Bismillahi ar-rahmani ar-rahim L’addetto alla ricetrasmittente aveva molta paura dei colpi di mortaio e non riusciva mai a controllarsi, invece hajj Hemmat (1) restava calmo e indifferente come se nulla fosse. Per imparare a controllare la propria paura, una notte si era persino recato nel deserto e vi era rimasto tutto solo fino al mattino, ma a nulla era valso. Varie volte aveva deciso di discuterne con hajj Hemmat, ma ogni volta che stava per aprire bocca, la vergogna lo frenava. Dopo l’ennesimo colpo di mortaio che lo aveva terrorizzato, stanco del proprio comportamento, decise di rivolgere a hajj Hemmat le domande che avrebbe dovuto fare già molto tempo prima: “Perché io ho paura? Perché Lei non ha paura? A dire la verità mi sforzo molto di non aver paura, ma giuro che non posso farci niente. L’essere umano può forse impedire al cuore di battere forte? Può dire alla propria faccia di non cambiare colore? Involontariamente mi sdraio per terra e non riesco più a controllarmi…”.

Prima ancora che l’addetto alla ricetrasmittente avesse finito di parlare, hajj Hemmat, che sembrava stesse aspettando questa occasione da molto tempo, gli appoggiò le mani sulle  spalle e sorridendo, con gentilezza, gli disse: “Anch’io una volta ero come te e la mia mente era piena delle stesse domande, ma alla fine ottenni tutte le risposte dall’Imam”.

“L’Imam ha risposto alle sue domande?”

“Sì, l’Imam Khomeini! Era l’inizio della Rivoluzione e la guerra non era ancora iniziata. Con alcuni giovani della mia città ci recammo a Jamaran (2) e chiedemmo di poter incontrare l’Imam. Ci dissero che era quasi mezzogiorno e che non erano più previsti incontri. Supplicammo: – Siamo venuti da lontano! -.

Alla fine in qualche modo ci lasciarono entrare. Eravamo in pochi e ci sedemmo tutti intorno a lui. Eravamo intenti ad ascoltare i suoi consigli, quando all’improvviso qualcosa colpì la finestra con violenza e uno dei vetri si frantumò. Nel sentire questo frastuono inatteso tutti balzammo in piedi, tranne l’Imam. Egli, senza scomporsi e continuando a parlare, girò la testa e guardò in direzione della finestra. Non aveva ancora finito il suo discorso, che si sentì la voce dell’adhan, immediatamente ci congedò e si alzò.

In quel momento compresi che tutti gli uomini hanno paura, infatti quel giorno tutti noi avevamo avuto paura, sia l’Imam, sia noi. L’Imam temeva che diventasse tardi per la preghiera, noi avevamo temuto il rumore del vetro infranto. Lui temeva Iddio; noi, altri che Iddio. Fu lì che capii che quando qualcuno teme veramente Dio, non ha più paura di altri che Lui, e chiunque tema altri che Dio, non ha timor di Dio.

 

Tratto dal libro biografico del martire Muhammad Ibrahim Hemmat “Mo’allem-e Farari

 

(1) Muhammad Ibrahim Hemmat, famoso martire della Guerra Imposta (Iraq-Iran)

(2) Località a nord di Teheran dove risiedeva l’Imam Khomeini (r.a.)

 

 

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