La sharia chiede alla donna musulmana di coprirsi dalla testa ai piedi lasciando scoperti solo il viso e le mani. Il velo o hijab che dir si voglia, non è un segno di arretratezza o ignoranza, bensì è un dovere, un diritto e una responsabilità della donna. Simboleggia la devozione religiosa e l’obbedienza ad Allah Onnipotente. Molti pensano che l’hijab sia un’innovazione introdotta dall’Islam, ma non è così. Gli studi compiuti in merito alle culture del mondo portano tutti alla conclusione che il coprirsi della donna è invero un’usanza antichissima della civiltà umana, non confinata a una singola tribù o razza. Nelle civiltà pre-islamiche, come possiamo notare nei dipinti e nelle sculture, le donne avevano un qualche tipo di copertura. Importanti figure femminili dell’antica Grecia erano ritratte con un velo a coprire il loro capo e le spalle. Nell’antica Roma, una rispettabile donna maritata, non sarebbe uscita a capo scoperto; questa pratica era probabilmente per evitare qualsiasi comportamento che potesse portare all’adulterio e altresì per proteggere la legittima progenie del marito. Quando iniziò a diffondersi il Cristianesimo, esso mantenne la tradizione del velo che assunse così un significato religioso. Nei primi secoli dopo la nascita di Gesù (A), tutte le donne si coprivano il capo, poiché san Paolo, nella sua prima lettera ai Corinzi (11,2-16), aveva ordinato alle donne di coprirsi durante le preghiere, ciò è ampiamente testimoniato dai dipinti dell’epoca. Tuttora molte suore coprono il loro capo nascondendo completamente i loro capelli per esprimere la loro rinuncia al mondo e la loro dedizione a Dio. La sposa cristiana indossa un velo bianco durante il matrimonio per simboleggiare la sua purezza e castità. Il velo fa anche parte dell’eredità culturale italiana. Fino a quattro o cinque decenni fa, soprattutto in Meridione ma non solo, le donne uscivano sempre di casa con un fazzoletto legato sotto il mento e per andare in chiesa. Allorché ammiriamo i capolavori dell’arte cristiana, siano dipinti o statue, non possiamo fare a meno di notare che la Vergine Maria è rappresentata con un velo sul capo. Molti famosi artisti italiani del Rinascimento, come Botticelli, Leonardo da Vinci, Michelangelo e così via, hanno ritratto la Madonna con un velo. Il velo può essere indossato come segno di sottomissione a Dio, per proteggere la verginità e la sacralità della maternità o in segno di lutto. Arriviamo ora all’Islam, quali sono il valore e la virtù dell’hijab? Trattasi di un mero ordine divino da seguire ciecamente o significa molto di più? Invero è innegabile che il sacro Corano abbia prescritto l’hijab (24:31, 33:59) e pure i nostri santi Imam (A), ma serve davvero a opprimere le donne, tenerle chiuse in casa o discriminarle come sostengono gli intellettuali moderni e le femministe? Qual è la filosofia dell’hijab e perché è diventato una questione importante e controversa? Innanzitutto dobbiamo considerare che la continuità della specie umana avviene tramite un rapporto tra un uomo e una donna e, grazie alla misericordia divina, quest’unione è seguita da un forte piacere. Conformemente alle leggi religiose, il piacere sessuale ha come fine la riproduzione e la soddisfazione lecita, e ciò può avvenire solamente all’interno della famiglia. Se però marito e moglie vivono in una società dove sono costantemente attratti da desideri illeciti, ciò potrebbe portare alla distruzione dell’armonia famigliare e un incremento di figli da padre ignoto, che è quanto sta avvenendo nei giorni nostri. Inoltre è un dato di fatto che più gli abiti femminili si sono accorciati, rimpiccioliti e ristretti, più le società sono diventate corrotte e hanno deviato dalla retta via. Ci si potrebbe chiedere: perché solo le donne devono coprirsi? Ciò è dovuto alle diverse caratteristiche psicologiche degli uomini e delle donne. Gli uomini provano più piacere nel guardare una donna che viceversa ed è per questo che Allah Onnipotente ha creato la donna bella e affascinante. L’unico modo per proteggere la dignità femminile è di seguire i precetti religiosi del Giudaismo, del Cristianesimo e dell’Islam; se qualcuno ripudia l’hijab adducendo che è un qualcosa di antiquato, sta prima di tutto negando un insegnamento morale trasmesso dal profeta Gesù e da sua madre, la nobile Maria (pace su entrambi), e che possiamo trovare nell’Antico Testamento (Genesi 24:64-65). Togliere l’hijab alle donne, come stanno tentando di fare in molti paesi occidentali e disgraziatamente anche in molti paesi musulmani, significa togliere alle donne la loro individualità, significa considerarle bambole con cui giocare, di cui abusare, per poi scaricare e abbandonare. Nei secoli recenti abbiamo assistito, e stiamo tuttora assistendo, alle oppressioni e trasgressioni di aggressori che hanno come fine l’indebolimento dell’ummah, la comunità islamica. Tuttavia l’oppressione maggiore viene perpetrata nei confronti delle donne musulmane. Alcuni paesi occidentali e cosiddetti paesi islamici si oppongono a che le studentesse indossino l’hijab, perché secondo voi? Perché sanno che se queste fanciulle, la futura generazione di donne musulmane, ricevono un’istruzione adeguata, allora gli imperialisti non saranno più in grado di diffondere la loro cultura corrotta nelle società o comunità islamiche. È quantomeno ironico che molte donne in Occidente si lamentino di essere trattate come oggetti di svago, che gli uomini non le rispettino, che solo quelle di bell’aspetto e vestite all’ultimo moda vengano scelte per un lavoro o come ‘fidanzate’. È triste che non si rendano conto che la risposta sta nella prescrizione islamica dell’hijab, dove l’aspetto di una donna non conta più, ma dove ella viene apprezzata per le sue capacità e le sue conoscenze. L’hijab è venuto per liberare le donne, affinché siano riconosciute come individui da ammirare per la loro mente e la loro personalità, e non già per la loro bellezza o la sua assenza. Con l’hijab una donna è libera di esprimere ciò che sente di essere dentro di sé e immune dall’essere considerata un simbolo sessuale. Lo scopo dell’abbigliamento occidentale è di svelare le forme, mentre l’abbigliamento islamico intende nasconderle, almeno in pubblico. La donna musulmana non sente le pressioni – così evidenti nelle culture occidentali e orientali – esercitate su di lei per apparire bella o attraente. Non teme di dover essere all’altezza di ciò che è desiderabile e di ciò che non lo è. La donna musulmana non si preoccupa della bellezza esteriore, bensì il suo principale obiettivo è la bellezza spirituale interiore. Non ha bisogno di usare il corpo o il proprio fascino per essere riconosciuta e accettata dalla società. Tale concezione della donna è molto diversa dai metodi crudeli praticati da altre società cui sono assoggettate le donne, le quali sono sempre giudicate per il loro aspetto fisico. Un altro vantaggio dell’hijab è che costituisce una protezione per le donne. I musulmani credono che quando una donna mostra la sua bellezza a chiunque, ella si  abbassi a diventare un oggetto di desiderio sessuale e diventi vulnerabile,  poiché gli uomini la guardano come gratificazione al loro impellente bisogno sessuale. L’hijab permette di classificare le donne che lo portano come appartenenti al gruppo delle donne modeste, affinché i trasgressori e gli uomini inclini ai piaceri dei sensi le riconoscano e non osino infastidirle. L’hijab risolve anche il problema delle molestie sessuali e delle avances indesiderate, che sono così umilianti per le donne, e che avvengono quando gli uomini non riescono a decifrare i segnali trasmessi dall’abbigliamento femminile e pensano che le donne vogliono essere avvicinate proporzionalmente all’esposizione del loro corpo. L’ideologia occidentale improntata sul mostrare ciò che di bello si possiede, è del tutto opposta ai principi islamici, dove lo scopo non è di attirare l’attenzione, bensì essere modeste. Innumerevoli società trattano le donne come oggetti sessuali e nulla più che corpi da esibire per attirare l’attenzione. Esempio ne sia la pubblicità, dove il corpo femminile è usato per vendere prodotti. Le donne sono costantemente umiliate e costrette a scoprirsi sempre di più. Il velo invece santifica la donna e costringe la società ad avere grande stima per lei. Lungi dall’umiliare la donna, l’hijab in realtà conferisce alla donna un’aura di rispetto e un’individualità unica.

(Discorso tenuto dalla sorella Patrizia Zahra Landi durante un seminario sull’hijab e la castità svoltosi ad Atene il 17 gennaio 2011)

Rispondi