Sura al-Masad (sura 111, riassunto tafsir Nemune e al-Mizan)

Periscano le mani di Abu Lahab , e perisca anche lui.

Questa è l’unica sura in cui è riportato chiaramente il nome di due degli acerrimi nemici del Profeta (s), Abu Lahab e sua moglie. Essi vengono maledetti e le loro azioni destinate a rimanere senza risultati. Nonostante Abu Lahab fosse lo zio del Profeta (s) a volte lo seguiva passo a passo, senza lasciarlo in pace e rivolgendogli parole di disprezzo e insultandolo.

Le sue ricchezze e i suoi figli non gli gioveranno.
Tutti i suoi beni non serviranno ad annullare la maledizione che gli è stata inflitta. E ciò vale anche per tutti gli altri miscredenti, le loro ricchezze non li salveranno.

Sarà bruciato nel Fuoco ardente,
La sua punizione sarà il fuoco dell’Inferno, un fuoco immenso.fire

assieme a sua moglie, la portatrice di legna,
che avrà al collo una corda di fibre di palma.

Anche sua moglie riceverà la stessa punizione, entrerà nell’Inferno mentre sta trasportando legna. In questo mondo legava insieme dei rovi per poi buttarli addosso al Profeta (s), in questo stesso stato entrerà nell’Inferno e questa sarà la sua punizione. Da questa sura si può dedurre che i legami di parentela non influenzano in alcun modo il giudizio divino, Abu Lahab verrà punito nonostante fosse lo zio del nobile Profeta (s).

Sura al-Nisa (IV) vers. 35

“E se temete rottura fra di loro [fra moglie e marito]. Nominate allora un arbitro della famiglia di lui e un arbitro della famiglia di lei. Se vorranno riconciliarsi, Allah metterà pace tra loro. In verità, Allah è sapiente e informato”.

In questo versetto il sacro Corano espone un metodo per risolvere i conflitti familiari. L’ultima frase è un monito agli arbitri nominati, affinché siano onesti e giudichino con giustizia.

Questo semplice tribunale islamico offre vantaggi che gli altri tribunali non sono in grado di offrire:

1. Non si possono giudicare le questioni familiari con aride leggi, e severi e insensibili giudici.

2. Nei tribunali ordinari, le due parti, per difendersi, sono costrette a rivelare dinanzi a gente estranea i loro segreti e le loro questioni personali e ciò impedisce loro di tornare a vivere amandosi e stimandosi come prima.

3. I giudici ordinari sono per lo più indifferenti nei confronti dei problemi e dei conflitti di una famiglia mentre invece giudici della famiglia stessa cercheranno di fare il possibile per risolvere i problemi.

4. Questo metodo evita le spese e le perdite di tempo che di solito ci sono nei tribunali ordinari.

Secondo l’etica islamica il riconciliamento di marito e moglie è molto meglio del divorzio, per questo nel versetto precedente e nel seguente vengono citati dei metodi per evitare che non si arrivi mai al divorzio.

È da sottolineare che dal versetto 128 di questa stessa sura: “E se una donna teme il maltrattamento da parte del proprio marito o la sua disaffezione, non ci sarà colpa alcuna se in qualche modo si riconcilieranno tra di loro” si può dedurre che molto spesso è la donna che deve accettare, di sua spontanea volontà ovviamente, di rinunciare ad alcuni suoi diritti per salvare il proprio matrimonio.

Sura al-Nisa (IV) vers. 34

“Gli uomini sono preposti alle donne, perché Allah ha elevato alcuni di loro [esseri umani] su altri, e per il fatto che essi spendono [per esse] dei propri beni. Le [donne] probe sono dunque devote, salvaguardano in assenza [dei propri mariti, i loro diritti e la propria castità], per ciò che Allah ha preservato [per esse]. E quelle di cui temete la ribellione, ebbene, [prima] consigliatele, [e se ciò non dovesse rivelarsi efficace] abbandonatele nei [loro] letti, [e se anche questo non dovesse essere sufficiente] battetele. Se poi vi obbediscono, non cercate, contro di esse, [alcuna] via [per opprimerle]. In verità, Allah è sublime, grande”.

La famiglia può essere considerata una microsocietà e, al pari di una vera e grande società, deve possedere un’unica guida, un solo responsabile. Il sacro Corano in questo versetto dice espressamente che è l’uomo che deve assumersi la responsabilità, la guida e la direzione della famiglia.

Ovviamente ciò non vuol dire che le donne debbano essere oppresse e vessate dagli uomini, o che l’uomo debba dirigere la famiglia con metodi tirannici. Il capofamiglia dev’essere equo e sollecito nei confronti della famiglia, deve consultarsi con i suoi componenti, e agire sempre per il loro bene.

La frase successiva espone le due ragioni della scelta dell’uomo come capofamiglia.

Suddivide quindi le donne in due categorie: le devote e quelle di cui si teme la ribellione.

Riguardo alla seconda categoria, il sacro Corano prescrive di punirle per gradi:

1. prima consigliarle;

2. se ciò non dovesse funzionare, abbandonarle nei loro giacigli,

3. se anche questo non fosse sufficiente, batterle.

È necessario specificare che per ribellione s’intende il rifiuto della donna di soddisfare le necessità sessuali del marito, che per la donna musulmana è un obbligo a meno che non sia giustificata da malattia o altra motivazione accettabile.

Quindi il marito si trova davanti a una situazione per lui insopportabile: essere sposato ma non poter soddisfare le proprie necessità sessuali, e ciò può creare conflitto all’interno della famiglia e corruzione nella società, perciò il Corano espone alcune vie per evitare di arrivare alle peggiori conclusioni come il divorzio.

Inoltre è da sottolineare che l’ultima soluzione cioè quella di “battere” la propria moglie prevede delle condizioni, tra cui il fatto che sul corpo non rimangano segni.

Purtroppo c’è da dire che molti musulmani abusano di questo versetto per giustificare le proprie azioni, sia perché picchiano le proprie donne senza rispettare gli stadi citati dal versetto e i limiti stabiliti dalla sharia, sia perché molto spesso le picchiano per altri motivi o per obbligarle a compiere doveri che l’Islam non ha loro imposto.

Sura al-Nisa (IV) vers. 32

“E non aspirate a ciò con cui Allah ha reso superiori alcuni di voi rispetto ad altri di voi. Per gli uomini v’è un giovamento assegnato di ciò che hanno guadagnato, e per le donne v’è un giovamento assegnato. E chiedete ad Allah della Sua grazia. Allah, in verità, conosce ogni cosa”.

In una tradizione leggiamo: «Un giorno Umm Salamah chiese al sommo Profeta (s): “Perché gli uomini fanno il jihad, e le donne no? Perché a noi donne spetta metà dell’eredità che spetta agli uomini? Anche noi donne avremmo voluto essere uomini, per partecipare al jihad, e avere la loro posizione sociale”». Fu allora che questo versetto fu rivelato. Molti si chiedono il perché della differenza esistente fra la parte di eredità spettante agli uomini e quella spettante alle donne. Bisogna invece tenere in considerazione il fatto che, di solito, nella società, sono gli uomini a mantenere le famiglie e nella pratica sono perciò le donne a ricevere il doppio di quello che ricevono gli uomini.

Non bisogna però trascurare il fatto che il versetto parla delle reali e naturali differenze fra uomo e donna, e non ha nulla a che vedere con le diverse forme di sfruttamento.

Invece di aspirare a quello che Allah ha donato agli altri, l’essere umano deve chiedere ad Allah della Sua grazia, in questo modo Egli elargirà i Suoi doni.

Il versetto si conclude dicendo che Allah conosce quali differenze devono esistere fra le sue diverse creature, conosce i segreti che l’uomo ha dentro di sé, conosce ogni sua aspirazione.

Sura al-Nisa (IV) vers. 33

“Per ognuno abbiamo stabilito degli eredi di ciò che lasciano i genitori e i parenti stretti. E date a coloro con i quali avete stretto un patto la loro parte. In verità, Allah è testimone di ogni cosa”.

La frase “E date a coloro con i quali…” si riferisce a un particolare contratto che, prima dell’avvento dell’Islam, due persone concludevano fra di loro, e che l’Islam accettò modificandolo leggermente. In esso due persone s’impegnavano ad aiutarsi a vicenda nella vita, di sostenersi l’un l’altro nel pagamento dei risarcimenti, e di ereditare l’uno dall’altro. L’Islam accettò dunque questa forma di contratto, apportando però in esso una modifica, riguardante l’eredità: permettere alle due parti del contratto di ereditare solo nel caso in cui non abbiano altri eredi.

Sia questo versetto che quello precedente espongono un diritto innegabile della donna: quello di proprietà, sia di ciò che guadagna, sia di ciò che eredita e nel versetto 32 ciò è sottolineato dal fatto che il versetto cita il diritto di proprietà di entrambi con due frasi distinte, mentre avrebbe potuto dire che per ogni individuo c’è un giovamento assegnato di ciò che hanno guadagnato.

Sura al-Nisa (IV) vers. 29

“O voi che avete prestato fede, non mangiate illecitamente i vostri beni tra di voi, a meno che non si tratti di commercio di comune accordo fra di voi, e non uccidete voi stessi, ché, in verità, Allah è benevolo verso di voi”.

Forse la ragione per la quale il divieto di suicidarsi è stato accostato a quello di non consumarsi illecitamente i beni è che un sistema economico insano, spinge gli individui a commettere crimini quali l’assassinio o il suicidio, e porta la società alla rovina, come un suicidio della società.

Sura al-Nisa (IV) vers. 30

“E chi farà ciò per inimicizia e oppressione, sarà introdotto in un fuoco [nel fuoco dell’Inferno], e ciò è facile per Allah”.

In questo versetto, per inimicizia s’intende esclusivamente l’ingiustizia fatta agli altri, mentre l’oppressione può anche denotare il male e l’ingiustizia che l’individuo fa a se stesso.

Sura al-Nisa (IV) vers. 31

“Se v’asterrete dai maggiori di quei [peccati] che vi vengono proibiti, elimineremo da voi le vostre colpe [minori], e vi faremo entrare in un nobile luogo”.

Da questo versetto è possibile dedurre che esistono due tipi di peccato: i peccati maggiori e i peccati minori.

In base a quanto affermano le tradizioni islamiche, i peccati maggiori sono quelli che Iddio ha promesso il fuoco dell’Inferno per punire coloro che li commettono.

Alcuni eminenti sapienti islamici, hanno dedotto, dal sacro Corano e dalle tradizioni islamiche, che i seguenti peccati sono maggiori:

· attribuire soci e pari ad Allah;

· uccidere una persona innocente;

· disubbidire ai genitori;

· fuggire dalla jihad;

· usurpare i beni dell’orfano;

· praticare l’usura;

· accusare falsamente una donna di adulterio;

· fornicare;

· avere rapporti pederastici;

· rubare;

· bere e mangiare sangue;

· mangiare la carne di maiale;

· mangiare la carne degli animali non macellati secondo il sacro rito islamico;

· vendere detraendo dal peso;

· giocare d’azzardo;

· testimoniare il falso;

· disperare della misericordia divina;

· sentirsi al sicuro dal castigo divino;

· aiutare gli iniqui;

· appoggiarsi agli iniqui;

· giurare il falso;

· ingannare;

· astenersi dal dare agli altri ciò che spetta loro di diritto;

· mentire;

· comportarsi superbamente;

· sprecare;

· tradire;

· trascurare lo hajj;

· combattere gli amici di Allah;

· trastullarsi;

· commettere atti di stregoneria;

· trascurare la preghiera;

· bere vino.

Sura al-Nisa (IV) vers. 26

“Allah vuole spiegarvi [i Suoi comandamenti], guidarvi ai costumi di coloro che [vissero] prima di voi, e ritornare a voi [concedendovi il Suo perdono e la Sua grazia]. Allah è sapiente e saggio”.

In questo versetto sono esposte le ragioni delle restrizioni imposte dai versetti precedenti:

1. Allah vuole spiegarvi i Suoi comandamenti;

2. vuole guidarvi ai costumi di coloro che vissero prima di voi;

3. vuole ritornare a voi concedendovi il Suo perdono a patto che non ritorniate a seguire il deviato sentiero che seguivate prima dell’avvenire dell’Islam.

L’ultima frase ci ricorda che Allah sa perfettamente ciò che è bene e ciò che è male per noi.

Sura al-Nisa (IV) vers. 27

“Allah vuole ritornare a voi [pietoso e benevolo], e coloro che seguono le passioni vogliono che voi cadiate in grande traviamento”.

All’apparenza, le libertà sessuali potrebbero sembrare una forma di vero piacere e soddisfazione, ma, in realtà, considerando i danni che esse arrecano all’individuo e alla società, sono la maggior deviazione e decadenza. In effetti, la lascivia distrugge il corpo, paralizza il pensiero, annienta i beni, toglie la tranquillità, uccide nell’individuo il desiderio di formare una famiglia, consegna alla società un gran numero di figli illegittimi, e causa innumerevoli malattie del corpo e della psiche.

Sura al-Nisa (IV) vers. 28

“Allah vuole alleviarvi [gli obblighi]. L’uomo è stato creato debole”.

Negli ultimi tre versetti, il Sacro Corano ha esposto una parte della grazia che Iddio ha concesso agli uomini: Egli espone loro le Sue leggi, mostra loro la giusta via da seguire, ridona loro la Sua grazia, e assegna loro agevoli doveri. Tutto ciò, perché l’essere umano è debole, e non è capace di resistere alla ribellione degli istinti e delle passioni. Il matrimonio è una delle vie per permettere all’uomo di resistere alle sue passioni.

L’Islam è una religione facile da praticare, e non impone all’essere umano doveri ineseguibili. Questa religione è fondata sulla misericordia e sulla comprensione.

Sura al-Nisa (IV) vers. 25

“E chi di voi non avesse i mezzi per sposare donne virtuose, credenti [libere], ebbene, [scelga moglie] tra le fanciulle credenti di ‘ciò che possiedono le vostre [mani] destre’ [ossia, delle ancelle di vostra proprietà]. E Allah conosce meglio la vostra fede, [voi provenite] gli uni dagli altri. Sposatele dunque con il permesso della loro gente, e date loro onestamente i loro doni nuziali. [Che siano però donne] virtuose, non fornicatrici, e non di quelle che si prendono amanti. E se dopo essersi maritate commetteranno una turpitudine [adulterio], [dovranno essere punite con] la metà della pena che spetta alle [donne] libere [adultere]. Questo [matrimonio con le ancelle] è per quelli di voi che temono la sofferenza, il peso [i pericoli del celibato]; [ma] pazientare è meglio per voi. Allah è Clemente e Benevolo”.

Questo versetto cita le condizioni alle quali deve sottostare il matrimonio di un credente con un’ancella:

1. il credente non ha i mezzi per sposare donne virtuose,

2. l’ancella dev’essere credente ed è sufficiente limitarsi a quanto essa dice, quanto invece a ciò che veramente ha dentro di sé: “Allah conosce meglio la vostra fede”,

3. bisogna chiedere il permesso della sua gente,

4. le dev’essere dato il dono nuziale in modo onesto (da cui si deduce che gli schiavi possono diventare proprietari di beni da loro ottenuti lecitamente),

5. sia virtuosa e non fornicatrice,

6. chi ha la forza di sopportare le sofferenza del celibato, senza cadere in peccato o subire danno, è meglio che si astenga dallo sposare un’ancella.

Sura al-Nisa (IV) vers. 24

“E [vi sono state altresì vietate] le donne maritate, eccetto quelle delle quali avete acquistato la proprietà. Questo è ciò che Allah vi prescrive! A parte ciò, vi è stato permesso di cercare [donne] utilizzando i vostri beni, sposandovi e non fornicando. E [riguardo] le donne con le quali fate il matrimonio a termine, dovete obbligatoriamente versare a esse la loro dote. Non ci sarà alcun male in ciò su cui vi accorderete dopo [avere fissato la dote che voi avete] il dovere [di dare a loro]. In verità, Allah è sapiente e saggio”.

Per le donne miscredenti sposate, essere fatte prigioniere da musulmani è come essere ripudiate dal proprio marito, per questo è permesso ai musulmani sposarle ed è a questa questione che si riferisce la prima parte del versetto.

La parte del versetto “E [riguardo] le donne con le quali fate il matrimonio a termine, dovete obbligatoriamente versare a esse la loro dote”, riguarda il matrimonio a termine, chiamato mut’ah, come riportato negli hadìth dell’Ahl al-Bayt (a) e la maggior parte dei tafsir sunniti. È degno di nota che per contrarre il matrimonio a termine è necessario stabilire una dote (mahr), altrimenti esso è nullo.

Per saperne di più riguardo al matrimonio a termine cfr. http://www.aspettandoilsole.org/donnemusulmane/guida-per-la-donna-musulmana-n-2-perche.html

Sura al-Nisa (IV) vers. 22

“Non sposate le donne che i vostri padri hanno sposato, salvo quanto è già avvenuto: è davvero una turpitudine, un abominio, un cattivo costume”.

Nell’era preislamica, quando gli uomini morivano, i loro figli sposavano le proprie matrigne.

Uno degli Ansar, Abu Qays, morì, e suo figlio fece una proposta di matrimonio alla propria matrigna, che però volle chiedere il permesso al Profeta (s). Fu così rivelato questo versetto che proibì tale azione ai musulmani.

Sura al-Nisa (IV) vers. 23

“Vi sono state proibite le vostre madri, le vostre figlie, le vostre sorelle, le vostre zie paterne, le vostre zie materne, le figlie di vostro fratello e le figlie di vostra sorella; le nutrici che vi hanno allattato, le sorelle di latte, le madri delle vostre spose, le figliastre che sono [cresciute] sotto la vostra tutela, [figlie] delle mogli con le quali avete consumato il matrimonio, ma se il matrimonio non fosse stato consumato non ci sarà peccato per voi. [Vi sono state proibite] le mogli dei vostri figli nati dai vostri lombi, e due sorelle contemporaneamente, salvo quanto è già avvenuto, ché in verità, Allah è clemente e benevolo”.

Sono tre le cause che rendono una donna proibita a un uomo:

1. nascita;

2. matrimonio;

3. allattamento.

È da notare che per l’uomo sono proibite le mogli dei propri figli, non quelle dei figliastri (ovviamente si fa riferimento a dopo il divorzio o la morte del figliastro).

L’ultima frase indica che il versetto non riguarda ciò che è avvenuto prima della sua rivelazione, cioè se ci sono stati matrimoni del genere, i figli non sono da considerare illegittimi.

Sura al-Nisa (IV) vers. 20

“E se vorrete cambiare una moglie con un’altra, e avrete dato a una di esse una grande quantità di beni [come dono nuziale], ebbene, non dovrete riprenderne nulla. Ne riprendereste forse qualcosa con calunnia e peccato palese?”.

Nell’era preislamica, quando un uomo voleva prendere un’altra moglie, calunniava la prima moglie per metterla sotto pressione e costringerla a restituire il suo dono nuziale, in modo che l’uomo potesse ripudiarla facilmente, e usare il denaro estorto per prendere un’altra moglie. Questo versetto biasima questa azione iniqua.

Sura al-Nisa (IV) vers. 21

“E come potreste riprenderne, dopo che avete giaciuto insieme [con esse] e dopo che esse [al momento del matrimonio] vi hanno fatto stringere un solido patto?”.

Il versetto ci ricorda quanto sia biasimevole farsi restituire il dono nuziale dalla donna con la quale si è giaciuto, e dalla quale si è tratto piacere fisico e spirituale. Perciò nei momenti di conflitto bisogna ricordare anche i piaceri passati.

Il versetto c’insegna anche che il matrimonio è un solido patto, e che non bisogna quindi violarlo.