavate la conoscenza dell’Islam dalle sue fonti prime e originali. Ottenere informazioni sull’Islam attraverso il Corano e la vita del suo grande Profeta. Vorrei chiedervi se avete letto direttamente il Corano dei musulmani. Avete studiato gli insegnamenti del Profeta dell’Islam e le sue dottrine umane ed etiche? Avete ricevuto il messaggio dell’Islam da altra fonte oltre quella dei mass-media?

Vi siete chiesti come e sulla base di quali valori l’Islam ha stabilito la più grande civiltà scientifica e intellettuale del mondo ed elevato i più eminenti scienziati e intellettuali nel corso dei secoli?

Vorrei che non permettiate che, con la creazione di immagini false e odiose, sii crei un ostacolo emotivo e sensibile tra voi e la realtà, privandovi della possibilità di un giudizio imparziale. Oggi i mezzi di comunicazione hanno rimosso i confini geografici, non permettete quindi loro di assediarvi all’interno di confini fabbricati e virtuali.

Sebbene nessuno possa individualmente colmare i vuoti creati, ognuno di voi può costruire un ponte di pensiero ed equità sulle lacune per illuminare voi stessi e l’ambiente circostante. Anche se questa tensione pre-pianificata tra l’Islam e voi giovani è sgradevole, può sollevare nuove questioni nelle vostre menti curiose ed esploratrici. Cercare di trovare risposte a queste domande vi fornirà un’opportunità per scoprire nuove verità.

Non perdete quindi l’occasione di ottenere una comprensione appropriata, corretta e imparziale dell’Islam, in modo che forse, grazie al vostro senso di responsabilità verso la verità, le future generazioni possano scrivere la storia di questa corrente interazione tra Islam e Occidente con una coscienza chiara e minore disagio.

Seyyed Ali Khamenei

21 Gennaio 2015

Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Il profeta Isma’il (A) nacque quando suo padre, il profeta Ibrahim (A), aveva 86 anni. Il bambino era la luce degli occhi di suo padre e quando Sara li osservava, si rattristava, poiché lei non poteva avere figli. Dopo un po’ di tempo non riuscì più a sopportare la vista di Hajar e di suo figlio e quindi chiese al profeta Ibrahim (A) di condurli altrove. Per ordine di Allah, il profeta Ibrahim (A) li condusse alla Mecca. In quel deserto affidò la moglie ed il figlio ad Allah e lui ritornò in Palestina. Secondo il sacro Corano recitò questa preghiera:
O Signore nostro, ho stabilito una parte della mia progenie in una valle sterile, nei pressi della Tua Sacra Casa, affinché, o Signor nostro, assolvano alla salah. Fai che i cuori di una parte dell’umanità tendano a loro; concedi loro [ogni specie] di frutti, forse ti saranno riconoscenti. (14:37)
Nonostante Hajar fosse rimasta sola nel deserto, non si perse d’animo: dal marito aveva imparato ad essere paziente e avere fede in Allah. Quando cominciò ad avere fame e sete e non potendo più sfamare il bambino, provò a cercare dell’acqua tra le colline di Safa e Marvah, ma non riuscì a trovarne. Delusa, ritornò dal bimbo e improvvisamente vide sgorgare dell’acqua dal punto in cui il profeta Isma’il (A) aveva colpito il terreno con i suoi piedini. Era molto felice e bevve a sazietà.

Nel frattempo, l’acqua aveva attirato uno stormo di uccelli. Nelle vicinanze risiedeva la tribù dei Jarham, che seguì il volo degli uccelli. Nel vedere Hajar e il piccolo Isma’il soli nel deserto, li invitarono ad unirsi alla loro tribù e loro accettarono.
Talvolta il profeta Ibrahim (A) andava a trovarli. Durante una di queste visite, quando il profeta Isma’il (A) aveva ormai tredici anni, il profeta Ibrahim sognò che stava sacrificando suo figlio. Era l’8 di zilhajjah noto anche come yawm al-tarwiyah (il giorno del primo sogno). Il profeta Ibrahim (A) riceveva spesso gli ordini divini tramite i suoi sogni, ma in questo caso si trattava di sacrificare il proprio figlio e quindi si chiedeva se il sogno fosse veritiero; se davvero contenesse un messaggio per lui.
Il giorno successivo fece lo stesso sogno e così ebbe la certezza che l’ordine era reale. Quindi il 9 di zilhajjah è conosciuto come yawm al-’arafah (il giorno della conoscenza certa). Il santo Corano narra:
Poi, quando raggiunse l’età per accompagnare [suo padre] questi gli disse: “Figlio mio, mi sono visto in sogno, in procinto di immolarti. Dimmi cosa ne pensi”. Rispose: “Padre mio, fai quello che ti è stato ordinato: se Allah vuole sarò rassegnato”. (37:102)
Il profeta Ibrahim (A) prese una corda e un coltello e portò suo figlio nel deserto. Lungo la strada, apparve Satana camuffato da uomo anziano e cercò di convincere il profeta Ibrahim (A) che avrebbe commesso un grave errore ad uccidere il proprio figliolo. Satana si presentò tre volte, e ogni volta il profeta Ibrahim (a.s.) lo allontanò gettandogli sette pietre.
Quando giunsero a Minà, il profeta Ibrahim (A) fece sdraiare suo figlio e afferrò il coltello.

Il profeta Isma’il (A) si rese conto di come suo padre fosse sconvolto al pensiero di doverlo uccidere, così gli disse: “Padre mio, legami le mani e i piedi, così non lotterò. Bendati gli occhi, così non mi vedrai morire e avvolgiti stretto nel mantello, così mia madre non vedrà il mio sangue sparso sui tuoi vestiti. Affila bene il tuo coltello per terminare in fretta il tuo compito. In questo modo, non proverò dolore”.
Il profeta Ibrahim (A) fece come gli aveva chiesto il figlio e lo immolò. Ma quando tolse la benda dagli occhi, con gran sorpresa, vide suo figlio sano e salvo in piedi accanto a lui, e al suo posto giaceva un montone. Il santo Corano narra:
Noi lo chiamammo: “O Abramo, hai realizzato il sogno. Così Noi ricompensiamo quelli che fanno il bene. Questa è davvero una prova evidente”. E lo riscattammo con un sacrificio generoso. Perpetuammo il ricordo di lui nei posteri. Pace su Abramo. (37:104-109)
Quindi Allah disse al profeta Ibrahim (A) che aveva salvato la vita al profeta Isma’il (A) per ricompensarlo della sua fede. Al posto di suo figlio, la benedizione del sacrificio sulla via di Allah sarebbe stata concessa ad un’altra persona in futuro. Questa persona non è altri che l’imam Husayn (A), il nostro terzo Imam, che ha sacrificato se stesso, i suoi familiari e i suoi amici a Karbalà per salvare l’Islam.
Allah ha reso obbligatori a tutti i musulmani gli atti compiuti dal profeta Ibrahim (A) e dalla sua famiglia: ecco perché quando si va in pellegrinaggio (hajj), si cammina tra le colline di Safa e Marvah, come fece Hajar, e andiamo a Minà per sacrificare un animale e lapidare Satana.
Durante una delle sue visite, Allah ordinò a Ibrahim (A) di ricostruire la sacra Ka’bah, che era danneggiata. Il sacro Corano dice:
E [ricorda] quando Abramo e Ismaele elevavano le basi della Casa [e dicevano: “O] Signor nostro, accetta da noi. In verità, Tu sei Colui che [tutto] ascolta e conosce.(2:127)
Il profeta Ibrahim (A) e suo figlio Isma’il (A) ricostruirono la sacra Ka’bah insieme. Isma’il portava i sassi e il profeta Ibrahim (A) li sistemava al loro posto. L’angelo Jibra’il, che seguiva i lavori, indicò loro dove sistemare la sacra Pietra Nera (hajar al-aswad). Quando la ricostruzione fu terminata, eseguirono il pellegrinaggio. Il profeta Isma’il (A) si stabilì alla Mecca e vi trascorse tutta la sua vita.
Il nostro profeta Muhammad (S) discende da lui.

Il Profeta (s) disse: "La prima persona che si presenterà al cospetto di Dio Onnipotente sarò io, il Suo Libro e la mia Ahl al-Bayt (a), quindi la mia Ummah. Allora chiederò alla mia Ummah come si sono comportati con il Libro di Dio e la mia Ahl al-Bayt (a)". al-Kafi 2/600/4

Il Profeta (s) riferendosi all’imam Hasan (a) disse: "O Dio! Io lo amo, anche Tu amalo e ama coloro che lo amano". Kanz al-ummal 37640

L’imam Ridha (a) disse: "Il faraj verrà dopo la disperazione". Bihar vol.52 pag.111

Disse il nostro Imam (aj): "In verità uccidendoti hanno ucciso l’Islam, hanno abbandonato a se stessi la preghiera e il digiuno, hanno annullato le tradizioni e le regole (religiose), hanno distrutto le basi della fede, hanno alterato i versetti del Corano". Bihar vol.98, pag.317 bab 24
L’imam Sadiq (a) disse: "L’imam Alì ibn al-Husayn pianse per vent’anni (in ricordo di Ashurà) e tutte le volte che gli portavano del cibo, egli si metteva a piangere". Bihar vol.46 pag.108(Nella foto: il mausoleo dell’imam Hasan, Sajjad, Baqir e Sadiq (a) prima che venisse distrutto)